Georgi Margvelaşvili ha vinto le elezioni presidenziali in Georgia

 Georgi Margvelaşvili, vincendo le elezioni con il 67 per cento dei voti, dal 17 novembre sarà il nuovo presidente della Georgia. Finisce l’era di Mikhail Saakaşvili

 

Il 27 ottobre si sono tenute le elezioni presidenziali in Georgia, uno degli stati nati dopo la caduta dell‘Unione Sovietica; i principali candidati erano Georgi Margvelaşvili, esponente del partito Sogno georgiano e già ministro del governo di Bidzina Ivanişvili; David Bakradze, sostenuto dal presidente uscente Mikhail Saakaşvili; e infine la cinquantenne ex presidente del Parlamento Nino Burdžanadze. Margvelaşvili ha vinto con il 67 per cento dei voti contro il 22 per cento del suo principale rivale Bakradze, e di Nino Burdžanadze che si è fermata al 10 per cento ma ha accusato gli altri candidati di brogli. Margvelaşvili entrerà in carica il 17 novembre.

La Georgia è una repubblica semi-presidenziale, con il Presidente della Repubblica a capo dello Stato e il primo Ministro a capo del governo. Con la vittoria di Margvelaşvili finisce l’era di Mikhail Saakaşvili – il presidente che ha guidato il paese dal 2004, dopo aver guidato alla fine del 2003 la Rivoluzione delle rose, una sollevazione popolare non violenta e filoccidentale che ha portato alla destituzione del presidente Eduard Ševardnadze – che non ha potuto correre per un terzo mandato consecutivo perché la Costituzione georgiana lo vieta.

L’elezione del nuovo presidente è più importante per la fine politica dell’ex presidente che per la vittoria di Margvelaşvili. Tant’è che Eurasianet scrive: «Saakaşvili è stato un presidente rivoluzionario e prepotente, deciso a spingere il suo piccolo paese fuori dall’orbita politica della Russia. Ma i georgiani faticano ancora oggi a capire che cosa ha lasciato in eredità questo leader 45enne al suo paese». Mikhail Saakaşvili è noto soprattutto nella piccola Repubblica transcaucasica per la guerra persa contro la Russia per il dominio dell’Ossezia e dell’Abkhazia: «Alcuni mostrano con orgoglio gli edifici sfarzosi che hanno trasformato la capitale Tbilisi e la città portuale di Batumi. Altri gli fanno i complimenti per aver accettato la sconfitta alle elezioni parlamentari del 2012, pur sapendo che le avrebbe perse, e aver garantito una transizione democratica. Altri ancora citano la disastrosa guerra in Ossezia del Sud contro la Russia, che ha contribuito alla perdita dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia» conclude Eurasianet.

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