“Frida Kahlo” in mostra: Genova e Roma le tappe attese del 2014

Genova – Roma: Progetto integrato di due mostre, a cura di Helga Prignitz-Poda, per la pittrice Frida Kahlo. Un excursus della vita dell’icona messicana, tra vita privata, sofferenze fisiche e attivismo politico.

 

 

Un progetto integrato, diviso in due grandi mostre, alle Scuderie del Quirinale di Roma e al Palazzo Ducale di Genova, presenta l’opera dell’artista messicana Frida Kahlo. La mostra romana, vuole indagare l’artista Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti culturali e artistici dell’epoca; a Genova, invece, si racconterà l’altra grande influenza che si percepisce nell’arte di Frida Kahlo, quella che viene dal suo universo privato, un universo di grande sofferenza fisica ed emotiva, al centro del quale lei metterà sempre il marito Diego.

Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all’opera di Frida Kahlo (1907-1954) abbia ormai assunto una dimensione globale; icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, marchio di culto del merchandising universale, seducente soggetto del cinema hollywoodiano, Frida Kahlo si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame arte-vita tra i più affascinanti nella storia del XX secolo. Eppure i suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata a fuoco dalle ingiurie fisiche e psichiche subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all’età di 17 anni. La sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che portarono alla Rivoluzione messicana e che ad essa seguirono. 

 

 

 

Frida è un’espressione dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza culturale del suo tempo e lo studio della sua opera permette di intersecare le traiettorie di tutti i principali movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico del suo tempo: dal Pauperismo rivoluzionario all’Estridentismo, dal Surrealismo a quello che decenni più tardi avrebbe preso il nome di Realismo magico.

Il 14 luglio 1954il New York Times pubblica una notizia dell’AP da Mexico City: Frida Kahlo, moglie di Diego Rivera, noto pittore, è stata trovata morta nella sua abitazione. Aveva 47 anni ed è stata malata a lungo di cancro. Era anche lei pittrice e ha sostenuto attivamente cause di sinistra. La sua ultima apparizione pubblica, su una sedia a rotelle, l’ha fatta proprio qui, in favore dell’ex presidente del Guatemala e di un regime di comunisti ora spodestato, JacoboArbenxGuzman”. Lo stesso giorno Rivera scrive: ‘Solo ora capisco come la cosa più bella della mia vita è stata amare Frida’. Così, mentre al nord i gringos capitalisti e cospiratori vedevano rosso in qualsiasi angolo sotto il Tropico del cancro, a sud il povero Diego – che sarebbe morto per i sussulti del cuore tre anni più tardi – rimproverava il destino di non avergli concesso di sposarla una terza volta, se non una quarta e una quinta, quella donna così ardimentosa

 

Perché sarà stata di sicuro l’arte la dinamite del loro amore, come proverà la mostra “Frida Kahlo Diego Rivera, a Palazzo Ducale di Genova dal 27 settembre 2014 al 15 febbraio 2015, ma è anche vero che oggi due icone così trepide e fragili non si trovano facilmente.

A Romadal 20 marzo al 13 luglio sfilerà la Kahlo più ammirata dalle avanguardie artistiche del suo tempo, mentre a Genova, dove confluirà gran parte dell’esposizione alle Scuderie, arriveranno i dipinti a olio, un nudo della vulcanica e taciturna consorte nonché un prezioso taccuino di viaggi e un murales di Rivera. Quindi non ci si aspetti un’apoteosi femminista, refrain sin troppo stucchevole per la Kahlo, già prudentemente esclusa dalla bella mostra al Musée de l’Orangerie di Parigi sino al 13 gennaio, tantomeno la nostalgia dell’epica di sinistra, che troppi, a sproposito, hanno attribuito ai murales di Rivera.

Di sicuro non era una coppia conservatrice e l’attenzione al sociale è stata la radice di tutta la loro produzione.

Se fate attenzione, o semplicemente vi lasciate portare dall’aria silenziosa, vi sembrerà di ascoltare le interminabili discussioni, intrecciate ai silenzi di lei, di questa coppia che piace tanto a collezionisti e rivoluzionari dell’ultima ora.

La Kahlonon è più tanto la ribelle coraggiosa in tempi grami per le donne, quanto l’artista geniale che vede nel proprio corpo uno strumento di lotta. E di seduzione visiva.

In quel Mexico rutilante di colore e sangue, ansioso di giustizia sociale, ma incapace di esprimerla a parole, la Kahlo replica se stessa all’infinito, sulla tela, «la tela…l’unico posto in cui mi senta davvero per come sono…».

Verso la fine, a Frida amputano la gamba destra. Quel suo corpo, già devastato da un incidente e poi prestato alla Storia negli autoritratti, continua a perseguitarla. Ma l’amore, quello non l’ha spezzato nessuno. Ancora insieme.

La mostra intende riunire attorno ad un corpus capolavori assoluti provenienti dai principali nuclei collezionistici, opere chiave appartenenti ad altre raccolte pubbliche e private in Messico, Stati Uniti, Europa. Completa il progetto, una selezione dei ritratti fotografici dell’artista, tra cui quelli realizzati da NickolasMuray negli anni quaranta, indispensabile quanto suggestivo complemento all’arte di Frida Kahlo sotto il profilo della codificazione iconografica del personaggio.

É il tema dell’autorappresentazione a prevalere in questo progetto di mostra, sia in rispetto del peso numerico che il genere “autoritratto” assume nella produzione complessiva dell’artista, sia – e soprattutto – per lo specialissimo significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del “mito Frida”. 

La progettazione della mostra e del catalogo è affidata alla cura di Helga Prignitz-Poda, accreditata specialista dell’opera di Frida Kahlo, autrice con Salomon Grimberg e Andrea Kettenmann del catalogo ragionato dell’artista nel 1988.

 

 

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