FOTOGRAFIA: “Un mondo in salvo”, 24 ritratti di Angelo Pitrone alla FAM Gallery di Agrigento

Grandi artisti ed intellettuali del 900 nella singolare collezione di scatti in bianco e nero

 FAM Gallery, inaugurazione 1, sx Angelo Pitrone e Paolo Minacori

Il ritratto fotografico come “luogo geometrico di un’esistenza”, immagine che condensa nella testuale “scrittura di luce” tutto il senso e la singolarità della vita di una persona. O di un personaggio.

A questi ultimi è dedicata alla FAM Gallery di Agrigento “Un mondo in salvo”, mostra fotografica di Angelo Pitrone [28 ottobre – 2 dicembre 2018] che, in una intensa, silenziosa e singolare collezione di ritratti in bianco e nero, cattura e restituisce ai visitatori tutto il misterioso carisma di alcuni fra gli intellettuali – artisti, scrittori, registi, fotografi – dell’ultimo Novecento in Italia.

Alberto Moravia 1986 (ph. Pitrone)

Nel testo che introduce l’esposizione, Salvatore Ferlita, docente di Letteratura alla Kore di Enna e critico letterario, si spinge a una indovinata e arguta lettura metaforica degli scatti di Pitrone, che ai ritratti affianca una lunga esperienza nel campo dei beni culturali. E’ così che “Moravia – scrive Ferlita – diventa una delle colonne del tempio greco: la sua espressione seria, composta rimanda alla compostezza e alla serietà dei classici, di quegli autori che ancora hanno qualcosa da dire; ma col rischio di trasformarsi oggi in un rudere, in una impronta del passato prossimo della nostra letteratura. Camilleri, davanti alla macchina per scrivere, sembra in preda a un processo di levitazione: come se fosse sospeso sui tasti. Lo scatto diventa in qualche modo il correlativo oggettivo della leggerezza dello scrittore empedoclino, della levità della sua scrittura. E Bufalino? È impressionante: assomiglia al calco di se stesso (…). Per non dire di Sciascia: sembra un impiegato del catasto, chino sui suoi quaderni di appunti, poggiati su una pila di libri e, si immagina, vergati con una grafia minuta e chiara (…) Il cipiglio arcigno di Vincenzo Consolo, una sorta di metonimia del suo guardare al degrado, allo scempio dei luoghi e delle coscienze. ‘Fotografare – scritto Susan Sontag – significa appropriarsi della cosa che si fotografa’. Angelo Pitrone – conclude Ferlita – custodisce questo mondo oggi sull’orlo della sparizione, l’ha messo in salvo per noi”.

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