Fidapa Gravina di Catania racconta il dramma della shoah

Ricordando la persecuzione degli ebrei per non dimenticare

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Una bella pagina per la Fidapa sezione Gravina di Catania, presidente Patrizia Costa, con l’incontro svolto all’Istituto “Leonardo da Vinci” di Catania, sul tema “La shoah dal mondo antico ad oggi” con il fattivo contributo dei relatori di altissimo rilievo Rabbino Capo Stefano Di Mauro e Ignazio Vecchio, ha moderato Lella Battiato, davanti a un pubblico di alto profilo istituzionale e culturale. Emozionante la lettura della poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Dopo i saluti iniziali porti dalla presidente, che ha sottolineato con  enfasi come il dramma delle shoah riguarda tutti, poiché discende dall’intollerante violenza che con vari nomi ha funestato il cammino della civiltà europea, lo shoah è un argomento sempre attuale e fa riferimento alla difficile situazione geopolitica in cui attualmente si trova lo stato di Israele. Sottolinea ancora l’evento recente dei fatti di Marsiglia dove si sono verificate diverse aggressioni nei confronti di uomini ebrei e il presidente della comunità ebraica, per motivi di sicurezza, ha chiesto ai suoi associati di non portare in pubblico il segno riconoscibile la “kippà”.

DSC_0683“Così a settant’anni di distanza siamo di fronte a un nuovo antisemitismo”. Un messaggio di profonda riflessione è stato dato da Domenico Rapisarda sindaco di Gravina di Catania che ha evidenziato l’importanza dell’abbattimento delle barriere dell’odio e le memorie più recenti non debbono cancellare quelle più lontane. Il fratello Stefano D’Agostino, direttore “Leonardo da Vinci”, si rivolge alla platea sottolineando che è una giornata di ricordo internazionale e la violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione. Apre i lavori il neurologo Ignazio Vecchio, docente di Storia della Medicina e Bioetica Medica presso il Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Università Catania, analizza l’evento che ha umiliato la dignità del popolo ebreo sotto l’aspetto etno-antropologico e lo ridisegna come “malattia razzista”, ricordando il conte Joseph Arthur de Gobineau, ispiratore di tutte le teorie razziste europee del XIX secolo, nonché padre spirituale dei razzisti che, nel suo Saggio, riprende da Johann Friederich Blumenbach la suddivisione delle razze umane.

DSC_0687Pone con chiarezza e apprezzato dall’uditorio la domanda “perché l’antisemitismo ha portato alla shoah? Nazionalsocialismo e ideologie, sono teorie che soddisfano i sociologi, ma se vogliamo andare al cuore del problema trattasi invece della teoria “dell’altro da eliminare”; al contrario, l’altro diverso nella cultura, stimola e migliora la civiltà. Per capire perché è perseguitato un ebreo e cosa rappresenta in una società imperiale e dittatoriale, bisogna guardare alle strutture gerarchiche di potere e andare d’accordo con il dittatore, l’ebreo non è in questa sintonia poiché porta in sé la cultura dell’amore per i fanciulli, le donne e la famiglia  in linea con i principi cristiani. “L’antisemitismo è l’espressione inconscia della violenza sull’etica: nella dittatura l’etica non può essere corretta”. Già nella civiltà assiro-babilonese gli ebrei erano perseguitati perché non andavano d’accordo con il potere e il modo di educare i bambini in nome delle ragioni dell’impero. Non è mancato il riferimento dell’inserimento degli ebrei nella nostra Isola; purtroppo con la famosa shoah del 1492, in seguito a un editto, furono espulsi dalla Sicilia mentre era sotto il dominio della Spagna, per motivi artatamente religiosi, oltreché, sostanzialmente economici. Nel tempo, ebrei, musulmani e cristiani hanno vissuto sempre pacificamente.

Ricorda la scuola medica siciliana e la prima donna medico ebrea catanese; il dissidio tra ebraismo e cristianesimo si ebbe solo nel IV secolo. Nella storia remota anche Gregorio Magno dialogava con gli ebrei e nelle 27 epistole almeno in 13 si rivolgeva agli ebrei senza contrastarli. Quindi il Rabbino capo di Siracusa e Sicilia Stefano Di Mauro, medico chirurgo cardiologo, docente clinica medica all’università di Miami, ha rievocato con chiarezza coinvolgente e condivisa, la sua esperienza in campo medico e il suo rapporto DSC_0695_2con i superstiti dei campi di concentramento, e come siano state devastate le loro personalità. Racconta quando si stabilì negli stati Uniti e l’incontro con l’avvocato Mario, cugino di Primo Levi; e le testimonianze di alcune donne deportate che in seguito alle violenze subite erano ansiose con segni neuropsichiatrici; toccante la storia di un giovane che fu selezionato due volte a scavare le fosse nei campi di concentramento ad Auschwitz, dopo i tedeschi li mitragliavano, ma lui si buttava  vivo e nella notte usciva dalla fossa tra i morti, traumatizzato portava ancora vivo il ricordo.

L’antisionismo è colpa di politiche sbagliate da parte dell’America e dell’Europa. Bisogna distinguere la storia dei popoli da una parte e i meccanismi del divino dall’altra; in nome di Dio non si può uccidere: un concetto fondamentale scritto 4.000 anni fa “amerai il tuo prossimo come te stesso”. Analisi dei dati e riflessione su Ravensbrück, campo di rieducazione per le donne che venne trasformato poi in campo di concentramento con l’obiettivo di eliminare le donne “non conformi” prigioniere tra cui politiche, rom, prostitute e disabili. L’argomento ha suscitato interesse nel pubblico che ha partecipato attivamente prestigiosi interventi: la delegazione del Corpo dei Marines USA di Sigonella (Tenente John Cabbage, Capitano Jeremy Phillips, Cappellano Derrick Horne, Sottufficiale Christopher Bulloch, Sergente Andrew Deleon, Sergente Kevin Austin Rodriguez, DSC_0732Alberto Lunetta, Responsabile Relazioni Esterne), che chiede come hanno fatto gli ebrei a conservare la Fede, dopo il massacro subito, il rabbino con saggezza fa notare “ci sono state contraddizioni, un Dio forse colpevole che ha abbandonato il suo popolo, ma c’è un’intensità divina nel cuore degli ebrei che nessuno può togliere”; Il Console di Malta Chiara Calì, di Grecia Arturo Bizzarro che ha parlato della comunità ebraica di Salonicco di origine sefardita, arrivata a seguito dell’espulsione dalla Spagna del 1492,  che aveva una posizione chiave e fu eliminata dal regime nazista; Carlo Majorana Gravina giornalista fa notare che la storia del mondo è piena di diaspore che hanno sempre impoverito l’umanità, ed Elena Di Blasi docente università di Messina fa presente “accanto al dolore, ricordiamo Catania piena di simboli culturali, farne tesoro e trasmetterlo alle generazioni future”; Gabriella Bufardeci volontaria Ospedale Garibaldi e Caterina Geraci; il piccolo Giuseppe Testa, sindaco junior che con la sua frase ha affascinato il pubblico “se comprendere è impossibile, ricordare è necessario e la conferenza è necessaria”

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