Federico Mancini, l’attore dal trolley sempre pronto

Federico Mancini, classe 1976, è un attore romano di nascita e nel cuore, l’attore dal trolley sempre pronto perché ama viaggiare

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Federico Mancini, classe 1976, è un attore romano di nascita e nel cuore, l’attore dal trolley sempre pronto perché ama viaggiare. L’uomo che ama follemente la nonna materna per la sua genialità, come quando disse a Chicca, amica di Federico, che suo nipote è attore, prendendosi gioco di lei perché era ancora una studentessa. Non ricorda le date né tanto meno ha in mente la tempistica delle cose, non accetta il posto impiegatizio, si è sempre dato da fare con lavori saltuari, come lavorare per un call-center, sarebbe stato bravo anche a vendere sua madre tutta bella impacchettata. La routine di tutti i giorni lo ammazza. Ci fu un giorno che pianse per quasi mezz’ora in via della Consulta. Si era realizzato un sogno. Un regista, senza specificarne nulla, lo volle vedere per un grosso progetto teatrale sul palco del Teatro Eliseo. Si ritrovò, con un contratto in mano per la commedia “L’uomo la bestia e la virtù” di Luigi Pirandello, affiancava l’attore Leo Gullotta.

Fu l’inizio di un sodalizio artistico che lo portò a fare 4 spettacoli e quasi 10 anni di tournée con il regista Fabio Grossi. Ancora ricorda, con divertimento, le oltre 2000 richieste di amicizia su facebook per la sua partecipazione a uno spot pubblicitario, pasta Barilla, accanto a Pierfrancesco Favino. “La popolarità per uno spot dura il tempo dello spot stesso, ma diciamo che quei mesi sono stati strani, fra richieste assurde, domande imbarazzati, poste davanti a casa e personaggi assolutamente inverosimili”. Federico ancora aspetta quel caffè che nessuno gli ha mai preparato. Nonostante l’abbia pagato come un regolare cliente al bar.

Federico, quando hai capito che il cinema sarebbe stata la tua passione, oltre ad essere il tuo lavoro? Hai fatto una scuola di recitazione?

Da ragazzino, partecipando ai saggi scolastici, ho capito che stare sul palcoscenico mi piaceva. Io sono di indole molto timida ed entrare nell’ottica di impersonare qualcun altro, mi permetteva di non essere me stesso, ed è stato illuminante. Il personaggio ti scherma, e paradossalmente ti protegge. A differenza delle interviste che mi mettono un pò d’ansia, soprattutto se sono fatte dal vivo. Lì Federico è da solo, non c’è nessun personaggio che può aiutarlo. Tornando a noi. A 14 anni ho iniziato a frequentare un laboratorio teatrale di quartiere per non professionisti, e subito dopo una scuola in un piccolo teatro off romano, per tanti anni è stata la mia seconda casa. Molti dei miei amici di adesso li ho incontrati in quel periodo. In quel piccolo teatro umido e freddo, c’era una quantità di meravigliosa energia che non dimentico neanche adesso. Storie, successi, aspettative, delusioni. E, proprio in quel periodo, ho capito che l’arte della recitazione mi avrebbe accompagnato nel male e nel bene, per tutta la vita.

Quando reciti sei uno sicuro oppure sei un timido da far paura? Come affronti la Prima di un set?

Mi terrorizzo, di media non dormo la notte prima e nello stesso tempo mi sale un’adrenalina meravigliosa, la stessa che provi quando stai per fare il giro della morte al luna park. E devo dire che, si parli di teatro, di cinema o di televisione, la paura è sempre la stessa.

Qualcuno ha scritto che il mondo è nato con chi fa l’attore, come dire che attori lo siamo tutti e magari non lo sappiamo?

Ti rispondo con una frase tratta da la vita di Pi: “La natura può allestire spettacoli straordinari. Il palcoscenico è immenso, le luci strabilianti, le comparse infinite e il budget per gli effetti speciali illimitato”. Siamo tutti attori e recitiamo sul meraviglioso palcoscenico che è la vita.

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Federico, quali ricordi hai della tua prima esperienza cinematografica. Ce ne puoi parlare?

Avevo 18 anno e fui preso per il film Terra bruciata di Fabio Segatori. Nel film ero Totò, il figlio un po’ fessacchiotto di un boss mafioso interpretato da Giancarlo Giannini. Mia mamma era Angela Luce. Quello che oggi mi stupisce è ripensare alla tranquillità con cui mi approcci a quel lavoro. Se fosse successo oggi sarei morto di paura.

Da ragazzino chi erano i tuoi ideali nel cinema?

Adoravo Robin Williams, andavo pazzo per Mork e Mindy. Ancora oggi se penso all’attore che voglio essere penso a lui. Che enorme perdita il fatto che non ci sia più!

Nel tuo lavoro è più importante la bellezza o la bravura?

Federico fa una risata sarcastica. Nel mio lavoro credo sia fondamentale il culo. Capitare al momento giusto nel posto giusto. Questa è la magica alchimia che ti permette di andare avanti. Poi, dopo il culo c’è la bravura che ti fa durare nel tempo, e terza, non per importanza, quel magnetismo che ti fa risultare meglio di altri agli occhi di un regista che fra tanti deve decidere che vuole proprio te.

Ti è mai capitato di non voler interpretare un certo ruolo perché non ti immedesimavi nel personaggio?

Quasi Mai. Tutto quello che faccio lo faccio perché mi piace. Anni fa mi proposero uno spettacolo con un personaggio che proprio non mi piaceva e non accettai.

Il tuo film preferito non interpretato da te?

Di getto mi viene in mente Moulin Rouge. Credo di averlo visto e cantato un milione di volte. Energia pura!

Per amore lasceresti il mondo del cinema? Oppure è meglio rimanere single a vita?

Quello che è meglio è essere in pace con se stessi. Svegliarsi e provare quella meravigliosa sensazione che ti fa pensare che stai facendo di tutto per essere felice. Tutto e tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile, questo lavoro me lo insegna continuamente. Io non sono il mio lavoro e non sono il rapporto di coppia che vivo. Io cerco la felicità, e la felicità è dentro di me.

Com’è il tuo risveglio da uomo in cerca di gloria?

Come quello di tutti gli altri. Ogni mattina mi alzo sperando che la giornata mi regali delle belle emozioni. Non riesco a vivere senza. Ma prima delle emozioni ho bisogno di una macchinetta intera di caffè’, altrimenti non scendo neanche dal letto.

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