FACCIAMO LUCE SUL TEATRO

Uniti, nel rispetto delle normative Covid, davanti ai teatri d’Italia. Nel tentativo di ridare luce al settore teatrale, nella speranza che il Governo consenti una nuova vita all’arte.

“Facciamo luce sul teatro”, l’iniziativa a cui ha aderito Il Must Musco Teatro Di Catania, promossa da U.N.I.T.A. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) unitamente all’Associazione Nora 3.0, La Casa Di Creta, il Teatro Argentum Potabile E Tre Passi Dalle Ragazze, lunedì 22 febbraio davanti al Teatro Must, è stata sostenuta positivamente anche da chi, per puro caso, si trovava a passare.

Partecipare davanti al teatro, per sorreggere con la propria presenza, chi vive di teatro, ma che a causa delle restrizioni da Covid, vive da un anno un totale lutto culturale ed economico, è stato anche un modo per manifestare il proprio affetto agli “addetti ai lavori”.

Davanti al teatro un cartello sul quale poter lasciare una dedica. Un’orma, a testimonianza di una sensibilizzazione collettiva necessaria ed urgente a sostegno dei teatri, ormai devastati dalla chiusura imposta dai vari decreti.

Ad “accogliere la gente” all’ingresso, con l’illusoria, (dato il momento storico), gioia di vedere il pubblico riempire la sala, Giuseppe Dipasquale, Direttore artistico del Teatro Must di Catania, il quale spiega l’anima dell’iniziativa: “Dopo un anno di chiusura dei teatri, con questo incontro si vuole far luce. Oggi, in tutta Italia i teatri stanno aprendo per dare un segnale di vita, dal Piccolo di Milano al Vascello di Roma. Un’iniziativa per sensibilizzare il nuovo Governo affinché possa programmare una riapertura controllata. Il settore è in agonia, ha pochi giorni di vita, bisogna riaprire.” continua Dipasquale – “Non vogliamo più ristori, ma vogliamo riprendere l’attività!  Sarà difficile riportare i teatri a quello che erano un anno fa, in quanto la ferita è stata molto profonda.” Giuseppe Dipasquale conclude ponendo l’accento del suo dire sulle scelte del Governo – “Uno stato che si rispetti ha il dovere civile di garantire costituzionalmente un servizio come quello del teatro così come ha garantito commercialmente quello per i grandi centri commerciali.”

Anche Valeria Contadino, presidente del Teatro Must Musco Teatro di Catania non riesce a trattenere l’emozione di rivedere il teatro aperto – “Da attrice sto vivendo un sogno, quello di vedere la gente che finalmente si affaccia al teatro, vedere qualcuno che ha preso qualche volantino della stagione in corso, in quanto ci sono ancora tanti abbonati che aspettano di potere riempire le sale con le misure dovute di distanziamento. Mi ha fatto piacere vedere il calore di chi ha voluto portare il proprio sostegno con la propria presenza. Questa manifestazione ha un grande respiro a livello nazionale. Le nostre vite sia private che da artisti hanno raggiunto una nuova consapevolezza, quindi dobbiamo rigeneraci e riproporci sotto una chiave diversa.”

Antonella Caldarella presente alla manifestazione, fondatrice della Associazione La Casa di Creta e del Teatro Argentum Potabile sottolinea anche l’importanza dei laboratori teatrali per i ragazzi. La Caldarella porta alla luce un importante problema sociale: l’isolamento emotivo dei più giovani.  Isolamento dettato dalla pandemia ha portato una chiusura a riccio nelle paure dei più giovani, compresa l’angoscia della morte. Caldarella sostiene che proprio a causa della sofferenza collettiva, bisogna ridare vita al teatro in quanto attraverso gli spettacoli si genera   energia, creatività, ed incontro di anime. Conclude affermando: - “La chiusura dei teatri rappresenta anche una chiusura emotiva, rischiosissima per la crescita degli adolescenti” 

Partecipe all’iniziativa l’attore catanese Cosimo Coltraro che ha manifestato le sue perplessità – “A me hanno insegnato che per fare il teatro nella fattispecie, ci vogliono tre cose fondamentali: Il testo, gli attori ed il pubblico, mancando una di queste tre cose lo spettacolo non si potrebbe fare. Il testo è facilmente immaginabile che ci sia sempre, si preparano testi nuovi, drammaturgie nuove, gli attori sono sempre pronti a ripartire, il problema è il pubblico.

 Bisogna fidelizzare nuovamente il pubblico, questo settore avrà una lunghissima degenza prima che si riprenda, noi tutti ce lo dobbiamo mettere in testa!”

Sono tante le angosce che gravano anche sulla coscienza degli attori. Così come le evidenzia il noto attore – “Il punto è proprio questo: quale sarà la condizione per far ritornare il pubblico? Quanto costerà il lavoro? Se prima si guadagnava 100 per fare 10 spettacoli, adesso si guadagnerà 100 per farne 20? Quali e quante ulteriori restrizioni bisognerà adottare per garantire la salute di tutti?”

Coltraro riesce a fare del sano sarcasmo, e si pone una domanda: “Mi domando se il pubblico al chiuso tornando a teatro avrà una tale paura da urlare “Si salvi chi può!” al primo colpo di tosse recitato sul palco come da copione!”

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