Eugenio Bennato e la sua Taranta

Al Metropolitan di Catania grande esibizione dell’artista napoletano

Una voce del Sud quella di Eugenio Bennato che con la sua Taranta ha conquistato tutto il mondo facendo conoscere le melodie di un Meridione dalle tante risorse, di una grande cultura e poesia.

Abbiamo incontrato Bennato durante la sua tappa siciliana al Teatro Metropolitan di Catania. “Siamo arrivati in Sicilia alla fine di una tournée molto intensa”, ci racconta.

Giorni fa abbiamo fatto una tappa in Angola, a Luanda per l’esattezza, in un teatro che ci ha accolto con grande entusiasmo, in un lontano Sud che aveva la voglia e il desiderio di comunicare con noi; poi siamo volati in Austria ed anche lì abbiamo trovato un pubblico che ci ha trasmesso tanto calore ed entusiasmo. La musica popolare del Sud d’Italia si sta diffondendo in tutto il mondo e sono molti i giovani che si avvicinano a questo genere di musica. L’età media del mio pubblico, infatti, è abbastanza bassa”.

Cosa vuole trasmettere in particolare nel concerto di questa sera?

Nel concerto di questa sera sicuramente vogliamo esprimere questa grande energia di un ritmo del Sud chiamata Taranta e che personalmente ho contribuito a diffondere proprio perché pensavo che fosse importante che dall’Italia partisse un segnale musicale molto forte. Oltre a questo c’è anche la voglia di raccontare una storia che riguarda soprattutto il nostro grande Sud, una storia negata che oggi sta diventando un argomento di grande dibattito culturale; per esempio la sofferenza che il Sud ha dovuto patire durante l’Unità di Italia e soprattutto il fatto che, dal punto di vista culturale, non sono state apprezzate le doti che ci contraddistinguono. Il Sud, infatti, ha sofferto il problema delle immigrazioni ma, soprattutto, la ghettizzazione della propria cultura.

La Sicilia è un’isola di straordinaria cultura e l’Italia lo sta cominciando a scoprire. Noi ce ne siamo accorti già da tempo perché la mia vocazione è sempre stata quella di rifarmi, in qualche modo, ai modelli di una cultura antica ma anche del presente. Oggi le regioni del Sud si contrappongono, con una propria identità con le proprie radici, ad un tentativo di appiattimento culturale. Viva il Sud che reagisce!”.

La musica è un modo quindi per diffondere la propria cultura e la propria storia…

Certamente! Un segnale forte può arrivare dalla musica che è un velivolo più efficace della comunicazione fra popoli diversi. E noi del Sud d’Italia abbiamo un ruolo fondamentale, vale a dire quello di recuperare una posizione centrale nel Mediterraneo. Questa è la scommessa del futuro. Popoli come quello Siciliano, Napoletano, oggi hanno un ruolo storico molto importante, e vale a dire quello di fare da tramite fra civiltà contrapposte”.

Sul palco questa sera ci sarà anche un rappresentante della cultura del Maghreb, Mohamedd Ezzaime El-Aloui, il quale è da diversi anni che sta intraprendendo insieme a me un percorso che ci porta in giro per tutto il mondo; ho scelto questo ragazzo proprio perché ritengo che ci sia un’affinità straordinaria fra il nostro modo di far musica e di contrapporci alla musica di consumo, e la vocalità, l’arte e la cultura dei ragazzi del Marocco, dell’Algeria, della Tunisia”.

Da cosa nasce la sua passione per questo particolare genere di musica?

Nasce semplicemente da una scelta estetica. Fin da ragazzo ascoltavo musica proveniente da tutte le parti del mondo, però sono stato sempre incuriosito da questa bellezza di melodie che provengono da un sud sommerso e soprattutto dallo straordinario spessore artistico di personaggi sconosciuti. Ho avuto tanti incontri con i depositari di una tradizione antica, per esempio, al Teatro San Ferdinando di Napoli mi esibii insieme a Alfio Antico, un emigrante siciliano che faceva l’artista a Firenze. Questa tradizione l’abbiamo salvata, perché oggi in Italia i grandi festival, i grandi raduni riguardano la musica etnica, il resto è solo una finzione supportata dalla televisione. La sostanza vera è, che oggi, vi sono migliaia di ragazzi che suono il tamburello e la chitarra battente, in Sicilia, come in Calabria, come a Napoli. Questa è una rivoluzione in atto perché assistiamo a qualche cosa che dieci anni fa non era possibile”.

Il rapporto con la sua città?

Io ho goduto di tanti vantaggi di Napoli perché, pur essendo una città difficile, è anche una città stimolante. Ho avuto la possibilità di frequentare artisti di grande livello come Roberto Murolo e il grande Edoardo De Filippo. Il mio rapporto con Napoli, quindi, è soprattutto artistico”.

Progetti per il futuro?

Ce n’è uno che è immediato e che mi sta assorbendo. il Teatro San Carlo di Napoli mi ha chiesto di scrivere un intero concerto per orchestra sinfonica che andrà in scena a febbraio e già mi sono messo a lavoro. Aprire il Teatro San Carlo alle mie composizioni, che sono sicuramente rispettose di un linguaggio classico, è senza dubbio un progetto ambizioso, vale a dire l’ambizione di mettere nel repertorio della musica sinfonica i ritmi del nostro Meridione”.

Ed ecco che si apre il sipario del Teatro Metropolitan con il ritmo delle melodie di Eugenio Bennato, insieme a lui si sono esibiti: Stefano Simonetta al basso; Sonia Totaro, vocalist e danzatrice, Mohammed Ezzaime El-Alaoui, voce; Gianluca Capurro alla chitarra e Chiara Carnevale, voce, percussioni e tamburello …da brivido!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *