Energie rinnovabili: il Meridione produce il 66% del prodotto nazionale

Rapporto Svimez sulle energie rinnovabili: l’Italia meridionale concorre con il 66% nella produzione nazionale di energia rinnovabile. Fonti energetiche rinnovabili e  geotermia per abbattere i costi domestici e delle piccole e medie imprese.

Il Sud come vero motore pulsante per la rivoluzione delle energie rinnovabili. In base ai dati forniti da SVIMEZ, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, l’Italia meridionale concorre con il 66% nella produzione nazionale di energia rinnovabile, contro il 34% del Centro-Nord. Un dato confortante e incoraggiante, che deve essere un punto di partenza per investire al Sud. È necessario credere nelle fonti energetiche rinnovabili e nella geotermia, per abbattere i costi domestici e delle piccole e medie imprese, non solo locali ma anche nazionali. Dipendere dai combustibili fossili, oltre che arrecare danni all’ambiente, è controproducente sul piano economico. Motivo per il quale, investire nella green economy sarebbe come una boccata d’ossigeno in mezzo a tanto smog.

 Come italiani, dipendiamo troppo dalle fonti non rinnovabili. Dagli studi condotti è emerso che il valore si aggira intorno all’80% contro la media europea ferma al 54%. I costi dell’energia elettrica proveniente dal gas naturale raggiungono cifre elevatissime in proporzione ai paesi dell’Ue. Le aziende italiane pagano all’anno quasi 8 miliardi in più di quelle europee. Una cifra insostenibile, specie in un momento di recessione come quello attuale. Ecco perché puntare sulle ricchezze della geotermia, del solare, dell’eolico e delle bioenergie.

Tra le regioni meridionali più virtuose, la Puglia spicca con il 18,6% della produzione nazionale, e la fa da padrona soprattutto nel solare (21,7%), eolico (23,1%, appena dietro la Sicilia, a 24,2%) e bioenergie (13,8%, seguita dalla Campania con l’8,8%).

Per quanto concerne le aree con la maggiore ricchezza geotermica, la Sicilia e la Campania hanno un potenziale enorme, tanto da poter garantire una produzione continua e costante di energia, a differenza di altre fonti. Basterebbe poco per catalizzare questo dato teorico in qualcosa di concreto, utile e duraturo. Tanto per cominciare sarebbe necessario un adeguato supporto statale, capace di investire nella costruzione degli impianti; a seguire si potrebbe semplificare il farraginoso apparato normativo e burocratico che ruota intorno a permessi, concessioni e cofinanziamenti per la produzione di energia elettrica da fonti geotermiche.

Se c’è una via per uscire da questa spirale economica che fagocita gran parte del prodotto interno lordo nazionale, beh, questa è tracciata dalla rivoluzione verde, dalle energie rinnovabili. Specie al Sud, è fondamentale intraprendere la via alternativa. Rappresenterebbe un’occasione dalla duplice importanza: una svolta per l’economia locale e uno snodo di interscambio energetico con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, con cui è necessario intraprendere la strada della cooperazione e della integrazione energetica.

Una strada ardua ma allo stesso innovativa, dal basso impatto ambientale e dalla sicura valorizzazione.

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