Edipo… seh! Uno scherzo da Sofocle con Andrea Tidona a Catania

Al Piccolo Teatro della Città, via F.Ciccaglione a Catania, da venerdì 6 fino a domenica 8 marzo "Edipo... seh!" lo spettacolo di gusto satirico con Andrea Tidona, per la regia di Carla Cassola.AT

Lo spettacolo, come recita il sottotitolo, è uno scherzo intelligente e raffinato per “raccontare” con leggerezza una delle più grandi tragedie della storia del teatro. Giorgio Strehler, nell’aldilà, dirige una prova aperta dell’Edipo Re di Sofocle. Gli attori a cui ha affidato i ruoli principali sono tutti grandi interpreti, anche loro trapassati, che hanno fatto la storia del teatro e del cinema italiano. La maggior parte di loro, però, non ha mai avuto a che fare con la tragedia classica. Una per tutte: Tina Pica nel ruolo di Giocasta. Tutto questo, va da sé, genera un sentimento del contrario che suscita grande ilarità fra gli spettatori, senza intaccare comunque, nei momenti più intensi, la forza tragica del testo.IMG_6068

Questa è appunto la ragion d’essere dello spettacolo, che altrimenti risulterebbe una parodia di scarso interesse.

La presenza di Strehler, con tutta la sua foga, la sua passione, la sua iperbolicità, le sue parolacce, gli insulti agli attori che non recitano come lui vorrebbe, danno un continuo straniamento, permettendo anche di sintetizzare le parti meno forti del testo, affidandole alle sue personalissime narrazioni.

Tutto questo è reso possibile dalle straordinarie capacità imitatorie dell’unico interprete dello spettacolo: Andrea Tidona. Capacità imitatorie che non riguardano solo la voce, ma soprattutto lo stile interpretativo di questi “grandi”, i loro tic, le “caccole”, il loro gigioneggiare.

La regia di Carla Cassola contribuisce con delle trovate semplicissime a rendere tutto di una fluidità straordinaria. 

AT2Edipo... seh! reduce dei fasti teatrali del Brancaccino, dopo sedici anni. Nel 2003 ebbe un grandissimo successo di critica e di pubblico. “Un gran pezzo di bravura lontanissimo dalla parodia e dallo sfottò, ma volto con decisione al gioco rischioso e ilare del teatro” (La Stampa). “Un baluginio sfaccettato che sottrae l’allestimento alla formula rodata di un parodistico déjà vu per farne qualcosa di più innovativamente complesso e articolato, teso con intelligenza sul filo di una disinvolta fluidità” (Il Tempo)

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