È fallita la città di Detroit

Il governatore del Michigan Rick Snyder ha reso noto con un video sul sito ufficiale dello stato che Detroit è fallita. Alla città dell’auto sono stati fatali i 18 miliardi di debiti e i 40 miliardi di titoli emessi e mai pagati

  Rick Snyder, il repubblicano che guida il Michigan dal 2011, giovedì ha caricato un filmato sul sito ufficiale del governatore nel quale annuncia che «Detroit è al verde». Dopo anni di crisi economica e dissoluzioni comunali, gli amministratori della città dell’auto hanno così deciso di dichiarare fallimento chiedendo aiuto al governo federale. Detroit è la principale città del Michigan e per grandezza la 18esima degli Stati Uniti; per questo gli analisti guardano con molta preoccupazione il fallimento prevedendo anni di difficoltà per l’amministrazione e la città.

Secondo il Wall Street Journal è il più grande fallimento di una città nella storia degli Stati Uniti: Detroit ha un passivo di 18 miliardi di dollari e 39,7 milioni di dollari da pagare ai titolari di obbligazioni. È impossibile rientrare dalle insolvente, il fallimento è la strada più logica. Kevyn Orr – l’uomo scelto dallo Stato del Michigan per traghettare Detroit fuori dal pantano economico in cui versa – ha portato al governatore un piano che prevede la vendita di buona parte delle proprietà cittadine e il taglio dei bonus ai dipendenti e ai pensionati, comprese le 20mila pensioni degli ex dipendenti comunali.

Al momento la Casa Bianca non si è espressa ufficialmente, anche se ha fatto capire che per ora non è previsto nessun invio di denaro per ripianare i debiti. In realtà Detroit ha già ricevuto degli aiuti federali: l’amministrazione Obama, durante il primo mandato, aveva stanziato circa 80 miliardi di dollari per salvare dal fallimento General Motors e Chrysler. Sono passati cinque anni da quello stanziamento, e mentre la case automobilistiche sono riuscite a risanare i debiti e ripagare lo stato, la città ha accumulato debiti su debiti e decine di migliaia di persone sono state costrette a trasferirsi altrove. Ciò ha causato una débacle alle casse comunali per via dei mancati introiti derivati dalle tasse immobiliari, e ad un certo punto la città è stata costretta a chiedere prestiti ed emettere titoli per avere denaro da spendere. Negli anni gli impegni non sono stati onorati e il risultato è quello che sappiamo.

Detroit in pochi anni ha visto triplicare il livello di disoccupazione, raddoppiando la media nazionale del 7.6%, tanto che – secondo l’ultimo censimento – tra il 2007 e il 2011 un abitante su tre ha vissuto sotto la soglia di povertà. Le basse possibilità di occupazione hanno ovviamente portato ad un incremento della criminalità che, sommato alle scarse risorse in dotazione alla polizia, hanno fatto lievitare i crimini e di conseguenza la risoluzione dei casi. Basti pensare che dal momento in cui viene chiamata la polizia all’arrivo sul luogo del delitto la media nazionale è di circa 11 minuti, a Detroit è di 58. Negli Stati Uniti la media dei casi risolti è di oltre il 60 per cento, nello stato del Michigan del 30.5, a Detroit appena l’8.7 per cento dei casi. Un disastro.

La città ha dovuto dichiarare fallimento dopo che le trattative con i creditori si sono impantanate viste le reticenze dei proprietari dei titoli a soluzioni che non vadano in tribunale. Orr ha passato la patata bollente al governatore Snyder – nel frattempo non sono stati pagati 40 milioni di dollari per finanziare il sistema pensionistico locale – che a sua volta ha preso la decisione finale.

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