DIE MAUER – IL MURO IL CIELO DIVISO

Al Palazzo della Cultura di Catania è in corso dal 29 novembre, la performance presentata da Sicula Butoh DIE MAUER – IL MURO IL CIELO DIVISO.

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L’artista, nonché promotrice dell’iniziativa, Valeria Geremia, si esibisce in una danza molto intensa, che riesce a far parlare ogni singolo muscolo del suo corpo. Una danza che fa sentire agli spettatori il peso e l’agonia di chi viveva a Berlino Est, nei duri anni della guerra fredda.

In occasione del 30^ anniversario della caduta del Muro di Berlino, Valeria Geremia riesce a far tornare, gli spettatori dell’esibizione, indietro nella storia d’Europa, in una storia che ha lasciato il segno nel tempo.

Attraverso la sua danza, mezzo di comunicazione corporea, il pubblico rivive le angosce e le disillusioni del popolo di Berlino di quegli anni.

La rabbia, la ribellione la speranza sentimenti urlati in silenzio in questa performance da non perdere.

Durante la performance sarà possibile vedere fino al 5 Dicembre, una installazione video, nonché visitare una mostra fotografica composta da trenta fotografie provenienti dall’archivio di un’agenzia di stampa tedesca acquistate dalla stessa Geremia. Foto emblematiche, scatti di vita vissuta, quasi un reportage di un periodo storico tristemente indimenticabile.

Valeria Geremia, intervistata dai microfoni di Globus ha parlato un po’ della sua arte:

Ballare è emozionarsi, ricercare il proprio io attraverso le note ed i movimenti, come è iniziato il tuo percorso artistico di danzatrice?

Nel tempo ho iniziato a studiare danza più assiduamente, avendo alle mie spalle un percorso di 15 anni nelle arti visive, facevo decorazione, e sono sempre stata orientata ad esprimermi con la creatività tramite le forme con colore ma anche con il movimento che ha preso sempre più piede in me.

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Dove hai studiato danza?

Studiavo a Catania, poi ha fatto un’accademia a Berlino dove mi sono trasferita alla fine del 1986. Sono rimasta lì quasi 10 anni nel periodo del muro, durante la caduta e dopo, questo approccio con la danza è stato per me una possibilità di percepire il corpo come organismo vivente e tutti i suoi segnali.

Come sei “arrivata” alla danza Butoh oppure come è arrivata la danza Butoh a Valeria?

Nel 1996 tornata a Catania, dopo un anno che avevo risieduto Madrid dove avevo collaborato con degli artisti, un’esperienza molto stimolante, sono rientrata a Catania dove incontrai per caso Wendel West maestro di danza Butoh e capì subito che era quello il mio percorso. Perché la danza Butoh lavora molto più sull’ascolto del ritmo interiore, del paesaggio interiore, è un lavoro di ascolto di tutto uno spazio interno le sue emozioni delle sue vibrazioni. Inoltre la danza Butoh non deve per forza creare un gesto bello, pulito esteticamente allungato come un po’ insegna la danza classica, ma punta sulla verità della persona, un movimento onesto che sarà sicuramente diverso per ogni persona.

Pensi che in un momento di vuoto culturale come quello che stiamo vivendo in Italia, la danza possa servire ad incuriosire politicamente e sociologicamente un pubblico giovane?

Assolutamente sì, infatti il mio progetto è rivolto anche alle scuole, la finalità di questo percorso è mandare un unico messaggio universale: No More Walls – Niente più Muri.

 

 

 

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