Diabete e occhi: un binomio pericoloso

Utile un controllo specialistico periodico per scovare la patologia. La retinite è dietro l’angolo in moltissimi pazienti. Ecco cosa ci ha detto Teresio Avitabilela-retinopatia-diabetica-proliferante-pdr2       

La retinopatia diabetica  è la complicanza microvascolare più comune del diabete mellito, patologia che causa danni alle pareti vascolari di tutto l’organismo. Colpisce i capillari della retina che, non più in grado di irrorarla adeguatamente, producono lesioni e ischemie in diverse aree dell’occhio causando ipovisione grave. Secondo le stime, si tratta della prima causa di cecità non traumatica in età lavorativa negli adulti di età compresa tra 20 e i 74 anni ed è inoltre la responsabile del 13 per cento dei casi di grave handicap visivo.

Secondo i dati di un’indagine sul diabete condotta quest’anno su 751 studi di popolazione, il numero dei diabetici è quadruplicato dal 1980 al 2014 passando da 108 a 422 milioni. In Italia si è passati dai 2,4 milioni di diabetici nel 1980 ai 4,3 milioni nel 2014. Le ragioni sono da ricondurre in particolare alla maggiore longevità e all’incremento di obesità e sovrappeso. Dal momento che la retinite si riscontra in circa un terzo degli individui diabetici, e che circa il 2 per cento dei pazienti con diabete sviluppa una forma grave di tale complicanza, è facile immaginare la crescente importanza di questa patologia nel presente e nel prossimo futuro.

Come si presenta?In base alla presenza e alla numerosità delle lesioni, la patologia  si presenta in due stadi: la forma non proliferante e la forma proliferante. Nella forma non proliferante si individuano tre stadi e cioè non proliferante lieve, non proliferante moderata e una forma non proliferante moderata a crescente gravità caratterizzata da numerosi microaneurismi, noduli, emorragie retiniche profonde, anomalie del calibro venoso, anomalie microvascolari intraretiniche  e aree ischemiche. In assenza di trattamento, circa la metà dei casi evolve nella forma proliferante entro 12 mesi. Nella forma proliferante che è prevalente nelle forme di diabete a esordio giovanile, si assiste invece allo sviluppo di nuovi capillari estremamente fragili che vanno facilmente incontro a sanguinamento, causando emorragie retiniche e endovitreali, cioè versamento di sangue all’interno del corpo vitreo (la sostanza gelatinosa di cui è costituito l’interno dell’occhio). Una complicanza frequente della retinite medesima non trattata è il glaucoma neovascolare, grave e intrattabile.Oltre alla perdita della vista è stato dimostrato che la patologia  concorre allo sviluppo di altre complicanze come nefropatia, neuropatia periferica ed eventi cardiovascolari. Purtroppo il più delle volte il paziente  tende a sottovalutare il proprio deficit, pertanto quando giunge alla valutazione dell’oculista si è spesso già consolidato un danno irreversibile. Inoltre: nel periodo 2015-2030 la retinopatia diabetica produrrà un maggior consumo di risorse pari a 4,2 miliardi di euro a carico dei bilanci socio-sanitari nazionali e delle singole regioni italiane (una cifra, per dare un’idea, pari a 2,6 punti di PIL del 2015). Tutto questo, se non si interverrà urgentemente per migliorare il quadro assistenziale di questa patologia in Italia, che colpisce oltre un milione di persone, con una preoccupante tendenza all’aumento, se si considera che il numero dei diabetici in Italia si aggira intorno ai 5 milioni (un caso ogni 12 abitanti) e che la retinopatia diabetica ne è una delle più diffuse complicanze.

Questa la raccomandazione rivolta al Governo, al Parlamento e alle istituzioni italiane preposte alla gestione dei servizi sanitari durante il primo Forum Nazionale sulla patologia, tenutosi  al ministero della Salute nell’ambito di un progetto di sensibilizzazione Istituzionale promosso dall’Agenzia Italiana per la Prevenzione della Cecità (IAPB) e dal Centre for Economic and International Studies (CEIS) dell’Università di Roma Tor Vergata, per sollecitare adeguate e incisive scelte di politica sanitaria per il contrasto della patologia.Una raccomandazione scaturita anche dai risultati di uno studio realizzato dal CEIS Tor Vergata, presentato unitamente ad un ampio documento dal titolo” Retinopatia Diabetica: una lotta possibile, prodotto da IAPB e dallo stesso CEIS che ha raccolto un insieme di analisi e studi condotti di recente, anche da prospettive diverse, ma tutti concordi sull’urgenza di intervenire. Infatti: il mancato o inadeguato controllo della malattia, senza un’adeguata risposta organizzativa  genererà inevitabilmente un aumento dei casi di ipovisione o cecità altrimenti evitabili, con una crescita dei costi sociali che a questa si accompagnano e con grave impatto sull’equilibrio della spesa pubblica. In un documento stilato per l’occasione Nel documento si propone un primo gruppo di interventi urgenti – alcuni dei quali di natura organizzativa – in grado di contrastare anche nel breve termine le situazioni più drammatiche, con il parallelo varo di una serie organica e articolata di decisioni e conseguenti azioni che siano espressione di lungimiranti scelte di politica sanitaria

 Un monito della Società oftalmologica italiana: “Può essere curata se diagnosticata in tempo”

prof-teresio-avitabile“Una situazione serissima e sottovalutata”. Non usa mezzi termini Teresio Avitabile, direttore della Clinica oculistica AOU Policlinico  di Catania e segretario della Società Oftalmologica Italiana, per definire la situazione di assoluta emergenza legata alla sottodiagnosi di retinopatia diabetica. “Nonostante i sintomi, molti anzi moltissimi diabetici non vengono invitati dal medico di base a sottoposi a uno screening per la retinite. Quando viene fatta la diagnosi  è troppo tardi, con  conseguenze disastrose per la vista. Pazienti e familiari dovrebbero fare la loro parte, ma certamente anche la disattenzione verso la prevenzione oftalmica, anche da parte di alcuni sanitari, ha il suo peso. Tutti gli attori devono essere coinvolti. Oggi sappiamo che solo il 10 per cento dei diabetici si sottopone a visita oculistica e del fondo oculare: è veramente troppo poco. Il diabete all’inizio dà pochi sintomi e purtroppo ancora oggi si fa troppa medicina di sintomo, senza andare a fondo”.

La prevenzione è quindi fondamentale…

“Partiamo da un punto: la retinopatia diabetica è la prima causa di cecità non traumatica, ma è una patologia prevedibile e previsibile. La prevenzione è la prima terapia”.

Qual è l’impatto della retinopatia diabetica sul sistema sanitario?

“La prevenzione non va solo a vantaggio del paziente, ma anche del sistema. È impressionante pensare che la prevenzione è molto meno onerosa rispetto al costo sociale della cecità: l’esame del fondo oculare, cioè il primo strumento di diagnosi di retinopatia diabetica, costa al sistema sanitario 18 euro. Praticamente nulla al confronto del costo sociale delle pensioni di invalidità”.

Quali terapie sono oggi disponibili?

“Prima di tutto la laserterapia e poi i farmaci endovitriali. Sono terapie che funzionano molto bene, a patto che la malattia sia diagnosticata in tempo”.

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