Decreto dignità: la proposta del ministro Di Maio. Cos’è e cosa prevede

Nuovi cambiamenti e proposte dal nuovo governo capitanato da Giuseppe Conte. Obiettivo: diminuire precarietà e aumentare il lavoro. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del decreto dignità? Che ne sarà delle imprese?

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Il decreto dignità, proposto dal neo ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio, è stato già approvato lo scorso 2 luglio dal Consiglio dei Ministri. Andremo a vedere i vantaggi e gli svantaggi che hanno anche suscitato polemiche e disapprovazioni da parte di molti italiani.

Cosa prevede:

  • Divieto di pubblicità del gioco d’azzardo: qualsiasi forma di pubblicità, verrà bandita, sia acustica che non. La sanzione sarà dell’importo minimo di 50.000 euro. La legge sarà definitiva una volta ricevuta l’approvazione del Presidente della Repubblica Mattarella. Gli incassi delle sanzioni verranno usati per contrastare il gioco d’azzardo patologico.

Agevolazioni e aiuti alle aziende italiane e limite sulle delocalizzazioni: le aziende potranno ricevere aiuti da parte dello Stato, ma dovranno rimanere sul territorio italiano per almeno 5 anni. In caso contrario, verranno sanzionate e la multa sarà pari a 4 volte dei benefici ricevuti. Tutto ciò vale sia se si intende andare in un Paese dell’Unione Europea, sia in un Paese extracomunitario. I benefici verranno in questo modo restituiti con interessi fino a 5 punti percentuali.

  • Riduzione dei contratti a tempo determinato e sanzioni per i licenziamenti ingiustificati: La durata del contratto non potrà superare i 24 mesi (prima erano 36) e potrà essere rinnovato solamente per un massimo di 4 volte (le precedenti proroghe erano 5). Lo svantaggio del decreto è che  i contratti a tempo determinato verranno resi più costosi e non verrà introdotto nessun incentivo per la trasformazione in contratti a tempo indeterminato.
  • Abolizione dello split payment: Lo split payment (scissione dei pagamenti) consiste nel versare l’IVA allo Stato e non a chi ha emesso la fattura. Inoltre, ha lo scopo di evitare frodi e l’evasione fiscale, una problematica molto presente in Italia da diversi anni. Verrà applicato nei rapporti di imprese private e pubblica amministrazione ed è obbligatorio per: camere di commercioStato, università, ASL e ospedali, enti di assistenza e beneficenza, enti pubblici territoriali, organi statali dotati di personalità giuridica. Se la pubblica amministrazione omette o ritarda un pagamento, la sanzione sarà pari al 30% dell’importo non versato.

Si modificherà anche l’aspetto fiscale, ovvero verranno rivisti redditometro e spesometro. Il redditometro è un insieme di dati che racchiudono i beni che si possiedono e i servizi di chi ne beneficia, considerando il reddito.

Lo spesometro è l’obbligo di comunicare alle agenzie delle entrate, le fatture che vengono emesse dai lavoratori autonomi possessori di partita IVA.

Colpo duro per le imprese, secondo le quali non vi sarà un passo avanti a causa dell’irrigidimento delle regole che riguardano soprattutto i contratti a tempo determinato. Il premier Conte e il ministro Di Maio tranquillizzano dicendo che sarà solo a vantaggio dei lavoratori onesti e a discapito di chi approfitterà di essi. Gli imprenditori chiedono un costo del lavoro più basso e maggior flessibilità, ovvero la facoltà di assumere o licenziare il personale con molta più facilità. L’obiettivo del decreto è di diminuire la precarietà, ma secondo le imprese, ciò porterà alla diminuzione del lavoro.

Luigi Di Maio dichiara sulla sua pagina Facebook: «Decreto Dignità approvato in Consiglio dei Ministri! È la Waterloo del precariato. Cominciamo a restituire i diritti ai cittadini. Le persone tornano a essere persone! È finita l’epoca del precariato senza alcuna ragione. Abbiamo limitato la possibilità di abusare dei contratti a tempo determinato e abbiamo aumentato le penali quando ci sono gli ingiusti licenziamenti sul contratto a tempo indeterrminato.»

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