Daniele Pietro Fiammella, il fotografo amante degli scatti in bianco e nero

Durante la prima Biennale di Sicilia si ha avuto l’onore di presentare il fotografo  Daniele Pietro Fiammella che, insieme a moltissimi artisti, ha partecipato all’importante pomeriggio culturale che si è svolto a Capaci.

Vendetta

Attento ai dettagli, sguardo dolcissimo e la sua  “amante” sempre al collo: la sua adorata macchina fotografica. Sempre alla ricerca di visi, di sorrisi, di emozioni da  cogliere e da fermare. Pietro esamina non giudica  ed il dito sempre pronto per lo scatto perfetto! Un talento innato il suo, quello di cogliere l’essenza delle persone e di fermare il momento.

Ci vuole  elencare il suo excursus artistico?

“L’intervista si basa sulla fotografia e quindi mi atterro a quella. Da ragazzino ero attratto dalle vecchie fotografie in bianco e nero, è stato l’unico modo che ho avuto per conoscere persone che non c’erano più. Ho sempre avuto una macchina fotografica tra le mani, ma prima del 2009 non mi ero sempre occupato di altro. Nel 2009 conobbi una persona con cui avevo questa passione in comune e da li iniziai un percorso di studi ben preciso per portare avanti la cosa. Inizialmente studiai da autodidatta, poi studiai perché era nelle mie intenzioni aprire un’associazione fotografica in cui dare lezioni. Studiando i vari generi fotografici mi interessai alla fotografia in tutte le sue forme. In seguito notai un interesse per le mie foto da parte degli altri fotografi mentre io tentavo di comunicare con una donna. Nel 2014 mi interessai alla fotografia sui social, una ragazza mi chiese di gestire con lei un gruppo fotografico che si chiamava Kaleidos, accettai nel contemporaneamente iniziai a dare un’interpretazione scritta alle foto che osservavo anche negli altri gruppi, fu così che fui notato da Enzo Truppo, un eccellente fotografo professionista di Frattaminore (NA) che mi chiese di far parte del suo gruppo B&W Soul Vision. A quel punto avevo già abbandonato il gruppo precedente per vari screzi con la fondatrice e accettai di far parte del team di B&W Soul Vision, un gruppo che si occupava solo di fotografia in bianco e nero. Per circa due anni, insieme agli alti fotografi del team, selezionammo e recensimmo delle foto che venivano postate da tutto il mondo. Ancora oggi credo che quello fosse uno dei gruppi più seri che si potessero trovare su Facebook. Terminata l’attività del gruppo mi impegnai in vari progetti fotografici. Negli ultimi anni mi sono dedicato alla comunicazione fotografica, studiandone il lato psicologico e l’impatto che ha sugli osservatori. Sulla carta sono un fotoreporter”.

Qual è la  foto che più la soddisfatta e perché?

“Non ci sono fotografie che mi hanno soddisfatto più di altre, come ogni fotografo devo ancora scattare la mia foto migliore. C’è stato un periodo in cui pubblicavo delle foto e devo dire che gli altri hanno apprezzato molto i miei autoritratti. Essere giudicati e criticati è fondamentale in tutti i settori, chi non le accetta è presuntuoso e non crescerà mai. Se dovessi stare al giudizio degli altri credo che “I Think” sia stata una foto molto apprezzata”.

Che premi ha ricevuto?

“Non ho ricevuto premi perché non amo partecipare ai concorsi, per me la fotografia non è una competizione. I premi servono a dare valore agli insicuri”.

Perché fotografare, che cosa veramente cerca in un’immagine?

“La fotografia è una meravigliosa forma di comunicazione. La pittura, la scultura e la musica non sono di facile comprensione, non tutti riescono a percepirne il significato, la fotografia invece può essere letta anche da chi non sa leggere e scrivere. La fotografia non conosce analfabetismo, e credo che questa cosa sia meravigliosa in un mondo in cui tutti si vogliono sentire più importanti degli altri, in un mondo in cui c’è poca umanità e tanta individualità. Si fotografa per far vedere a tutti cosa succede realmente nel mondo, per denunciare ciò che altrimenti non sarebbe visibile”.

Cos’è per lei il senso dell’Arte?

“L’arte è comunicazione, non sempre deve essere bella, ma di sicuro deve essere creativa, unica ed espressiva. La bellezza è soggettiva e mai oggettiva. Proprio oggi ho scritto questa frase ad una bellissima donna. “Un dipinto è come il volto di una donna, può essere bella quanto vuole, ma se non ha le rughe espressive non ti racconta niente di sé. Un vaso poggiato su un ripiano, senza fiori, passa inosservato“.

Pensa che a breve potrà realizzare una sua personale?

“Non saprei dare una risposta con certezza, vedremo…”

Tre consigli da dare assolutamente ad un fotografo dilettante e tre cose da evitare per chi è del mestiere.

“Le cose che posso consigliare ai fotografi e di non basare la loro fotografia sull’attrezzatura, di osservare tanto e di mantenere una certa eleganza selezionando bene le fotografie. Ai professionisti non avrei molto da dire, se sono già professionisti sapranno cosa fare, è sicuramente un ambiente in cui non ci dovrebbero essere competizioni, malelingue e invidia… ma questa è solo una mia visione utopica”.

Pandora... il vaso... la speranza!

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