Crisi in Siria: ecco perché i “Terminator” americani hanno fallito

Ecco i motivi per cui gli Stati Uniti non hanno utilizzato i droni per la crisi siriana

Negli ultimi quattro anni, gli americani hanno riposto molta fiducia nei droni, ritenuti in grado di eliminare le minacce globali emergenti: dispositivi a basso rischio ed a buon mercato. Il governo americano continua ad investire miliardi di dollari per fare dei droni armati l’asse centrale della proiezione della potenza degli Stati Uniti nel mondo. Eppure, queste armi sono state praticamente inutili negli ultimi due conflitti, prima in Libia e ora in Siria, perché?

In linea generale, gli Stati Uniti utilizzano gli attacchi dei droni armati in due modi: durante la guerra e per prevenirla. Un rapporto della Us Air Force della primavera scorsa, rivela che gli aerei senza pilota hanno lanciato in Afghanistan nei primi mesi di quest’anno, un quarto di tutti i missili utilizzati dagli aerei della coalizione. I droni si sono dimostrati straordinariamente efficaci, effettuando ricognizioni per le truppe americane sul terreno e proteggendole da attacchi nemici monitorando il terreno. Quando utilizzati all’interno di una guerra, i droni costituiscono un ottimo strumento per dare ai soldati statunitensi un vantaggio considerevole.

Anche in ruolo preventivo, i droni armati hanno giocato un ottimo ruolo. Essi riducono la possibilità che Washington invii truppe per combattere ed eliminare gli insorti in luoghi lontani. Basti pensare che dal 2009, gli Stati Uniti hanno lanciato contro i terroristi centinaia di missili da aerei senza equipaggio.

Allora perchè gli Stati Uniti non hanno schierato la propria flotta di droni per distruggere gli arsenali siriani?

Perché non avrebbero potuto farlo.

I droni armati hanno pesanti limitazioni. Essi sono utili solo quando gli Stati Uniti hanno libero accesso allo spazio aereo, un target ben definito ed un obiettivo chiaro. Prerequisiti che gli Stati Uniti, in Siria, non possiedono.

In primo luogo, lo spazio aereo.

Finora, i droni armati sono stati utilizzati su paesi che non controllano il proprio spazio aereo (Somalia, Mali, Afghanistan) o dove il governo ha dato agli Stati Uniti un certo grado di consenso (Yemen, Pakistan). Tali circostanze sono rare. Quando il nemico può effettivamente difendersi, l’uso di droni armati è straordinariamente difficile e potrebbe costituire addirittura un atto di guerra.

I droni sono lenti, rumorosi, volano a bassa quota e richiedono tempo per librarsi sopra un potenziale bersaglio prima di ingaggiarlo. La Siria ha una sua forza aerea che potrebbe facilmente intercettare i droni americani. L’unico vero modo di utilizzarli efficacemente sarebbe quello di distruggere prima gli aerei siriani e poi le batterie antiaeree. Ma questo non sarebbe stato diverso da un intervento su vasta scala che però annullerebbe il vantaggio tattico degli attacchi portati a distanza. In altre parole, le condizioni in cui droni armati sono efficaci come armi preventive sono limitate. E più i droni saranno utilizzati, più si affineranno le condizioni per evitare il loro impiego sul territorio ostile.

Secondo: manca il bersaglio.

L’utilizzo dei droni armati contro gli enormi depositi del governo siriano avrebbe rischiato di provocare il rilascio di agenti mortali: cosa che gli Stati Uniti hanno cercato di evitare. I droni sono precisi, ma non perfetti. Così come i missili da crociera. La loro efficacia dipende principalmente dalla qualità delle informazioni di ‘targeting’. Peggio ancora, un attacco contro obiettivi civili, avrebbe dato al governo di Assad la copertura politica per utilizzare le armi impunemente. Da sottolineare che i droni americani sono profondamente disprezzati in Medio Oriente. La Cia li utilizza da anni per eliminare i terroristi in missioni ‘Hunter Killer’.

Gli Stati Uniti avrebbero potuto tentare di eliminare le persone dietro alla produzione di queste armi o provare a colpire i convogli ‘vuoti’ per impedire i trasporti. Ma le informazioni al riguardo sono sempre state scarse e anche se i servizi segreti avessero avuto dati certi, un attacco a distanza contro i depositi avrebbe rischiato di dare ai ribelli l’accesso alle scorte rimanenti. Ed alcuni di questi gruppi sono collegati ad Al Qaeda.

Terzo, manca anche l’obiettivo.

Gli Stati Uniti vogliono punire il regime di Assad per aver utilizzato le armi chimiche contro il popolo ed impedire che vengano utilizzate in futuro, ma i droni non sono adatti per questo scopo. Non potrebbero infliggere danni considerevoli nè sono così temuti da far scoraggiare altri tiranni dal seguire l’esempio di Assad .

In un contesto complesso, i droni armati non sono poi così utili. Anziché optare per una soluzione rapida tecnologica, i politici americani avrebbero dovuto investire in intelligence, raccolta dati sul terreno ed analisi sul campo così da discernere i buoni dai cattivi.

Gli Stati Uniti possono pilotare un velivolo a distanza, ma non possono sostituire il giudizio umano. Almeno non adesso.(Spaziodifesa)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *