Claudia Cardinale apre il Taormina Film Fest

Non ho voluto baciare Alain Delon con la lingua”, così esordisce Claudia Cardinale a “C’era una volta in Sicilia. I cinquant’anni del Gattopardo” che si è svolto a Taormina, Palazzo Corvaja, (in occasione del Taormina Film Fest) mostra che si potrà visitare da Sabato 14 Giugno fino al mese di Agosto

“Durante le riprese de “Il Gattopardo“, Luchino Visconti mi sussurrò all’orecchio “Adesso Angelica deve baciare Tancredi con la lingua – “Ma io mi rifiutai”. Quando molto tempo dopo lo raccontai ad Alain, egli mi rispose scherzando “Peccato, avremmo potuto avere una storia d’amore!” 

Così esordisce Claudia Cardinale a “C’era una volta in Sicilia. I cinquant’anni del Gattopardo” che si tiene a Taormina,Palazzo Corvaja, (in occasione del Taormina Film Fest) e che si potrà visitare da Sabato 14 Giugno fino al mese di Agosto.

La mostra comprende filmati ed interviste del capolavoro di Visconti, e l’esposizione dei costumi di scena di Angelica, ad opera della sartoria Tirelli.

Glissa elegantemente sulla storica amicizia col suo Tancredi, la bellissima attrice che mostra orgogliosa a settantasei anni i segni del tempo sul suo viso. “Non mi sono mai ritoccata, né ho fatto uso di silicone perché non si può fermare il tempo”, dichiara, e su Luchino Visconti dice “Era un uomo di una cultura spaventosa, ma riusciva anche a guardare insieme a me il festival di Sanremo”. E  sempre sul regista: “Mi ha voluta sul set di ‘Rocco e i suoi fratelli’, e riguardo il finale tragico del film ha detto “Non mi ammazzate la Cardinale, per carità!”

“Facevamo tanti viaggi insieme, Luchino ed io”, continua. “Poi mi ha voluta ne “Il Gattopardo” e quindi è stata la volta di “Gruppo di famiglia in un interno”.

All’interno delle sale di palazzo Corvaja, si susseguono immagini memorabili de “Il Gattopardo”, un film che è diventata un’icona cinematografica, un must che funziona sempre e comunque, come la Ferrari e il Papa.

L’omaggio alla Cardinale continua nelle sale del palacongressi di Taormina con la programmazione di  “Gebo et l’ombre“, del regista portoghese Manoel De Oliveira, in cui l’attrice interpreta il ruolo della madre di Gebo. La trama: un gruppo ristretto di quattro persone si muove all’interno di una stanza /palcoscenico della vita, parlando uno per volta, e sembra di assistere ad un quartetto jazz in cui gli strumenti si alternano a vicenda. Figure archetipiche, usate dal regista di centoquattro anni che fa un trattato filosofico sul denaro e sul rapporto dell’uomo con esso. Sembra teatro, invece è cinema al cento per cento.

 

 

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