Clathrus ruber, protagonista della nostra nuova Riflessione Micologica

A cura del Prof. Angelo Miceli un approfondimento su questo tipo di fungo non commestibile e di nessun valore gastronomico:  Clathrus famiglia/Clathraceae Ordine/Phallales Basidiomycete Clathrus ruber – Basidioma maturo. Foto Franco Mondello

Nella nostra esperienza micologica, riprendendo un pensiero più volte manifestato, abbiamo avuto modo di constatare che ogni volta che si parla di funghi in presenza di persone poco addentrate nelle problematiche connesse alla micologia, nella loro mente viene a formarsi l’immagine virtuale di un piatto di tagliatelle ai funghi porcini o di una bella insalata di “ovoli”, accoppiando a queste “succulente visioni” l’idea di un fungo morfologicamente ben strutturato che, nell’immaginario collettivo, viene concretizzato con cappello e gambo, così come, nella generalità dei casi, stante al proprio vissuto quotidiano, si è soliti ritenere che tutti i funghi siano formati.

Vogliamo immediatamente dissentire da tale convinzione precisando che nell’immenso “Regno dei Fungi” sono numerose le specie prive di cappello e gambo che si presentano con una struttura morfologica diversa da quella tradizionalmente immaginata dando origine a forme dall’aspetto particolare, strano e spesso curioso che i non addetti ai lavori sono ben lungi da identificare o considerare come funghi.

Clathrus ruber, protagonista della nostra nuova “Riflessione Micologica” appartiene, infatti, per la caratteristica conformazione morfologico-strutturale, al gruppo informale dei Gasteromiceti nel quale vengono posizionati funghi a sviluppo angiocarpico (quando il fungo si sviluppa all’interno di una membrana protettiva, detta peridio, che avvolge la zona fertile evitando contatti con l’esterno fino alla completa maturazione). Viene caratterizzato, come tutte le specie fungine appartenenti alla famiglia delle Clathraceae, dalla particolarità del ciclo vitale e dalla conformazione morfologico strutturale. Si presenta, nella fase embrionale della propria formazione, semiipogeo e conformato ad ovolo con caratteristici cordoni miceliari (rizomorfe) alla base; viene protetto da una membrana esterna chiamata peridio formata da un doppio strato: uno esterno (esoperidio) di consistenza papiracea, l’altro interno (endoperidio) di consistenza molle e gelatinosa. Durante la fase di maturazione al suo interno si forma il ricettacolo (parte interna del fungo che costituisce la sua struttura portante) a forma rotondeggiante, reticolare e di colore rossastro e la gleba (parte fertile del fungo che contiene le spore) di colore verde con aspetto gelatinoso e di odore puzzolente. Con l’accrescimento del carpoforo, sia in altezza sia in larghezza, il peridio si lacera depositando, alla base, un lembo residuale sotto forma di volva e lasciando fuoriuscire, al contempo, il ricettacolo e la gleba trattenuta tra le sue maglie che diventa, per il caratteristico e nauseabondo odore che emana, una forte attrazione per mosche ed insetti che si cibano delle sostanze zuccherine in essa contenute divenendo veicolo di diffusione delle spore che vengono depositate sul territorio anche a notevole distanza. Difatti, le spore ingerite non vengono digerite e possono quindi essere depositate, con la defecazione, in altri luoghi favorendo la crescita di nuovi carpofori.

[Per approfondire l’argomento consultare Sarasini, 2005: Gasteromiceti epigei – Opera citata in bibliografia]

Genere Clathrus P. Micheli : L. (1753)

Al genere appartengono carpofori a sviluppo angiocarpico e a nutrizione saprofitica, inseriti, come già precisato, nel gruppo informale dei funghi Gasteromiceti. Si presentano inizialmente semiipogei, globosi o sub globosi poi, aperti, a forma più o meno arrotondata, con ricettacolo a struttura spugnosa formato da piccole celle di dimensioni e forma variabili e tra di loro comunicanti, costituito, in alcune specie, da bracci ramificati e tra di loro saldati e formanti una specie di gabbia reticolata (es. Clathrus ruber); in altre specie unite alla base e libere all’estremità superiore, aperti, divergenti ed allargati similarmente ai petali di un fiore (es. Clathrus archeri) [Sarasini, 2005].

Clathrus ruber P. Micheli : Pers.

Syn. meth. fung. (Göttingen) 2 : 241 (1801)

Piccolo basidioma molto appariscente a forma globosa, determinabile con facilità, specialmente allo stadio adulto tanto per la particolare conformazione strutturale quanto per l’odore repellente che emana.

Basionimo: Clathrus ruber Micheli : Pers. (1801)

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Phallales, famiglia Clathraceae, genere Clathrus

Etimologia: Clathrus, dal greco klèithron = cancello, inferriata, con riferimento alla caratteristica forma a maglia che assume il ricettacolo a maturazione. Ruber dal latino rosso con riferimento al colore.

Sinonimi principali: Clathrus flavesces Pers. : Pers. (1801); Clathrus cancellatus Tourn. ex Fr. (1823)

Nomi volgari: Fuoco selvatico [Bonazzi, 2003]; Cuore di strega [AMINT, 2007]; Fungo lanterna [Della Maggiora, 2008]; Puzzola [Buda, 2011],

Nomi dialettali: Funciu cularino, nome dialettale siciliano [Bonazzi, 2003 – Buda, 2011].

Descrizione macroscopica

Basidioma a crescita diversificata che, a seconda dei vari stadi, si presenta inizialmente sub-globoso, ovoidale, di consistenza molliccia e dal peso specifico elevato, poi, a maturazione, aperto con ricettacolo allungato verticalmente e costituito da bracci tra di loro collegati e disposti come le maglie di una gabbia.

E’ opportuno, per una maggiore chiarezza descrittiva prendere in esame le principali fasi di maturazione:

Primo Stadio (basidioma ancora chiuso – ovolo)

Alla sezione evidenzia una zona centrale di aspetto mucillaginoso e di colore verdastro (gleba), circondata da una zona irregolare, porosa, di colore rossastro (ricettacolo) nell’insieme racchiuso da una membrana esterna chiamata peridio, di colore biancastro. Peridio costituito da due strati funzionali: quello esterno, chiamato esoperidio, si presenta sottile, membranoso, molliccio, biancastro o tendente al paglierino chiaro, decorato da areolature poligonali (simile ad un pallone di calcio) dovute alla sottostante struttura reticolare, presenta, alla base, delle evidenti rizomorfe, lunghe e ramificate di colore biancastro; quello interno, chiamato endoperidio, si presenta gelatinoso, traslucido, di colore verde chiaro, attraversato da sottili setti radiali di colore bianco.

Secondo Stadio (Basidioma maturo-aperto)

Ricettacolo completamente libero alla base e da questa facilmente separabile. Globoso, allungato a maturità, a forma di gabbia, costituito da bracci allungati e tra di loro uniti tanto alla base quanto all’estremità. Di colore rosso, rosso intenso, rosso-aranciato a volte con toni giallastri, tende a sbiadire verso la maturazione. Si presenta a forma di gabbia, asimmetrica e cava all’interno, formata da maglie poligonali più o meno regolari con bracci a sezione triangolare e di grosso spessore, con superficie esterna inizialmente rugosa, corrugata, grinzosa, poi, verso la maturazione, quasi liscia; la superficie interna, che rimane a contatto con la gleba, si presenta di aspetto spugnoso. Gleba costituisce la parte più interna del basidioma, distribuita, a maturazione, all’interno dei bracci del ricettacolo e da questo completamente avvolta; è costituita da numerose cellette labirintiformi che gli danno una consistenza granulosa con aspetto mucillaginoso e deliquescente, di colore bruno-verdastro, verde-oliva tendente ad assumere toni sempre più scuri verso la maturazione, di odore fetido, nauseabondo, cadaverico tanto da attirare numerosi insetti.

Habitat

Specie piuttosto comune e largamente diffusa, dalla primavera all’autunno. E’ tipica degli ambienti caldi. Cresce indifferentemente sotto conifere e latifoglie prediligendo boschi radi, parchi ed aree adiacenti ai boschi. Si presenta, generalmente, in gruppi di numerosi esemplari in vari stadi di sviluppo.

Deiescenza (1)

Come già precisato questa avviene in conseguenza della spinta del ricettacolo che, in fase di accrescimento, causa la lacerazione del peridio nella sua zona apicale con conseguente deposito di frammenti residuali dello stesso sotto forma di volva alla base del corpo fruttifero consentendo, allo stesso tempo, la fuoriuscita del ricettacolo e della gleba trattenuta tra i suoi bracci. [Sarasini, 2005].

Commestibilità

Non commestibile. Di nessun valore gastronomico. Poco invitante specialmente per l’odore nauseabondo. In letteratura si fa riferimento a probabile utilizzo alimentare di esemplari ancora immaturi e completamente chiusi allo stadio globoso [Buda, 2011]. Riteniamo, personalmente, che tale esempio non debba assolutamente essere seguito, sconsigliandone, a tutti gli effetti, il consumo.

Curiosità Tassonomiche

Fu descritto per la prima volta nel 1592 da Fabio Colonna (Naturalista e botanico italiano. Napoli, 1567 – 1640) con la denominazione generica di Fungo lanterna.

Deiescenza, termine utilizzato in botanica per indicare il sistema con cui apparati vegetali chiusi si aprono per lasciare uscire il loro contenuto. Nello specifico, in micologia, fa riferimento al sistema di apertura dei funghi Gasteromiceti che consente loro, giunti a maturità, di disperdere le spore nell’ambiente circostante.

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Foto

Robin Cara, Carmelo Di Vincenzo, Leonardo La Spina, Georgios Mantikas, Franco Mondello ai quali si rivolge un grazie particolare per la gentile concessione.

Tavole micologiche:

Tavola I – Clathrus ruber: morfologia e nomenclatura delle parti. Autore Stefania Calascione che si ringrazia per la cortese ed apprezzata collaborazione.

Tavola II – Clathrus ruber nei vari stadi di accrescimento. Autore Gianbattista Bertelli per gentile concessione del figlio Aldo che si ringrazia per la costante disponibilità.

Bibliografia di approfondimento

  • G.M.T. – 2013: Io sto con i funghi. La Pieve Poligrafica Editore, Villa Verucchio (RN)
  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica) –2007: Tutto funghi. Giunti editore, Firenze (ristampa 2010)
  • Bellù Francesco, Veroi Giulio, 2014: Per non confondere i funghi. Casa Editrice Panorama srl, Trento
  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca – 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)
  • Bresadola Giacomo – 1954: Funghi mangerecci e funghi velenosi.. Museo di Storia Naturale. Trento. ( IV edizione a cura del Comitato Onoranze Bresadoliane. Milano-Trento)
  • Buda Andrea, 2011: I Funghi degli Iblei. Vol. 1. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa
  • Consiglio Giovanni, Papetti Carlo – 2003: Atlante Fotografico dei Funghi d’Italia,  2 (prima ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento
  • Della Maggiora Marco, 2008: Funghi dall’aspetto particolare: le Phallaceae e le Clathraceae. Micoponte – Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi, n. 2: 15-23, Ponte a Moriano (LU)
  • IF – Index Fungorum database. indexfungorum.org(ultima consultazione maggio 2019)
  • La Spina Leonardo, Signorino Carmelina, 2018: I Funghi di Santo PietroEdizioni La Rocca, Riposto (CT). I
  • MB– Mycobank databasemycobank.org (ultima consultazione maggio 2019)
  • Oppicelli Nicolò, 2012: I funghi e i loro segreti.Erredi grafiche editoriali, Genova
  • Sarasini Mario, 2005:Gasteromiceti epigei. M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

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