Chiusi i battenti della IV edizione della rassegna di Etna in giallo

Riflettori puntati questa volta sulla sezione speciale “Un personaggio si racconta” storie di vita. Dialogo con Giovanni Puglisi, Presidente Unesco Italia e rettore dell’Università Kore di Enna. All’incontro presenti anche il presidente dell’ Ateneo Cataldo Salerno, l’artista e mecenate Antonio Presti e il sindaco Nino Borzì.

Interessante appuntamento conclusivo della rassegna Etna in giallo, promossa dal comune di Nicolosi a cura del giornalista Salvo Fallica,  nella piazza  Vittorio Emanuele del comune etneo. Con i riflettori puntati questa volta sulla sezione speciale “Un personaggio si racconta” storie di vita. Dialogo con Giovanni Puglisi ( Presidente Unesco Italia) e rettore dell’Università Kore di Enna. All’incontro hanno preso parte anche il presidente dell’ Ateneo Cataldo Salerno, l’artista e mecenate Antonio Presti e il sindaco Nino Borzì, che ha introdotto la manifestazione, seguito dall’assessore alla Cultura, Stefania Laudani, preannunciando già la quinta edizione della rassegna nel 2015.

Fallica ha ripreso la tematica del giallo, oggetto dei primi due incontri, attraverso l’aggancio allo scrittore siciliano Andrea Camilleri. Insignito anche lui da Gianni Puglisi di una laurea honoris causa, nello specifico in Lingue e letterature straniere, fra le tante lauree inflazionatesi nelle università italiane da quindici anni a questa parte. Sembra un paradosso, per uno scrittore con una spiccata identità di siciliano che, guarda caso, è l’autore maggiormente tradotto all’estero, afferma il rettore. Il suo è un ibrido di siciliano che ricorda quello di Ignazio Buttitta; una lingua assolutamente intraducibile, divenuta oggetto di studio in Cina, Giappone e Papuasia, nonché tesi di laurea di studiosi di linguistica grazie allo stimolo di comunicazione interculturale messo in atto dallo scrittore. Il Puglisi docente ha espletato ben tre insegnamenti fra i trent’anni dell’Università di Palermo e i quindici di Milano: estetica, storia della filosofia e letterature comparate, che si addentrano nella comparare i pensieri, le identità e le culture, ha specificato. La sua attività universitaria, che annovera tra gli allievi anche il nostro arcivescovo Salvatore Gristina, è legata a un’esperienza di vita con l’obiettivo di lasciare agli studenti non una dottrina, ma un’idea come racconto, immagine o metafora, incastonata in una collana di perle che riassuma un intero corso di lezioni. Impostate sul binomio classicità-contemporaneità, che lo ha sempre attratto e coinvolge decisamente gli studenti. Cultore di critica cinematografica, con una tesi sull’Estetica del futurismo filmico italiano, ha fruito dell’esperienza di Guido Aristarco, collaborando con diversi giornali, tra i quali il settimanale Fiera letteraria, dove ha condotto l’inchiesta Processo alla psicanalisi, dall’input provocatorio dell’epistolario fornitogli dal filosofo Ugo Spirito. Ci racconta, poi, della sua esperienza all’Unesco, avviata come segretario generale da una telefonata con Lamberto Dini, allora ministro degli esteri. Adesso, in qualità di presidente, Puglisi afferma che fra i 50 siti mantenuti ad oggi in Italia, nonostante la corsa della Cina, è la Sicilia che ne vanta il numero più alto: l’anno scorso è stata inclusa l’Etna, mentre l’anno prossimo si potrebbe arrivare a  otto, con i siti bizantini arabo normanni di Palermo, Monreale e Cefalù.

Bacchettando comuni, regioni ed enti territoriali, il presidente ritiene urgente una politica di valorizzazione dei tesori culturali, suffragata da nuove opportunità di sviluppo, rinunciando a un governare vanesio e autoreferenziale. Bisogna infondere nei giovani l’amore per la cultura e la storia dell’arte, per poterne davvero preservare i beni a tutela dell’umanità, che è il ruolo cardine dell’Unesco. Un investimento sulla cultura, con ricaduta sociale, economica e formativa ha fatto non da meno Cataldo Salerno, valorizzando l’Università Kore di Enna, che a nove anni dalla nascita è stata classificata dall’Unione Europea al 15° posto su 31 atenei  che hanno acconsentito a farsi valutare.

A dispetto delle classifiche oggetto di marketing, dove ognuno tira acqua al suo mulino, facendo scappare i giovani dall’Italia. Fallica ha posto di nuovo l’accento sull’input letterario, che per Salerno è stato il libro Lettera a una professoressa: dal motto sullo scalino sociale tra il figlio del padrone e quello dell’operaio, tra le oltre 500 parole conosciute dal primo, a fronte di una scarsa decina per il secondo, la cultura è stata molla di riscatto sociale anche per Salerno, che da figlio di un commerciante di scarpe si è costruito il suo percorso fino a nobilitare  l’ateneo di cui  oggi è presidente.  Ricordando il valore dell’Università, frutto della creazione della cultura italiana, con gli studenti da considerarsi veri componenti di una comunità accademica, come nel Medioevo. E’ ancora la cultura che può cambiare la vita trasformandola in arte, come ci dimostra Antonio Presti, puntualizza Fallica. Il mecenate, sempre sull’onda di consegnare conoscenza e donare bellezza, come nel progetto Fiumara d’Arte, vuole inaugurare Librino come Museo internazionale della città di Catania entro il 2015, includendovi un museo della fotografia. E intende restituire sacralità all’Etna, come a una grande madre, costruendo un uovo d’oro, quale simbolo di rigenerazione, che, sciogliendosi col materiale lavico scenderà a valle accolto da tutte le sorgenti d’acqua, affinchè la morte si trasformi in vita. Inoltre, coinvolgendo tutti i ragazzi delle scuole, i relitti del mare saranno trasformati dagli architetti in una grande arca, dove quello stesso legno rigenera la vita per i figli dell’Etna. Quel vulcano che ci regala un’alba stupenda, nell’intervento del maestro Barbaro Messina, sublimando lo spettatore ad oltre duemila metri d’altezza. Anche la città di Venezia, o una punta delle Dolomiti possono essere lo scenario naturale di un’alba indimenticabile, ha detto Puglisi, tra le meraviglie paesaggistiche italiane. Il suo monito è quello di essere rispettosi delle nostre bellezze, sia naturali che architettoniche, forgiatesi con le lotte di competizione, prima dell’unificazione di oltre 150 anni fa. Non distruggiamo quindi l’Italia della bellezza costruita in duemila anni di storia, ma rivendichiamone per primi la patrimonialità dei beni: solo così l’Unesco potrà  far crescere la coscienza di quei valori della cultura, che costituiscono l’essenza della pace.

 

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