Chirurghi ed infermieri volontari per aiutare gli abitanti del Madagascar

Un mese trascorso sull’isola del Madagascar per aiutare i ricoverati dell’ospedale di Ampasilava, il team di operatori sanitari dell’Ospedale Cannizzaro
ha condiviso esperienza e tecnologia con gli abitanti sudafricani

CATANIA – E’ rientrato il  gruppo di operatori sanitari, composto da tre medici e due infermieri dalla missione sanitaria  nel piccolo ospedale  di Ampasilava in Madagascar. Hanno fatto  parte del gruppo  Giovanni  Gibino, specializzato in anestesia; Paolo Corbo anestesista; Vincenzo Scala chirurgo, tutti dell’ospedale Cannizzaro. Ad essi si erano  aggiunti  gli  l’infermieri professionali strumentisti di sala operatoria Giusy Mettifogo  di Vicenza e Monica Alei di Roma. Il gruppo di volontari, per un mese, hanno offerto la propria professionalità per curare i ricoverati  nel piccolo ospedale africano. 

Il gruppo dei sanitari volontari avevano affrontano, a proprie spese, un viaggio aereo di  18 ore per giungere all’aereoporto di Tulear. Da li poi avevano percorso, in fuoristrada, per 10 ore un tragitto in  di 180 chilometri lungo strade sterrate, tra dune di sabbia e foresta spinosa, pressoché disabitati. In quella zona infatti manca la rete elettrica,l’ acqua viene da pozzi aperti, la strada è  a fondo naturale. “Abbiamo vissuto – dichiara il chirurgo Vincenzo Scala – ancora una volta un’esperienza unica ed esaltante per chi si occupa di assistenza ai malati. Siamo andati in quel posto sperduto e certamente pieno di insidie perché fare il  chirurgo in quelle aree tecnologicamente desertiche vuol dire anche sperimentare il proprio lavoro in contesti diversi. Abbiamo curato diversi malati con interventi chirurgici molto delicati; abbiamo effettuato visite in ambulatori ed offerto consulenze nei casi di patologie gravi e particolari. Il nostro lavoro, anche se svolto con grandi difficoltà per via della strumentazione e dei presidi sanitari ridotti, è stato ripagato dall’espressione di gratitudine e di fiducia che ci sono stati dati dai pazienti che abbiamo curato”.

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