Catania: Piero Pelù a Librino

Il 27 luglio il cantante dei Litfiba, Piero Pelù, ha incontrato i ragazzi di “Musicainsieme a Librino” nella parrocchia Resurrezione del Signore per regalare uno strumento musicale come simbolo che la musica vince su tutto.

Chi ha avuto modo di vederlo, forse, non ha creduto ai suoi occhi e si è chiesto "che ci fa il cantante dei Litfiba, il “ragazzaccio” Piero Pelù in una chiesa? Sta forse girando qualche altro video musicale stile ”Gioconda”?",no, Piero non era lì per girare un video malgrado ciò che se ne dica questo “ragazzaccio” tanto cattivo non è. Anzi…

Pelù si è trovato a Catania, nella parrocchia Resurrezione del Signore del quartiere di Librino perché ci crede...crede che anche i bambini e i ragazzi, che vivono in questo popoloso quartiere catanese, abbiano la possibilità di riscattarsi e di credere in un domani migliore dove loro stessi possono essere simbolo della legalità e della lotta alla delinquenza, tutto questo attraverso quello strumento di aggregazione universale che è la musica.

In fondo, come recita una canzone dei Litfiba: “La musica fa sognare, volare e capire, la musica da la forza di reagire…

I ragazzi del progetto “Musicainsieme a Librino” insieme ai bambini del polo educativo Villa Fazio hanno accolto Piero Pelù nel patio davanti alla chiesa con qualcosa di davvero speciale; un’intera orchestra, con annessa corale, composta da ragazzini dai nove anni in su hanno dato vita ad uno dei pezzi rock più famosi di Piero Pelù “Io ci sarò”, in una versione inedita, quella sinfonica.

 

Il cantante ha applaudito compiaciuto poi si è accomodato su una sedia in mezzo ai ragazzi per ascoltare ciò che essi avevano da dirgli e per rispondere alle loro domande.

Ha introdotto il tutto da un discorso nel quale ha fatto riferimento ai valori fondamentali della vita che sono il conoscersi e l’accettarsi, serve essere consapevoli delle cose giuste e di quelle sbagliate, riflettere su ciò ed essere sempre pronti ad affrontare a testa alta tutto, perché se si lotta per i giusti ideali non si ha nulla da temere.

 

 

Ha poi cominciato a rispondere alle domande che gli venivano poste dai ragazzi, ve ne proponiamo alcune:

Sei soddisfatto della tua carriera?

Non ho mai considerato il fare musica come fare una carriera per me fare musica è buttar fuori il mondo che ho dentro e che voglio raccontare agli altri, come faccio da molti anni ormai. La parola carriera non mi è mai piaciuta perché molte volte viene travisata, soprattutto quando viene associata ad un’altra parola che nasconde in sé un trabocchetto, la parola successo, l’avere successo non vuol dire per forza avere una bella vita come spesso si crede, le difficoltà da affrontare sono tante.”

 

Come mai hai scelto il lavoro di cantante?

In realtà come quasi tutti i bambini maschi volevo fare il calciatore e diventare portiere della Fiorentina, solo che quando arrivava la palla mi buttavo senza pensare e mi spaccavo tutto. Allorché la mi mamma mi fa 'ma non puoi fare qualcosa di più tranquillo??' e io risposi Ok…allora faccio Rock and Roll!!!.... Il primo disco che ho comprato all’età di 12 anni è stato “Revolver” dei Beatles, presi un registratore cantai una canzone di quell’album poi riascoltai la registrazione, la mia voce non mi è piaciuta e tornai a giocare a pallone,ma la passione per la musica non mi aveva abbandonato e a 17 anni misi su un gruppo con dei compagni di scuola e quella fu la prima prima esperienza musicale diciamo così “seria”, poi più in la cominciò la mia avventura con i Litfiba che mi ha portato fin qui”.

Poi gli viene rivolta una domanda che qualunque fan dei Litfiba presente all’incontro è sobbalzato ma ha drizzato le orecchie curioso di sentire la risposta:

Hai cominciato a cantare in parrocchia come noi?

Sì, ho iniziato in parrocchia, c’era un prete molto simpatico che ci ha prestato la sua stanza per provare con il gruppo scuola dove avevamo una maestra di canto che si chiamava Stilli, era una signora anziana e zitella che urlava sempre infatti l’avevamo soprannominata StRilli…quando facevamo i solfeggi io ero quello che prendeva le note più alte e un giorno lei mi disse sempre urlando 'Teee, ricordati che quando sarai grande queste note non le farai mai più!', quando ieri sera ho cantato al concerto a Taormina pensavo a lei”  (cara maestra StRilli, si sbagliava di grosso! n.d.s).

Le domande si sono susseguite e gli viene chiesto cosa pensassero i suoi genitori del fatto che abbia deciso di fare Rock and Roll e se lui fosse contento del lavoro che fa, Piero risponde che i suoi genitori non sono stati molto contenti della sua decisione poiché ciò avrebbe sicuramente influito sullo studio ma lui continuò a frequentare l’università ma al contempo prese lezioni di musica perché la sua passione era davvero grande. I bambini lo guardavano ammirati perché hanno percepito il messaggio profondo delle sue parole che è quello che quando si crede in qualcosa veramente non bisogna mai mollare ma combattere con le unghie e con i denti, bisogna perseverare e mettercela tutta anche se questo implica un percorso faticoso.

Alla richiesta di uno dei ragazzi di cantare una sua canzone per il pubblico di Librino presente Piero ha cantato una strofa di “La musica fa” a cappella, poi ha chiesto ai ragazzi dell’orchestra di ripetere “Io ci sarò” e mentre cantava con loro li filmava con il suo cellulare per portarsi a casa un ricordo da far vedere a parenti ed amici.

Pelù riceve dai ragazzi di “Musicainsieme a Librino” (progetto, nato in uno dei quartieri più difficili del capoluogo etneo nel 2009, è il primo esempio in città di orchestra basata sul “Sistema Abreu”, un modello didattico di educazione musicale con accesso gratuito per bambini di tutti i ceti sociali), una maglietta come regalo simbolico in ricordo dell’incontro e lui ricambia con la donazione di un flauto come segno che la musica è di tutti e per tutti, non fa distinzioni sociali.

L’incontro si è concluso con un tripudio di applausi, foto, autografi e con i sorrisi di bambini e ragazzi che hanno potuto abbracciare un idolo come Piero Pelù che con la sua musica ha sempre avuto il coraggio di denunciare l’illegalità dando il coraggio di credere ancora nei sogni ribelli di ogni ragazzo.

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