Catania: l’arte inquieta di Giovanni Compagnino in “Custodi di esecrate vanità”

Lo scorso 17 novembre si è conclusa la mostra “Custodi di esecrate vanità” dell’artista catanese Giovanni Compagnino a cura di Antonio Vitale.

Si è conclusa lo scorso 17 novembre presso i locali dell’Associazione Culturale “SPAZIOVITALEin”, in via Milano a Catania, la mostra d’arte “Custodi di esecrate vanità”, a cura di Antonio Vitale, dell’originale ed eclettico Giovanni Compagnino, artista catanese dall’animo inquieto che da più di sessant’anni vanta una ricca produzione artistica.

La sua arte è caratterizzata da tele in cui colore e sperimentazione sono le parole d’ordine, dando vita ad un linguaggio che cambia ed evolve, fatto di pennellate veloci. Le opere rappresentano la sua percezione della realtà e ciò che domina in modo particolare nella serie di disegni dal titolo “My People”, è un segno ripetuto, insistito che si traduce quasi in una sorta di ansia e di inquietudine interiore.

Arte inquieta, quella di Compagnino, che comincia a prendere forma nella Catania della Seconda Guerra Mondiale e proprio la situazione sociale in corso influenza il tratto di Compagnino che rivela un certo accanimento del segno grafico. La serie “My People” è caratterizzata da figure umane di ogni tipo realizzate con un tratto deciso e tormentato e colori vivaci, ma la particolarità principale di questi uomini e donne è un’anatomia volutamente deformata quasi a simboleggiare una deformazione interiore dell’uomo fatta principalmente di passioni e istinti che accomunano tutti gli uomini.

Si tratta di caricature che sembrano quasi una sua personale interpretazione delle maschere di Pirandello.Vengono deformati occhi, nasi, orecchie, mani, gambe in uno stravolgimento del corpo umano che diventa quasi animalesco. L’influenza maggiore nell’arte di Compagnino deriva da artisti come Egon Schiele e Otto Dix. Le regole delle proporzioni vengono distrutte e le forme rappresentano le paure più nascoste dell’inconscio e dell’altro. Ciò che l’artista catanese raffigura è un’oggettività del mondo interiore, non delle forme. 

Le figure umane di Giovanni Compagnino catturano l’attenzione di chi osserva stimolando riflessioni e curuiosità su un mondo e una società ormai dominati dalla deformazione dell’animo umano. 

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