CALCIOSCOMMESSE: L’ITALIA CI RICADE

Maxi-operazione in serie D e Lega Pro, coinvolta anche la ‘Ndrangheta. Oltre 30 le società coinvolte e 70 tra calciatori e dirigenti. Tavecchio: “Noi parte lesa”. Lombardo: “Miravano anche alla serie B”. Perquisizioni in corso nelle sedi dei club.

Domanda: può il nostro calcio tornare protagonista di frodi sportive, dopo tutto quello che è successo in passato? A quanto pare si, assolutamente si. Perché non sono bastate le indagini, con successivi arresti, di alcune tra le più grandi personalità del mondo del calcio per guarire questo sport.

Così accade che, nella settimana delle parole di Belloli sul calcio femminile e, in generale, in un periodo importante per l’Italia calcistica grazie alla Juventus in finale di Champions, ci troviamo nuovamente ad avere a che fare con la piaga del calcioscommesse. Secondo le informazioni arrivate nelle ultime ore, sono oltre 70 gli indagati tra calciatori e dirigenti per un totale di più di 30 squadre coinvolte.

La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sta effettuando decine di fermi in tutta Italia (perquisizioni nelle sedi di diversi club sono in corso in queste ore) con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Ma non è tutto; stando a quanto dichiarato da Renato Cortese, direttore del Servizio Centrale Operativo (Sco) della Polizia, nella maxi-operazione di combine in Serie D e Lega Pro sarebbe coinvolta anche la ‘Ndrangheta: “Questo dimostra come le ramificazioni della 'ndrangheta abbiano assunto un livello esorbitante non solo nei settori classici in cui operano le cosche ma anche nel mondo dello sport”.

Le infiltrazioni mafiose non fanno altro che alimentare i dubbi che nutrono tutti gli appassionati sulla regolarità di questo meraviglioso sport, che ancora una volta si dimostra malato e corrotto. Il procuratore della Repubblica di Catanzaro Vincenzo Lombardo, inoltre, afferma che “Erano state prese di mira anche partite di serie B - aggiungendo poi che - la Procura non ha però elementi a sufficienza per poter affermare se la combine sia andata a buon fine o meno”.

Carlo Tavecchio è intervenuto sull’argomento, definendo la Lega “Parte lesa da quanto sta accadendo. Noi siamo un soggetto che vuole difendere il sistema da certe cose ma i nostri mezzi non sono all'altezza. Quando le scommesse sono state allargate alla serie D io dissi, pur non essendo consultato, che era un gravissimo errore e oggi i risultati li vedono tutti”. Parole forti quelle del presidente della FIGC, che aggiunge poi: “L'uomo, la civiltà è sempre portata ad usare certi mezzi per delinquere. E questo è uno dei mezzi. Cinque-sei anni fa la scommessa era un reato. Il giorno in cui si è entrati nell'ottica che la scommessa non è reato porta a far si che ognuno si debba prendere le proprie responsabilità”.

Ed è vero, perché eventi del genere non bastano a giustificare il desiderio di un giocatore di Lega Pro che, nell’ottica di guadagnare soldi (in teoria) facili, non pensa alle conseguenze delle sue azioni. Non è, infatti, un problema del singolo quanto dell’intero sistema; viene minata la credibilità di uno sport che non ha certo dimostrato, in passato, di essere pulito.

Poco importa se si tratta di campionati “minori”; i tifosi sono stanchi di assistere a gare truccate e a combine tra presidenti e boss mafiosi, l’ambiente perde appeal a livello internazionale ed è l’ultima cosa che serve al nostro calcio, che sta cercando di venire fuori da un decennio complicato. L’Italia, però, non impara e, di questo passo, non imparerà mai

 

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