Calcio, Italia under 21: ciò che poteva essere e (forse) non è stato

Sconfitti da una Spagna decisamente più pronta, gli azzurrini tornano a casa traendo dalla competizione europea tanti insegnamenti e segnali per il futuro

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Doveva essere l’Europeo della consacrazione e forse in parte non lo è stato. Settimane prima dell’apertura dell’Europeo si era già infatti iniziato a parlare di una Nazionale Under 21 forte e preparata come non se ne vedevano da tempo, considerazioni figlie del fatto che poteva vantare nei propri ranghi giocatori aventi già tanta esperienza in Serie A molti dei quali in club di altissimo livello. Si parlava di una vittoria che doveva arrivare visto il potenziale dei ragazzi di Di Biagio ma che alla fine non è arrivata.

L’esordio con la Danimarca aveva fatto vedere buone cose, la debacle con la Repubblica Ceca aveva poi complicato tutto, l’1 a 0 contro la Germania (con la complicità della sconfitta della selezione ceca) aveva portato Di Biagio e i suoi al turno successivo. La corsa degli azzurri però è finita contro una Spagna che ancora oggi sembra essere più forte ed avere un futuro roseo. Matati da quel Saul che ha già alle spalle vittorie e gare prestigiose con la maglia dell’Atletico Madrid, l’incontro tra le due formazioni ha mostrato forse anche due modi diversi di intendere e di vivere il calcio, aspetto su cui gli iberici sembrano essere ancora avanti.

Sicuramente ci sono stati tanti segnali positivi da questa spedizione che ha visto comunque l’Italia passare il turno e cedere solo a quella che era la grande favorita del torneo. Bernardeschi ha fatto vedere di aver raggiunto la maturità calcistica e di essere pronto ad essere la prossima stella della Nazionale Maggiore. Messaggi positivi anche dal reparto arretrato e dal centrocampo che sembrano poter garantire anche ai “grandi” un livello decisamente alto per i prossimi Mondiali e per le competizioni che verranno.

Ciò che invece è emerso di negativo è in primis legato all’attacco. Petagna già nel corso del campionato aveva dimostrato di essere un giocatore capace di sacrificarsi per la squadra e di riuscire a farla girare, ma ha anche dimostrato parecchi limiti nella confidenza col goal, cosa che ha influenzato negativamente e non poco sul destino degli azzurrini (che anche come alternative in attacco non potevano vantare sui grandi nomi che invece avevano negli altri reparti). L’espulsione di Gagliardini contro la Spagna è stato un altro dei momenti (in negativo) chiave: un’ingenuità che non può far mettere in discussione il talento e le doti del calciatore dell’Inter ma che inevitabilmente è figlia dell’età e di una maturità che deve arrivare il prima possibile per il bene degli azzurri. Discorso simile per Donnarumma che, probabilmente influenzato dalle voci di mercato, non ha reso come ci si aspettava.

Un fallimento a volte è solo il punto di inizio per la costruzione di un successo. Chissà che quello di questi Europei non possa servire per costruire un futuro decisamente migliore per la Nazionale Maggiore.

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