Calcio Catania: l’ennesima nota steccata di un’opera ancora incompleta

Il pareggio interno contro il Taranto suona come un'occasione sprecata, l'ennesima di un campionato finora vissuto sulle montagne russe.

sportube.tv

sportube.tv

Cambia la banda, prima, ed il direttore d'orchestra, poi, ma il Catania non scende dalle proprie, personalissime, montagne russe stagionali. Saliscendi continui, con pochissimi picchi e tante occasioni perdute, in un cammino (finora) più balbettante che altro. Gli etnei steccano in modo assordante la nota chiamata "Taranto" all'interno di un "concerto" insipido, senza sussulti, caratterizzato dal consueto epiteto del "vorrei, ma non posso". Negli occhi ancora la pessima prova agrigentina, ma con davanti a sé la concreta possibilità di riscattare 90' etichettati dallo stesso Lo Monaco come "pagina nera della storia rossazzurra". Quella di ieri contro i pugliesi era la sfida rappresentante il "battesimo" di Mario Petrone sulla panchina etnea. Direttore d'orchestra diverso rispetto al precedente, con l'obiettivo di centrare i playoff e di giocarseli al massimo delle proprie possibilità, con quel traguardo chiamato "serie B" da non ammirare solo come un'utopistica meta. Ma, come detto, il Catania di ieri ha steccato ancora, ha fornito una prova inconsistente, svegliandosi dal torpore solo nei cinque minuti finali, troppo poco per avere la meglio su una squadra ben organizzata, che esce dal "Massimino" più che rinfrancata. Difficile per Petrone dare un'impronta dopo appena quattro giorni, sull'immaginario banco degli imputati, oggi, salgono solo gli interpreti della gara.

Potenziale inespresso, un concetto che accompagna gli etnei sin dalle prime battute di una stagione (finora) insipida. Le difficoltà ingenti nel trovare una propria dimensione, nell'auto-crearsi un'identità ben precisa, sono tangibili, evidenti, rimarchevoli. Il Catania, in ventisei giornate, ha mostrato lampi di luce accecante e blackout poco spiegabili, il tutto contornato dal solito filone d'incompiutezza, tratto distintivo di un collettivo che lascia perplessi per ciò che potrebbe fare, ma che stranamente non fa. Ieri ci si attendeva perlomeno una reazione d'orgoglio dopo il bruttissimo spettacolo messo in piedi in terra agrigentina. Invece, calma piatta, almeno per 85', prima dei sussulti finali, dettati più dalla paura di non vincere e dell'ansia che dalla consapevolezza generale di ciò che si stava facendo. Paura di non vincere poi confermata dalla non vittoria. Un pareggio più simile ad una sconfitta che ad altro, considerati i risultati provenienti dagli altri campi.

Già, perché se è vero che il sesto posto (obiettivo minimo stagionale) dista solo due punti, è anche vero che per restare clamorosamente fuori dai playoff non ci vuole molto. Al momento, il margine di vantaggio sul Siracusa, prima delle escluse dagli spareggi promozione, è di solo una lunghezza. Poco per stare tranquilli. E dire che dopo la doppia vittoria contro Reggina e Matera si erano aperte porte fino ad allora ermeticamente sigilliate, ipotesi che non conducevano ad un primo posto ormai troppo distante, ma ad un piazzamento più che vantaggioso per la post-season. Ma, come di consueto in questa lunga stagione, per il Catania ad una cospicua e vertiginosa salita di aspettative, prestazioni e fiducia in se stessi, è seguita una feroce discesa. Un Catania che, quindi, continua a cercare la propria dimensione definitiva, sperando che quest'ultima non sia proprio quella attualmente vissuta dai rossazzurri, che dei balbettamenti e dei traballamenti hanno fatto uno "stile di vita".

Lo 0-0 contro il Taranto suona male, è una stecca sulla nota con cui si sarebbe dovuto riprendere a suonare una melodia quantomeno tranquilla, in attesa che questa divenisse definitivamente soave. La stecca, invece, è consistente, udibile anche ai non esperti di musica. E la classifica adesso fa assumere al viso dei tratti leggerissimamente preoccupati. Non per il cammino delle contendenti, ma per i fantasmi che continuano ad inibire la crescita di un collettivo dalle potenzialità straripanti, ma attualmente tristemente inespresse, teoriche, che vivono "sulla (velenosissima) carta".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *