Augusta: “Controindicazioni” per due giovani artisti

“Controindicazioni a doppio effetto collaterale” è una mostra d’arte di Elena Lucca (alias Ela) e Giovanni Saraceno (alias Kiba) ospitata nel centro storico di Augusta 

Mostra aperta a nuove attività gestite da giovani, come quelli dell’associazione Quattro Terzi, che tentano di vivacizzare il deserto con modesti spazi espositivi di aggregazione autogestita e certamente non aiutata dalla latitante amministrazione commissariale.

Kiba è un artista talentuoso e sui generis la cui pittura è caratterizzata dal segno graffiante e dall’utilizzo del nero, colore spesso scartato nella tradizione classica ma presente in tanta produzione contemporanea, a volte temperato da modesti interventi di colore.
Tracce di una bitonalità che rende fascinose le sue tele spesso di grandi dimensioni e piuttosto inquietanti, opere in cui si esprime il travaglio dell’artista in simbiosi con quello dell’umanità attraverso volti segnati, graffiati, quasi dilaniati, di personaggi dagli occhi vitrei che scrutano nel profondo e lasciano traccia nella nostra psiche, uno spaccato di umanità dolente che guarda incerta verso un futuro che appare disperante. Questa produzione artistica di Kiba sembra avere una scaturigine “storica”, riecheggia l’espressionismo tedesco di George Groz o l’angoscia lacerante dell’urlo del norvegese Edvard Munch. Giovanni Saraceno, Joe per gli amici, Kiba in arte, ama popolare i suoi quadri con ritratti di Marlon Brando, del bambino di Fukushima, di Charlie Chaplin, di un gruppo di “baluba”, di un pugile in azione, e di tanti altri soggetti protagonisti di un universo creato dalla sua fantasia ma con un occhio attento alla realtà che lo circonda e che egli fissa sulla tela dopo una spietata analisi che unisce l’incubo visionario alla ricerca sociologica.

Elena Lucca è giovane e veleggia in un complicato mondo fantastico, a volte col gusto dell’ironia, altre col sapore denso della passione, con sentimenti profondi e stratificati da custodire e magari da rivelare al più presto a se stessa e agli altri.

Le sue tele, di chiara matrice “pop art”, raffigurano stilizzate immagini femminili (spesso autoritratti: “mi amo grigia con un tocco di rosso, i colori le mie emozioni”) in un infinito caleidoscopio di figurazioni cromatiche, che, comunque le si voglia giudicare, hanno tutte un denominatore comune, una personalissimo linguaggio che, già di per se, è un risultato difficile da raggiungere in campo artistico: la riconoscibilità immediata di un quadro di Ela, la tipicità della sua tematica e della sua cromia, per cui, anche quando il soggetto ritratto parrebbe banale e di scarso impegno, l’opera riesce comunque ad assumere una discreta valenza estetica. 

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