Auguri Clint Eastwood, 90 anni di talento e fascino

Compie 90 anni Clint Eastwood, vera leggenda del cinema: dai western di Sergio Leone ai meritati Oscar per la regia e l’essere riconosciuto come il nuovo John Ford

Clint_Eastwood

Solo qualche decennio fa, il 31 maggio 1930, Clinton Eastwood Jr. nasceva a San Francisco e oggi Clint Eastwood coi suoi 90 anni è una delle figure più celebri e rappresentative della cinematografia mondiale.

Un vero monumento la sua carriera segnata da tanti e prestigiosi premi di cui ricordiamo i più rappresentativi quali: vincitore 2 volte del Premio Oscar per la miglior regia quindi 1 Premio alla memoria "Irving G. Thalberg”, 2 Premi Oscar come miglior film, 1 Premio César, 6 Golden Globe, 4 David di Donatello e tanto altro ancora.

Attore, regista, produttore cinematografico e anche compositore, con il suo sguardo magnetico e tanta voglia d’emergere inizia negli anni '50 con piccole parti nei B-Movies statunitensi per poi divenire protagonista del serial "Gli uomini della prateria" trasmesso sulla CBS nel 1959.

È nel 1964 che arriva il momento storico della svolta quando il suo agente gli propose un copione per interpretare un western in Europa, intitolato The Magnificent Stranger che, successivamente, sarà rinominato "Per un pugno di dollari". Racconterà dopo, Clint Eastwood, che a incuriosirlo fu l'aver riconosciuto nella trama l’ispirazione ai film di Kurosawa che Hollywood aveva ripreso con "I magnifici sette".

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Iniziò così il magico connubio con il regista italiano Sergio Leone che lo porterà molto lontano, dando il via alla nascita di un cliché inedito e vincente nella storia del western di cui il protagonista, l’Uomo senza Nome (fantastica intuizione del mitico Sergio Leone), ne divenne l’emblema segnando anche la nascita del genere western all'italiana” detto anche “spaghetti western”.

Seguirà l'anno dopo con "Per qualche dollaro in più" e nel ’66 si completerà la trilogia (detta anche trilogia del dollaro) con "Il buono, il brutto, il cattivo". Un successo internazionale, contraddistinte anche dalle celeberrime colonne sonore di Ennio Morricone, le pellicole registrarono incassi enormi in Europa anche se i tre film approdarono a Hollywood solo dopo il 1967.

Nel 1968 avviene un’altra svolta decisiva: l'incontro con il regista Don Siegel sul set di "L'uomo dalla cravatta di cuoio" a cui segue negli anni '70, sempre con la regia di Siegel, la serie "Ispettore Callaghan" che gli regala una grande e meritata popolarità.

DirtyHarry

L’esordio come regista avviene nel 1971 in "Play Misty for me" (Brivido nella notte) mentre, già dal ’68, Eastwood aveva messo in piedi una propria compagnia di produzione cinematografica, la Malpaso Productions, che da allora in poi si è occupata con successo, fino ad oggi, della realizzazione dei suoi film.

Il 1979 segna una pietra miliare nella sua stellare carriera con l‘incondizionatamente osannata "Fuga da Alcatraz" (Escape from Alcatraz), si ricostituì ancora il duo Eastwood-Siegel, in cui Clint interpretò il detenuto Frank Morris, l'unico che si suppone sia riuscito ad evadere insieme con altri due uomini dal carcere di massima sicurezza di Alcatraz. Il film determinò una significativa svolta nella critica, che fino a quel momento aveva espresso pareri controversi: l’indiscutibile talento di Clint Eastwood s’impone e la sua profonda capacità d’interpretazione, insieme alle memorabili sequenze in questo film, pongono fine ad un certo snobismo intellettuale che fino ad allora lo aveva giudicato non privo di preconcetti ideologici.

Con gli anni ’90 giunge il momento della consacrazione con i primi successi agli Oscar. Nel 1993 con "Gli spietati" arrivò un diluvio di nomination e anche la gloria dell'Oscar con due statuette, due anni dopo avrebbe avuto l'Oscar alla carriera e poi, ancora, altri due negli anni 2000 con "Mystic River" (2003) e "Million Dollar Baby"(2005).

Clint_Eastwood_2010

Eastwood e la sua solida fama di divo totalmente americano, eroe senza macchia in un mondo corrotto, con la pellicola "Gran Torino" (2008) conquista anche la celebrazione che lo indica come il “nuovo John Ford”. La sua regia, tecnicamente limpida e lineare, fatta di pochi movimenti di macchina, profondità di campo e, insieme, grande attenzione agli attori come anche quel senso dello spazio, di taglio solenne ed epico, celebra il cinema della grande tradizione hollywoodiana.

Ma nell'immaginario di tutti è fuori da ogni dubbio che Clint Eastwood occuperà sempre quel posto speciale del mitico “Uomo senza Nome”, fantastica intuizione del genio di Sergio Leone.

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