Attacco chimico in Siria. Trump: “Assad animale, ci sarà un grande prezzo da pagare”

 Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, a un anno dall’attacco del 4 aprile 2017, è stato compiuto un bombardamento chimico a Douma, città alla periferia est di Damasco: almeno 100 persone sono morte, molte dei quali bambini. Gli attivisti antigovernativi hanno accusato il regime del presidente Bashar al Assad di esserne responsabile

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Donald Trump dichiara responsabile dell’ennesimo attacco in Siria, il presidente Assad, e ha accusato l’ex presidente Barack Obama di non essere intervenuto a suo tempo per fermare il dittatore siriano.

Nell’agosto del 2013 si ebbe il primo attacco in Siria durante la guerra civile Siriana. Furono colpite le aree controllate dai ribelli nei sobborghi orientali e occidentali di Damasco ( capitale della Siria). Assad dichiarò di non essere lui il responsabile di tale bombardamento e gli Stati Uniti furono molto vicini ad intervenire nel conflitto, ma l’amministrazione di Barack Obama, allora presidente, si limitò ad imporre la distruzione delle armi chimiche in possesso di Assad.

douma-ph-Halil-el-Abdullah-AA-Picture-AllianceMa la crisi siriana impazzava sulle copertine internazionali già dal 2011. All’inizio di marzo, alcuni adolescenti, contagiati dai movimenti delle Primavere Arabe di altri paesi della regione, scrivono sui muri di Deraa, una cittadina meridionale del paese, “il popolo vuole la caduta del regime”.

L’atto fu punito con l’arresto 1455542601_56c1d15528194dei giovani e la tortura da parte della  polizia militare. Si susseguirono manifestazioni a favore di una Siria libera, sia democraticamente che  dignitosamente, dai 40 anni di regime della famiglia Assad. Secondo le stime delle nazioni unite, in seguito a queste manifestazioni, oltre 11 milioni di persone scapparono dalla Siria per il Libano, la Turchia, l’Iraq e l’ Europa.

Nei mesi seguenti viene assediata Deraa e la regione di Homs. Deraa fu la prima città sulla quale Damasco usò l’arma della fame per sedare le proteste. Si parlò per la prima volta  di crimini contro l’umanità.

Nel luglio del 2012, quasi metà della Siria, era in mano all’opposizione e, l’anno successivo, le armi chimiche vennero usate sulla città di  Ghouta. Le Nazioni Unite stimano il bilancio delle vittime del conflitto di circa 80mila civili, molti dei quali bambini.

napoli-isisA partire dal settembre 2014 una coalizione guidata dagli Stati Uniti iniziò a bombardare i territori della Siria occupati dall’ISIS che nel frattempo concentrava le sue azioni al confine con la Turchia, verso la città di Kobane, controllata dalle milizie curde che però, nonostante l’assedio della città, riuscirono a mantenerne il controllo.
Nei primi mesi del 2015 le forze curde, con l’appoggio dell’Esercito Siriano Libero e della Coalizione guidata dagli USA, riuscirono a riconquistare altri territori e si avvicinano a Raqqa, la capitale del Califfato. L’ISIS contrattaccò verso la Turchia ma, dopo diversi scontri, venne di nuovo respinta.

Nel 2016 il conflitto siriano continuò e, gli scontri tra il regime e i ribelli si concentrarono in particolare ad Aleppo, città situata a nord-ovest del Paese e capitale economica della Siria (Damasco è la capitale amministrativa), che dopo anni di guerra fu divisa in due: la parte orientale sotto il controllo delle forze ribelli e la parte occidentale controllata dal regime.

A partire da luglio 2016 la parte della città occupata dai ribelli, ancora abitata da migliaia di civili, fu posta sotto assedio e il regime bloccò l’arrivo di sostentamenti e gli aiuti umanitari destinati alla popolazione.
Negli ultimi mesi Aleppo fu bombardata in modo massiccio dagli aerei dell’esercito di Assad e dagli alleati russi, che mirarono soprattutto a colpire le strutture umanitarie che lavoravano per soccorrere le vittime.

603x339_345956Amnesty International ha reso noto che il numero delle vittime dall’inizio della crisi è di oltre 400.000: questo significa che nel confitto è morto un siriano su 100. Oltre il 20 per cento dei siriani vivono come rifugiati fuori dal paese e metà della popolazione ancora in Siria ha bisogno di assistenza umanitaria.

A dicembre 2016 i bombardamenti si sono intensificati e a metà mese Aleppo est cadde e fu conquistata dall’esercito di Assad, mentre i ribelli mantennero il controllo di piccolissimi territori della città.
Il regime riconquistò, quindi, il controllo sulla città che rappresentava il punto strategico delle forze di opposizione.

Nell’ aprile del 2017, il bombardamento chimico colpì la città di Khan Shaykhun nella città siriana di Idlib. Rimasero uccise almeno 74 persone, la maggior parte delle quali civili. I testimoni raccontarono di avere capito subito che non si trattava di un bombardamento con armi convenzionali, e nemmeno di un attacco con il cloro, di cui Assad ha fatto largo uso negli ultimi anni.  I sintomi – difficoltà respiratorie, schiuma alla bocca, vomito, pupille ridotte a un puntino – erano compatibili con quelli già riscontrati nei casi di attacchi compiuti con il gas sarin, un tipo di gas nervino che agisce rapidamente ed è molto più letale del cloro.

Qualche ora dopo un altro attacco, questa volta con armi convenzionali, colpì l’ospedale che aveva accolto la maggior parte dei feriti fino a quel momento. In molti hanno parlato di un attacco “double tap”, che significa bombardare i soccorritori che si stanno prendendo cura delle persone rimaste ferite in un primo bombardamento: è una tattica che serve a massimizzare i danni e i morti e che in passato è stata usata diverse volte dal regime di Assad. Il governo russo ha detto che l’attacco è arrivato via terra ed è stato compiuto dagli stessi ribelli; poi ha confermato che l’aviazione siriana ha colpito la città di Khan Sheikhoun, ma ha detto che gli attacchi sono stati diretti contro un deposito di sostanze chimiche e non contro la popolazione civile.

download (1)Secondo la versione russa, le sostanze chimiche colpite si sarebbe disperse e avrebbero provocato i morti e i feriti. La ricostruzione russa non sembra stare in piedi e non corrisponde però alle testimonianze delle persone presenti nel luogo dell’attacco e nemmeno alle conclusioni di diverse organizzazioni internazionali e dei governi occidentali, che hanno parlato di un attacco aereo compiuto dal regime di Assad. La versione però non fu convincente.

Diverse organizzazioni internazionali e singoli governi, tra cui Unione Europea e Stati Uniti, accusarono il regime del presidente siriano Bashar al Assad di essere il responsabile dell’attacco. In quell’ultimo attacco si mosse anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però era immobilizzato dal veto della Russia, alleata di Assad. Ma nessuno, e questo è un punto importante, chiese ad Assad di andarsene.

La situazione a livello umanitario è gravissima: durante i mesi di assedio e i bombardamenti ci sono state centinaia di migliaia di vittime, tra cui moltissimi bambini e donne. Il resto della popolazione di Aleppo est, affamata dal lungo assedio, sta cercando di fuggire dalla zona bombardata ancora oggi.

 

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