Arrivano gli “Ecomusei” anche nel territorio catanese

L’Ecomuseo un percorso collettivo tra Recupero del Territorio e Progresso.

2
Finalmente si attua la legge regionale 16/2014 e vengono riconosciute undici strutture ecomusali in tutta l’Isola.
La legge prevede che la Regione Siciliana, sulla base di specifici requisiti, riconosca e promuova gli Ecomusei allo scopo di recuperare e valorizzare le peculiarità storico culturali, artigianali e paesaggistiche di un ambito territoriale, nella prospettiva di orientarne lo sviluppo sostenibile attraverso la partecipazione dell’intera comunità locale e in collaborazione con soggetti pubblici e privati. Svariate le istanze giunte già nel 2017, al dipartimento dei Beni culturali attraverso le soprintendenze, da parte di soggetti pubblici e privati per l’istituzione degli stessi.
La legge che istituisce gli ecomusei era rimasta inattuata per la mancata costituzione del Comitato tecnico-scientifico. E’ così anche nella regione siciliana, dopo cinque lunghi anni di attesa, è stato firmato il decreto che nomina i sei tecnici del Comitato, quattro esperti esterni e dei due interni che andranno a comporre l’organismo previsto dalla legge 16 del 2014.
Il governatore aveva nominato, otto mesi fa, l’apposito comitato tecnico-scientifico, formato da funzionari ed esperti, che ha valutato le istanze in conformità alle disposizioni normative per affidarle alle Soprintendenze l’istruttoria formale degli atti.
Gli ecomusei che hanno ottenuto l’approvazione, in particolare in base al criterio dell’esperienza di attività, sono: ‘Mare memoria viva’ a Palermo e ‘Madonie’ a Castellana Sicula, nel Palermitano; ‘Grotta del Drago’ a Scordia, ‘Cielo e Terra’ ad Acireale, ‘Riviera dei Ciclopi’ ad Acicastello, ‘Valle del Loddiero’ a Militello Val di Catania, in provincia di Catania; ‘I luoghi del lavoro contadino’ a Buscemi-Palazzolo Acreide e ‘Iblei’ a Canicattini Bagni, nel Siracusano; ‘Cinque Sensi’ a Sciacca e ‘I sentieri della memoria’ a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento; ‘Rocca di Cerere Geopark’ a Enna.
1
Ma andiamo a ripercorrere un po’ di storia sulle origini dell’ ecomuseo, li dove nascono  e si sviluppano i primi ecomusei in Europa. Il modello ecomuseale venne ufficializzato per la prima volta in Francia nel 1971, gli ecomusei studiano, conservano e valorizzanocon fini scientifici, educativi e culturali il patrimonio globale di una comunità, delineandone linee coerenti per uno sviluppo sostenibile.
«Gli ecomusei sono uno specchio – scrissero Georges Henri Riviére e Hugues De Varine proponendone la prima definizione – in cui la popolazione si guarda per riconoscersi, cercando la spiegazione del territorio al quale appartiene, assieme a quelle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni».
Uno specchio che gli abitanti di un determinato territorio presenta ai propri ospiti per farne meglio comprendere e apprezzare l’identità locale, uno strumento in più per puntare sulla valorizzazione di quegli elementi che maggiormente lo caratterizzano, lo rendono unico nel suo genere e quindi di grande richiamo e interesse.
SKANSEN (SVEZIA)
3
Nonostante definito in Francia, l’ecomuseo ebbe origine sulle colline attorno a Stoccolma in Svezia dove nel 1891 nacque Skansen, il primo open – air museum del mondo.
Creato dal museologo svedese Hazelus, a Skansen, mantenendone inalterata la storia tra un susseguirsi botteghe tradizionali, di paesaggiagrari, animali nordici. Dove ogni cosa segue l’andamento delle stagioni e in base al periodo dell’anno i visitatori possono  seguire i contadini – rigorosamente vestiti in abiti d’epoca – osservarli impegnati nella raccolta, nella filatura del lino, nella tessitura o nella fabbricazione delle candele. E nel periodo Natalizio, l’ecomuseo si arricchisce di un suggestivo mercatino con prodotti tipici svedesi.
UNGERSHEIM (FRANCIA)
4
Al confine con la Svizzera e Francia si trova l’ecomuseo d’Alsazia a Ungersheim, delimitato da un parco di 25 ettari dove osservare 70 edifici ricostruiti nel tipico stile alsaziano.
L’insieme delle installazioni presentate è stato interamente smontato pezzo per pezzo sul sito di origine e rimontato presso l’ecomuseo sull’impronta dei loro villaggi d’origine. Qui si può rivivere la vita tradizionale alsaziana, infatti, viene mostrata in tutta la sua  unicità seguendo il modello tipico dell’ecomuseo, ovvero vista ed esperienza diretta. C’è tutto: gli spettacoli, le feste tipiche, il lavoro nei campi, la cura dei giardini, le giostre antiche, una rovina industriale e anche l’immancabile fiume da attraversare in barca.

GUTACH. (GERMANIA)
5
Nella profonda Foresta Nera, lo Schwarzwälder Freilichtmuseum Vogtsbauernhof ripropone al presente la storia delle aree rurali del popolazione tedesca, in una accurata raccolta di custodia dei beni culturali delle genti locali. Si possono osservare sei cascine completamente arredate e una casa di braccianti, nella tipica architettura di zona. Molte delle case, inoltre, ospitano mostre dedicate alla fabbricazione di orologi e altri mestieri antichi come la tessitura.
L’intorno costellato dai granai ai mulini e segherie, gli spazi esterni vivacizzati dagli animali da fattoria, e, in alcuni periodi dell’anno, stand di allegre feste folkloristiche. L’ampia offerta, rende questo ecomuseo tra i più frequentati della Germania circa 250 mila visitatori a stagione.
AURLAND (NORVEGIA)
6
Oltre i meravigliosi fiordi, in Norvegia nella cittadina di Aurland, si trova il caratteristico ecomuseo delle scarpe Aurlandskoen, interamente dedicato alle famigerate scarpe nazionali», pare che ogni norvegese ne abbia almeno un paio. Il primo modello venne prodotto nel 1880, visto l’immediato successo, Aurland divenne un vero e proprio distretto per gli antichi ciabattini. Se la tradizione delle Aurlandskoen è arrivata fino a oggi, però, è merito di Ansgar Wangen e sua moglie Eldbjørg che, superata la crisi degli  anni ’60, in cui si ebbe un drastico crollo della produzione e, di conseguenza, dell’occupazione del settore, decisero di mandare avanti l’attività. Una eccellenza dell’artigianato locale preservata anche grazie all’ecomuseo.
Da tutti questi esempi si può dedurre la grande opportunità, lavoro, di sviluppo e di crescita del territorio, ma per fare questo bisogna connettere i diversi settori dell’economia regionale siciliana, creare una rete ecomuseale per la valorizzazione delle identità locali.
Quando si parla di ecomusei non si può dimenticare l’obiettivo forse più importante tra i tanti, far sì che diventi strumento di co-progett-azione sviluppo territoriale sostenibile.
Solo così si può rimettere in moto il mercato del lavoro giovanile e dare uno slancio alla
crescita economica siciliana, anche attraverso il recupero dei borghi rurali , disseminati in ogni parte della Sicilia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *