Ariel alla caccia di nuovi pianeti

Via libera definitivo dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) al telescopio spaziale Ariel, destinato per studiare l’atmosfera di almeno 1.000 pianeti alieni, ottenendo una sorta di censimento della loro composizione chimica

ariel_space_high_res1-580x348

Negli anni abbiamo affinato i metodi di osservazione di stelle e pianeti extrasolari, grazie al telescopio spaziale Keplero ed alle tecniche di rilevazione più promettenti degli ultimi anni. Tra queste, troviamo in prima linea l’osservazione delle variazioni fotometriche al transito di un pianeta davanti alla stella d’appartenenza, modalità che consente di calcolare con buona precisione in base alle variazioni di luce le caratteristiche dell’atmosfera, le dimensioni anche a grandi distanze, ma che nel contempo è applicabile solamente ai sistemi allineati con il punto di vista d’osservazione.

Ad oggi, conosciamo circa 2800 sistemi che stimiamo possano ospitare oltre 3800 esopianeti, il più vicino dista 4,2 anni luce e la stella madre si chiama Proxima Centauri, attorno ad essa sono stati rilevati alcuni esopianeti tra i quali Proxima B, che potenzialmente potrebbe presentare condizioni accettabili alla formazione di una qualche forma di vita(presenza di acqua e distanza adeguata dalla stella).

Attraverso l’Inaf apprendiamo che il telescopio spaziale Ariel (Atmospheric Remote-Sensing Infrared Exoplanet Large-survey) studierà le atmosfere dei pianeti in orbita attorno a stelle distanti. Questa la decisione dello Space Programme Committee dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

eso2.300

Ariel verrà lanciata nel 2028 e nell’arco di quattro anni osserverà oltre 1.000 esopianeti, realizzando un vero e proprio censimento della composizione chimica delle loro atmosfere. Questo permetterà di comprendere meglio la formazione e l’evoluzione dei pianeti, e forse potrà confermarci l’esistenza di sistemi planetari simili al nostro.

La missione Ariel è stata sviluppata da un consorzio di oltre cinquanta Istituti di quindici nazioni europee: Italia, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Danimarca, Irlanda, Germania, Ungheria, Portogallo, Repubblica Ceca e Svezia. La coordinatrice della missione è Giovanna Tinetti, dell’University College di Londra.

L’Italia, con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana, esprime due Co-Principal Investigators, Giusi Micela dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Palermo e Pino Malaguti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna, supportati da un team che include numerosi altri scienziati e strutture dell’INAF a cui si aggiungono l’Università di Firenze, l’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR di Padova e l’Università Sapienza di Roma.

Captura-de-pantalla-17-580x441

La missione ARIEL osserverà pianeti con dimensioni simili a quelle di Giove e Nettuno, spingendosi fino alle cosiddette super-terre, pianeti con un diametro di poco superiore al nostro. I pianeti che verranno studiati avranno temperature principalmente comprese tra 300 0C fino a 2000 0C, e quindi saranno per la maggior parte non abitabili. La scelta di studiare corpi celesti così caldi è dovuta al fatto che, a quelle le loro atmosfere siano ben mescolate. Questa condizione consentirà agli strumenti a bordo di ARIEL di rilevare tutti gli elementi chimici presenti, compresi quelli più pesanti che altrimenti sarebbero nascosti in atmosfere più fredde e stratificate, come nel caso di Giove e Nettuno.

ARIEL raccoglierà la luce visibile e infrarossa proveniente dai sistemi extrasolari, grazie ad uno specchio ellittico di circa un metro che sarà realizzato in Italia con una tecnica innovativa e il cui prototipo è stato già realizzato durante la preparazione della missione. La luce raccolta sarà scomposta dal sistema ottico e analizzata dai sensori di bordo, in maniera tale da consentire l’identificazione degli elementi chimici presenti nelle atmosfere degli esopianeti osservati durante il loro transito davanti o dietro la stella madre.

Captura-de-pantalla-18

ARIEL sarà lanciato dalla base ESA di Kourou nella Guyana francese con un razzo Ariane 6 e messo in orbita al punto di Lagrange 2 (L2), un punto di equilibrio gravitazionale a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove il veicolo spaziale è al riparo dal Sole e ha una visione chiara di tutto il cielo. Da quella posizione sarà possibile osservare e studiare al meglio i pianeti extrasolari già scoperti da altre missioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *