“Anime Salve”: meraviglioso tributo a De Andrè

MILO (CT) – Una serata condita da grandi presenze del mondo della musica, tutte riunite per volere di Franco Battiato, in onore di Fabrizio De Andrè

Arisa in duetto con Battiato. Hanno cantato “e ti vengo a cercare” di Franco Battiato, che Arisa chiama “Professore”

Non cantava da vent’anni Dori Ghezzi. Nei suoi occhi la bellezza di una donna straordinaria. Ha sciolto le corde vocali per dire grazie alle tante “Anime Salve” riunite nell’anfiteatro Lucio Dalla di Milo, in un (ormai fresco) sabato di fine estate. Tutti a ricordare e cantare Fabrizio De Andrè. Il compagno di una vita. L’altra metà della sua mela. L’ultimo poeta. Accenna la “Canzone di Marinella”, accompagnata dalla chitarra di Fausto Mesolella e dal flauto traverso di Andrea Griminelli e poi si allontana con un garbato sorriso. Gli applausi rompono il ghiaccio e fanno partire la serata, che proseguirà per oltre due ore di musica, ricordi, duetti. Il tributo è stato voluto da Franco Battiato, organizzato da Comune di Milo, Associazione Nazionale italiana cantanti e Fondazione Umanità senza confini, costruito passo passo, duetto dopo duetto, da Red Ronnie.

Altre foto: Rosario Di Bella, Red Ronnie e Cristiano De Andrè

Un parterre di grandi nomi della musica italiana d’autore, uno dopo l’altro cantano Faber: Tinturia (Il Bombarolo, Precario); Rosario Di Bella (Andrea, I miei amici); Mario Incudine (Bocca di Rosa, Italia talia); Attilio Fontana (La guerra di Piero, Wanda); Juri Camisasca (La canzone di Marinella, Il Carmelo di Echt); Paolo Belli (Don Raffaè, Un giudice) e Battiato in duetto con Rita Pavone (Amore che vieni amore che vai), con Arisa (E ti vengo a cercare) e con Cristiano De Andrè (La Canzone dell’Amore perduto). Cristiano De Andrè riceve il simbolico abbraccio del pubblico e lancia un messaggio contro il consumismo. “Dopo 30-40 anni di progressismo e consumismo sfrenato, siamo diventati dei produttori di soldi che hanno alimentato le casse del potere, senza un minimo di garanzia per noi stessi.

Eva Spampinato con Red Ronnie durante l’intervista

E allora – dice Cristiano De Andrè che nell’ultima edizione del Festival di Sanremo ha vinto il premio della critica con Invisibili – credo che forse tornare a vedere l’amore sotto altri aspetti sia la soluzione. Darci delle cose, esser vicini, darci delle strette di mano. La musica, la poesia e l’arte in generale credo siano il pane per l’anima e quindi forse è bene ricominciare da questo”.

Rita Pavone sembra ancora più piccina al fianco di Franco Battiato, che la abbraccia più volte, ma stupisce. La sua voce è potente, limpida, vibrante in “amore che vieni, amore che vai”. “Mi ero stancata di cantare sotto la doccia – racconta Rita, l’eterna ragazza che si è emancipata dall’età, nel dietro le quinte – mi piaceva tornare a cantare, ma ciò che volevo io, non quello che mi imponevano gli altri e Masters (l’album del suo ritorno dopo nove anni di assenza dalle scene ndr) mi ha dato questa grande opportunità ed è stata la chiave di volta per proporre la Rita di oggi, diversa, con una evoluzione fisica e mentale che mi ha allontanato dalla figura degli evergreen ani Sessanta”.

Una sferzata di energia arriva dal sicilianissimo Mario Incudine che trasforma “bocca di rosa” in “vuccuzza di ciuri”: la chiamavano vuccuzza di ciuri, faceva l’amuri, faceva l’amuri e lo faceva di tutti i maneri, d’incapu, di sutta, davanti e d’arreri. “Nella mia versione l’amore sacro e quello profano di De Andrè diventano l’amuri sacru e chiddu buttanu – commenta Incudine, tra l’incredulo e l’esaltato dalla valanga di applausi ricevuti – maneggiare con cura le parole di un poeta è sempre complicato e l’ho fatto con grande rispetto, mantenendo lo stesso spirito ma ambientando la canzone in Sicilia. Mi ha emozionato vedere l’apprezzamento di Dori Ghezzi”.

Insieme ai big ci sono anche i giovani cantanti che hanno aderito al contest “Voci del Mediterraneo” lanciato da Red Ronnie tramite il sito del suo Roxy Bar Tv. Erano in dodici e alla serata di sabato sono arrivati in quattro – e non tre, come era previsto inizialmente – la band pop-rock “Better Place” di Pistoia, il cantautore Gill di Catania, Simone Fornasari di Piacenza (in formazione acustica con due chitarre classiche) e Le Rivoltelle, grintosa e ironica band tutta femminile giunta a Milo da Cosenza. “Credo molto nella qualità, umana e tecnica – dice Red Ronnie, uno dei più attivi talent scout italiani, passato attraverso più di trent’anni di musica in televisione e in radio, anticipando sempre i tempi, per primo ha capito la potenza e le potenzialità del web – oggi invece tutto è troppo low-fi, una volta c’era l’hi-fi (high fidelity), cioè ascoltavi in alta fedeltà. Stiamo perdendo la vera essenza – dice ancora il patron di Roxy Bar TV – la vera essenza è la qualità delle cose, mentre viviamo in un mondo che ci dice che devi far delle cose che portino ad un profitto immediato, senza curarti della qualità. I ragazzi arrivati a Milo da tutta Italia, a spese loro, da tutta Italia, hanno sete di far ascoltare ciò che creano e vengono totalmente ignorati. Oggi le case discografiche vanno alla rincorsa del cantante che esce dal talent. Sanno che vende 30/40 mila copie e poi, via dalle scatole”.

Arisa è in versione biondo platino, a lei i cambiamenti non spaventano. “Non ho affatto paura dei cambiamenti – racconta a microfono spento, una fascia tra i capelli – anzi trovo che i cambiamenti siano il modo migliore per rimanere se stessi”. Intanto dimentica qualche parola di Bocca di rosa, ma si fa perdonare nel duetto con Battiato, il suo mito assoluto. “Se fossi una vicina di casa di Battiato, lo spierei dalla finestra. Lui mi sorprende sempre, è il mio sogno lavorare con lui. Prima mi ha regalato delle cuffie e ho avuto come un sudore freddo, pensando che fossero le sue storiche cuffie…e invece erano del fonico”. Arisa, che ha vinto la scorsa edizione di Sanremo con La Notte, è diventata un po’ la regina del Festival. “Adesso mi manca solo presentarlo – dice – certo, sarebbero dei pazzi a chiamarmi. Però anche fare la spalla mi andrebbe bene”. E lancia l’invito a Carlo Conti: “Carlo, io sono qui”.

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