ANFITEATRO DI CATANIA: Prodani chiede l’accesso agli atti sul progetto di recupero

Anfiteatro di Catania, Prodani chiede l’accesso agli atti per informazioni sul progetto di recupero.

Per quale motivo non è risultato idoneo il progetto di recupero dell’Anfiteatro di Catania presentato dal Museo Regionale della stessa città?”.

È questa la domanda rivolta da Aris Prodani, deputato di Alternativa Libera e segretario della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo, che il 26 maggio ha inoltrato la richiesta di accesso agli atti al Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana.

Scopo della richiesta: conoscere le ragioni per cui il progetto del Museo Regionale Interdisciplinare di Catania per la valorizzazione dell’anfiteatro romano sia risultato non idoneo al PO FESR 2014-20 (Piano Operativo Fondo Europeo Sviluppo Regionale).

I continui tagli in bilancio nel settore dei Beni Culturali penalizzano la produttività turistica e le imprese culturali da cui la Sicilia potrebbe trarre grandi vantaggi. I dati elaborati dall’Osservatorio Turistico della Regione Siciliana per il 2012-13 riportano risultati soddisfacenti; l’interesse predominante risulta essere proprio il settore archeologico, che andrebbe dunque potenziato ed incentivato.

Le segnalazioni e le denunce dello scorso anno circa le criticità strutturali del monumento romano avrebbero dovuto essere da monito per affrontare un tema che continua a non trovare il giusto collocamento tra le priorità regionali siciliane. 

 

DEBORA BORGESE REFERENTE REGIONALE ALTERNATIVA LIBERA

Nei giorni scorsi, il servizio realizzato da “Sì, viaggiare” del TG2 ha riportato l’attenzione sul nostro Anfiteatro Romano, purtroppo aperto al pubblico solo parzialmente. 

L’anno scorso abbiamo denunciato il rischio collasso del monumento: i palazzi settecenteschi e ottocenteschi delle abitazioni limitrofe non hanno un allacciamento alla rete fognaria, pertanto i reflui altamente acidi che riversano nel monumento hanno completamente intriso le pareti murarie dal punto da rendere il loro assetto in implosione. Inoltre, le acque bianche di innaffio del giardino di Villa Cerami, con il loro peso, hanno affossato il secondo ingresso dell’anfiteatro, staccando alcune parti del monumento.

Il Tavolo Tecnico organizzato dalla Soprintendenza con le parti chiamate in causa, ha avviato le procedure per ottemperare alle criticità più impellenti, riuscendo a ottenere in somma urgenza circa € 40.000 impiegati per riprendere l’impalcatura di tubi innocenti completamente arrugginiti su cui erano sorrette le antiche scuderie di Villa Cerami, oggi sede del Dipartimento dell’Università di Catania

Di certo però, l’intervento non doveva e non poteva limitarsi a questo se si considerano le conseguenze che un potenziale collasso del monumento provocherebbe: il crollo dell’anfiteatro di Piazza Stesicoro, oltre a farci perdere un’importantissima testimonianza del nostro patrimonio archeologico, metterebbe a repentaglio la vita degli abitanti che risiedono nei palazzi che affondano le fondamenta proprio nell’area archeologica in questione.

Impropriamente, molti hanno attribuito ogni colpa al Sindaco Bianco e alla sua amministrazione: l’Anfiteatro è di pertinenza regionale e il Comune di Catania non può intervenire in alcun modo se non sollecitando la realizzazione del progetto della rete fognaria (di cui tra l’altro venivano incalzati i dovuti provvedimenti con deliberazione nel 1996).

Il Museo Regionale Interdisciplinare di Catania ha presentato un progetto di riqualificazione che non è risultato idoneo per il PO FESR 2014/2020 di cui è indispensabile conoscere il contenuto per cercare di comprendere le ragioni che hanno portato l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana a non inserirlo tra le priorità strategiche regionali visto l’enorme potenziale che ne deriverebbe per il settore turistico, per le opportunità di lavoro, e non da meno per la riqualificazione del Centro Storico catanese a cui ne seguirebbe la messa in sicurezza stessa dei suoi abitanti.

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