“Amore Panico” cortometraggio che narra la bellezza della Riserva Cavagrande

Il giovane regista Cristian Patanè riesce maieuticamente a rivelare la natura occulta dei suoi personaggi e trasferirla al pubblico

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Cristian Patanè, 26 anni, giovane promettente regista con all’attivo numerose produzioni e riconoscimenti, con la sua opera Amore Panico, il film breve ambientato nella Riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile, sito della Sicilia Orientale, è candidato ad entrare nella World Heritage List dell’Unesco. Il regista ritorna in questi giorni nella sua città di origine Avola, presentando la prémiere del cortometraggio il 28 marzo a cui seguiranno una serie di proiezioni nei cinema delle province di Siracusa e Catania fino a settembre 2018, ma approda anche nella programmazione delle sale cinematografiche nazionali ed è prodotta da bridgefilm, con un cast di livello: Rosy Bonfiglio e Francesco Biscione. Operazione di marketing territoriale, attraverso un prodotto culturale che ha trovato l’appoggio delle istituzioni locali, come l’amministrazione della Città di Avola, e di piccole e medie imprese che hanno messo in luce le bellezze e il capitale umano del territorio.

Amore Panico è stata proiettata e premiata nei festival internazionali di ben 6 paesi differenti nel mondo (Oregon, India, Russia, Romania, Svezia, Italia), ottenendo il premio come miglior film al Lake View International Film Festival in India e il premio come miglior attrice all’Eurasia International Film Festival.

Con stile funzionale e abile, Patanè riesce a trasmettere dall’occhio della cinepresa il suo pensiero filosofico astrale, tra smarrimento foscoliano, sentimenti leopardiani trattando il tema della natura non forza nemica impersonale, ma supera l’archetipo con una natura selvaggia, intrisa di inquietudine del 2000, e la Bonfiglio diventa una delle “grazie foscoliane”.

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Un film che oscilla fra gusto arcadico del dio Pan in chiave moderna, l’Immenso di Ungaretti e il Paradiso Perduto di Saba, che ritrova nella Riserva di Cavagrande, un regno, in una terra dove pochi osano avventurarsi, luogo di visioni e sogni. Suggestionando, Patanè riesce maieuticamente a rivelare la natura occulta dei suoi personaggi e trasferirla al pubblico. Un film breve lirico e moderno dal ritmo e tono incalzante, conduce nel cuore di una impervia Sicilia, dove Valentina, interpretata da Rosy Bonfiglio, sta facendo le prove per il suo matrimonio. Il suo destino però compirà presto una brusca virata.

Amore Panico narra la storia dello smarrimento esistenziale di una giovane donna borghese della metropoli romana che, attraverso l’incontro sconvolgente con la bellezza panica e ancestrale di Cavagrande, scoprirà un universo spirituale tanto potente da ribaltare le sue certezze.

“La scelta di Rosy Bonfiglio è frutto di una profonda necessità, sostiene il regista, conosco Rosy dai tempi del liceo e già allora dentro entrambi divampava il fuoco dell’arte. Dopo quasi un decennio, in cui ci siamo formati nei nostri rispettivi mestieri, ci siamo rincontrati e la sincera stima artistica e umana ci ha portati ad un dialogo intellettuale e spirituale molto alto. Entrambi stavamo esplorando il territorio dell’anima in cui risiede la natura selvaggia. Da lei ho attinto la fonte primordiale del sentimento che volevo narrare e proprio dalla sua potente estetica ho costruito l’immagine del film”. Continua con trasporto artistico “Francesco invece, dopo aver provinato diversi attori, è arrivato sotto forte consiglio di Rosy. Quando li ho visti assieme, il quadro era completo. Fidarmi di lei è stato fondamentale”.

Bonfiglio diventa la sua Musa “E quando ti corteggiano liete le nubi estive e i zeffiri sereni …” Tenebre e lunghe all’universo meni” … Vie del mio cor soavemente tieni. Vagar mi fai co’ i miei pensieri su l’orme Che vanno al nulla eterno”…. Ma “l’umano” a guardar si placa e “la bellezza mitologica” riesce ad accendere i contrasti dell’animo umano, supera il materialismo, come una straniera, che si specchia nei laghi della riserva, e Valentina con il suo sorriso bacia la terra nuova straniera, con un velo prezioso, ricamato, avvolge, protegge dall’aggressività e porta l’Amore.

Il paesaggio mozzafiato si erge a personaggio in questo film girato in pellicola 35mm, dipingendo uno scenario atavico e animistico fuori dai cliché estetici e narrativi della Sicilia vista al cinema.

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Una doppia tematica legata dal fil rouge l’Amore che diventa panico (Matrimonio) poi si trasforma in estraniamento, sublimazione, catarsi, per ricomporsi incontrando la natura meravigliosa e il paesaggio spettacolare della Riserva di Cavagrande, quindi la bellezza. Vertigine, il fosso del matrimonio, Valentina cerca il cambiamento, atto liberatorio, voglia di fuggire ma anche nuovi valori, una sperimentazione che si rivela anche nella ricerca del labirinto verticale dentro di noi, così i personaggi imparano dolorosamente a trovare, tra le mille strade che a ogni passo si aprono l’unica che è la sua, come Arione smarrito nel labirinto.

Si apre un polo dialettico che incontra come osserva il regista “la dimensione panica, la storia è ispirata al dio Pan, il momento in cui si rompono tutti gli argini borghesi e solo all’interno della selva oscura possono venir fuori quelle spinte propulsive esistenziali, che ti mettono a confronto con quella che è la proiezione che abbiamo di noi stessi nei confronti dell’altro; nella selva panica le proiezioni del nostro ego cadono”.

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