Amazzonia, il polmone verde della Terra a rischio collasso

Come ben sappiamo, la foresta pluviale brasiliana sta bruciando da settimane e gli incendi non sembrano ancora terminare. Cosa si può fare per salvarla?

ALTAMIRA, PARÁ, BRAZIL: Aerial image of burning in Altamira, state of Pará. (Photo: Victor Moriyama/Greenpeace), Amazon Burning ALTAMIRA, PARÁ, BRASIL: Imagem aérea de queimadas na cidade de Altamira, Estado do Pará. (Foto: Victor Moriyama / Greenpeace)

La foresta amazzonica conosciuta anche come Amazzonia, è la foresta pluviale più grande al mondo. Occupa il 65% del territorio brasiliano e il restante 35% il Venezuela, Colombia, Suriname, Guyana e Guyana Francese, Ecuador, Bolivia e Perù. Inoltre, occupa un’area di oltre 5 milioni kilometri quadrati ed è la più importante riserva naturale che ospita circa 2,5 milioni di specie animali (uccelli, anfibi, mammiferi, rettili, insetti e pesci) e numerose popolazioni indigene. Viene attraversata dal fiume più lungo e conosciuto del Pianeta, il Rio delle Amazzoni, la cui lunghezza è di quasi 7.000 kilometri.

Ci si chiede perché sia così importante per l’umanità e le ragioni sono molteplici. Senza essa, non ci sarebbe la vita e di conseguenza sufficiente ossigeno da fornire alla Terra, poiché la quantità che ci viene fornita è di circa il 20% e questo fa sì che l’anidride carbonica venga immagazzinata. In poche parole, l’Amazzonia è il nostro filtro vitale! Con la diminuzione dell’ossigeno aumenta ulteriormente l’effetto serra e il fenomeno del surriscaldamento globale che sta già causando danni irreversibili con lo scioglimento dei ghiacciai. I roghi, di origine dolosa, hanno compromesso buona parte della foresta, che corrisponderebbe all’incirca alla grandezza della Germania. Numerosissime specie animali hanno perso la vita e gli indigeni sono stati costretti ad abbandonare la loro dimora per fuggire dalle fiamme che hanno distrutto la loro “casa”. Anche molti residenti delle città brasiliane limitrofe sono stati messi in pericolo e ricoverati in ospedale per problemi respiratori causati dall’enormità di fumo visibile anche dallo spazio, come dimostrato da Luca Parmitano, il celebre astronauta siciliano. Cosa c’è dietro agli incendi? L’uomo è la causa dell’immenso disastro e soprattutto dei cambiamenti climatici in atto. Ancor prima dell’inizio degli ultimi eventi incendiari, la foresta amazzonica era già stata dilaniata dalla deforestazione, che ha intaccato la biodiversità e la disponibilità delle risorse utili alla sopravvivenza. Quest’anno, si è registrato il numero più alto di roghi, che equivale al triplo rispetto all’anno precedente (l’equivalente di tre campi da calcio al minuto). Questa minaccia al Pianeta continua a mietere vittime, mentre il presidente brasiliano Jair Bolsonaro sta decidendo sul da farsi. Il mondo si è rivoltato contro di lui nonostante l’appoggio della sua Nazione, per aver rifiutato di intervenire tempestivamente sullo spegnimento delle fiamme e per aver rifiutato la donazione di 20 milioni di dollari da parte di Francia, Canada, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Germania, destinati ad esso, escludendo i 5 milioni di dollari donati dall’attore ed attivista Leonardo DiCaprio.

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Bolsonaro ha accusato le ONG di aver appiccato i roghi e di aver causato la distruzione della foresta. Il presidente è stato accusato a sua volta di essere l’artefice dei problemi ambientali legati alla deforestazione e di aver minimizzato il problema definendo tutto ciò una “psicosi”. Ha affermato inoltre: Non so quali ONG siano responsabili degli incendi. Dobbiamo combattere il crimine, quindi vedremo chi è responsabile del crimine. Ma, secondo me, c’è un interesse da parte di queste ONG, che rappresentano interessi al di fuori del Brasile “. Il governo brasiliano ha tagliato i fondi utili per la protezione dell’Amazzonia, lasciando spazio così all’abbattimento degli alberi, l’allevamento e la coltivazione ad oltranza. Anche Emmanuel Macron si è schierato contro Bolsonaro, il quale ha deciso di rifiutare gli aiuti economici del G7 e chiedendo al presidente francese di ritirare gli insulti e di rispettare la sovranità nazionale. Aiutare l’Amazzonia con piccoli gesti è possibile, ad esempio diminuendo il consumo di carne (considerato il fatto che il Brasile sia uno dei Paesi principali di esportazione), evitando il più possibile l’uso della plastica, il consumo di cibi esotici come cacao, caffè e frutta (banane e avocado), poiché il loro trasporto aumenta la produzione di Co2.

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