Allo “SPAZIOVITALEin” di Catania, l’AMORFO SENSO SENSIBILE nei quadri di Marco Danese

Fino al 24 gennaio appuntamento allo “SPAZIOVITALEin” di Catania con la mostra di Marco Danese dal titolo “AMORFO SENSO SENSIBILE”

DIEGO GULIZIA, MARCO DANESE, ANTONIO VITALE

Sabato 16 gennaio alle ore 18.00, presso i locali della A.C. “SPAZIOVITALEin” di via Milano 20 a Catania, è stata inaugurata la mostra personale dell’artista, di matrice informale, Marco Danese dal titolo “AMORFO SENSO SENSIBILE” a cura di Antonio Vitale, con il testo critico di Diego Gulizia ed il coordinamento di Giuseppe Vitale.

Grandi quadri dai colori ambrati, spesso vibrati da gialli caldi e rossi profondi, incontrano a più riprese collage di cartoni e stoffe che da umili materiali diventano la metafora della necessaria cura che l’uomo dovrebbe avere rispetto alle derive delle “cose” del mondo tra conflitti personali e guerre globali.

1 (7)Un viaggio affascinante tra le opere dell’artista che, ricordandoci le lacerazioni di Alberto Burri ed il segno nervoso delle vertigini di Emilio Vedova, facciamo accompagnati dal curatore della mostra Antonio Vitale, il quale ci dice: “È un cammino intriso di passione quello compiuto da Marco Danese, nella sua duplice valenza di ardore e sofferenza che conduce il visitatore ad intraprendere un viaggio che attraversa, con originali rielaborazioni, tutta la grammatica non figurativa dell’arte segnica a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Emblematici alcuni titoli delle opere in mostra, come “Croce e sabbia”, “Tre croci”, “Croce passionale”, che rimandano ripetutamente all’elemento croce, icona per eccellenza della nostra cultura, quel condensato di significato di condizioni apparentemente inconciliabili: da una parte, la dimensione “orizzontale” che comprende e racconta la vita di relazione ed azione nel quotidiano delle nostre scelte e della nostra vita 1 (19)e dall’altra, la dimensione “verticale” quale migliore percezione di una vita spirituale che nel trascendente trova l’affermazione ed il senso della vita. Altre opere invece come “Strati amorfi”, “Abbraccio mentale”, “Oltrepassando la luce”, vivono il superamento di una condizione di stallo a cui la sofferenza conduce e si aprono, solcate da segni bianchi di luce, all’abbandono e alla ricerca di un equilibrio per il nostro, purtroppo, martoriato presente. Una mostra quella di Danese con una moltitudine di segno che segna ed insegna.”

1 (21)Un segno in-formale, infatti, quello offerto da Marco Danese che diventa altro e molto più come scrive il critico Diego Gulizia parlando del suo lavoro: “[…] Il segno deciso, forte e sicuro, tracciato con veemenza e grazia, con sicurezza e dolcezza. Lacerazioni brevi, mai tanto profonde da denudare la materia, né tanto lunghe da denunziare tolleranze. Incisioni colmate con sovrapposizioni quasi medicamentose, con accuratezza certosina. Garze che denunciano se stesse in un alternarsi continuo a strappi di cartone ondulato, annegate da larghe pennellate di chiare cromie calcinate. La ridondanza lessicale presente nell’incrociarsi della gestualità segnica, adesso si coniuga con colori più aprichi ove il giallo e una ridotta gamma di colori caldi convola con le consolidate stesure nere, viola e azzurre oltremare. […]”.

Un’occasione quella offerta da questa mostra per poter cogliere i diversi codici in cui il testo delle opere contemporanee può esprimersi e ritrovarsi.

1 (24)

MARCO DANESE, ritratto04

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *