Alla Feltrinelli Point di Messina, incontro con l’autore Francesco Scavino

Il 15 giugno scorso, alle ore 18,30, alla Libreria Feltrinelli Point  di Via Ghibellina, 32 a Messina, presentato il secondo libro dell’autore messinese “Il Fratello Oscuro”Presentazione-2-libro

Questo secondo libro dal titolo “Il Fratello Oscuro”, Editore La  Feluca, scritto quest’anno, 2018, è il sequel del primo libro Editore SBC, scritto nel 2013,  scritto da Francesco Scavino dal titolo “La sindrome di Achille”. La prof.ssa Domenica Iaria  è stata  la relatrice dell’evento culturale che ha visto anche il contributo del prof. Domenico Antonio Cusato, autore della prefazione del libro. Nel primo libro il protagonista era il maresciallo Colonna, comandante della stazione dei Carabinieri di Lipari, che indagava su una serie di brutali delitti avvenuti a Panarea. Grazie all’aiuto di un affascinante medico legale, Giulia Lanzetti, e di un famoso psichiatra, le indagini si rivolsero verso un possibile colpevole che si riteneva affetto da un impulso ossessivo compulsivo. Una serie di eventi drammatici permise di identificarlo. Nel secondo, sequel del primo, una nuova storia coinvolge ancora una volta il maresciallo Colonna. Il brutale assassinio di un uomo, la scomparsa di una giovane donna egiziana, il furto in una villa, sconvolgono, in appena ventiquattro ore, la quiete nell’isola di Lipari. Il maresciallo Marco Colonna, comandante della caserma del luogo, riesce, con l’aiuto dell’affascinante dottoressa Lanzetti, medico legale e criminologa, e di Anna Vargas, brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, con un turbolento passato di infiltrata alle spalle, a trovare un legame tra gli avvenimenti. Ciò lo condurrà sulle tracce di un feroce quanto astuto serial killer.

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Il prof. Domenico Antonio Cusato, che ha elogiato anche la struttura del romanzo, così nel suo intervento: “Mi è piaciuto fare l’introduzione a questo libro. L’autore a volte non vuole dire niente di quello che noi abbiamo percepito ma noi lo stesso percepiamo delle cose che lui forse voleva dire, consciamente o inconsciamente, o forse non voleva dire, rimangono nella penna e non vengono dette. In realtà poi ognuno legge dentro lo stesso. La caratteristica di questi due romanzi di Scavino è sicuramente quella del thriller perché è, appunto, un libro pieno di movimento dove le scazzottate non mancano e sono scazzottate che creano veramente adrenalina nel lettore. Credo però che, al di là di tutto, ci sia quell’adrenalina che è tutta nostrana, quella del giallo mediterraneo, quella del giallo tipico, quel giallo che ti porta a descrivere le zone, i luoghi, il cibo, l’ironia sicuramente, l’ironia nel descrivere personaggi di livello culturale basso. La struttura di un romanzo, è sempre importante – continua il prof. Cusato – si può arrivare ad un’ottima struttura in due modi: o facendo degli studi di semeiotica e narratologia oppure per ispirazione, ad orecchio ma l’importante è però il risultato finale. A Scavino credo sia venuto spontaneo creare una struttura ma la struttura è molto articolata. Noi abbiamo una struttura che tiene conto non soltanto della personalità, ma anche dello spazio che non è fisso nel senso che non siamo a Lipari e basta ma noi siamo a Lipari, a Messina, in Bosnia, siamo a Milano. Questo romanzo si sviluppa su tempo e spazio diversificato e vibrazioni interiori della suspense. Vi sono anche dei momenti dove ci sono dei monodialoghi dove si perde l’idea dello spazio e del tempo…un romanzo quindi che per certi versi può essere considerato atemporale. Molto interessante che ci si sente in tensione fino alla fine ma con maggiore maturità rispetto al primo romanzo “La sindrome di Achille”e si ha l’idea che ci sia un prosieguo anche di questo romanzo che merita un giudizio positivo perché è scritto molto bene, è molto scorrevole e si legge davvero con piacere”.2

Francesco Scavino, parlando poi del suo secondo libro, introduce il romanzo con alcune premesse fra le quali quella di ricordare che la psiche dell’uomo si organizza nei primissimi anni di vita: “In quegli anni avviene tutto quello che ci sarà poi nell’uomo maturo quindi traumi psichici o altro possono determinare un qualcosa nella psiche del bambino, qualcosa che questo bambino può portarsi a livello inconscio nell’età adulta. Ovviamente non tutti i bambini che subiscono dei traumi psichici hanno poi alla fine questo risultato, non è che poi diventano tutti sei serial killer, degli assassini ma è chiaro che l’ambiente e la famiglia contino molto e che sulla base psicologica del bambino si può sviluppare una situazione di disagio da cui possono scaturire criticità comportamentali. Il fenomeno dei serial killer è presente anche sul nostro territorio. Dalle statistiche del Dipartimento di Giustizia americana almeno 100 serial killer sono attivi nel territorio americano. Il 55% è in America ma colpisce che al secondo posto c’è l’Inghilterra e al terzo posto c’è l’Italia. Per il Dipartimento di Psicopatologia dell’Università di Roma negli ultimi venticinque anni, in Italia,  ci sono stati 31 serial killer e la realtà che poi emerge dai fatti è molto più cruda di quella che può scrivere uno scrittore. L’idea è sempre quella di raccontare la storia che sta dietro la persona, soprattutto la storia di alcune persone in particolare cioè quelli che commettono questo tipo di omicidi, cosa c’è nel loro passato, che cosa li ha cambiati. Nel giallo viene incaricato un poliziotto per le indagini mentre nel thriller il lettore si aspetta la suspense, elemento fondamentale. Nel giallo c’è un morto, si trovano gli indizi e poi alla fine si arriva alla verità.Francesco-Scavino È una sorta di scommessa, di sfida fra il lettore e lo scrittore  che pensa..”vediamo quanto sei bravo e in quanto tempo riesci a scoprire l’assassino”. Nel thriller è il brivido che non è semplice da creare. Ho cercato di creare la tensione, creare suspense senza che necessariamente ci sia spargimento di sangue, sgozzamenti, senza necessariamente azioni cruente. Anche la serialità tiene in tensione il lettore, devi creare la serialità dell’atto per la suspense. Ho anche strutturato il racconto per tenere sempre  viva l’attenzione, per quello che mi è riuscito di fare, applicando un taglio dei capitoli che vengono lasciati e poi ripresi per lasciare il lettore un attimino a riflettere per poi riprendere in altri capitoli quello che era stato interrotto. Mettere qualcosa di mio, di personale, consciamente o inconsciamente è un modo per creare in me delle emozioni  e spero che queste emozioni possano essere trasmesse attraverso la lettura. Emozioni non necessariamente di mie esperienze, ma esperienze di altri, tratte anche da letture, da film e da altre cose. Dietro ai personaggi ci sono storie, a volte personali, che lasciano sempre una finestra aperta per dare il via ad altre storie, a un altro romanzo.

Ha poi concluso la prof.ssa Domenica Iaria:Questo 3romanzo è più articolato della Sindrome di Achille. Intanto occupa il doppio delle pagine, si svolge, si snoda lungo 75 capitoli divisi in sei parti. Dentro questo libro ci si rende conto che c’è una trama intricata, una trama in cui il lettore sarà più o meno aiutato, più o meno avviato dal narratore. Il narratore muove i fili molto abilmente e gestisce atti e parole delle varie persone che tratteggia lungamente anche nel loro modo di camminare, di vestire, nelle loro piccole manie. Sostanzialmente il narratore è quello che dirige tutto ma proprio perché i personaggi sono tanti a volte lui è indotto anche a parlare con loro, coi suoi personaggi, perché questo gli permette di descrivere e di raccontare in maniera più diretta i sentimenti, pensieri, dubbi e anche dolori fisici e morali. In altri capitoli il narratore scompare e cede la parola a delle voci anonime. Quello che sembra interessare lo scrittore è la storia che sta dietro a ogni persona, la ragione per cui quella persona è diventata quella che è anche indipendentemente dalla sua volontà. Quindi sono le conseguenze del passato che spesso stanno alla base dei crimini. Descrizioni affascinanti, un andamento di lettura intenso, lettura che risulta agevolissima in un romanzo che è davvero avvolgente”. Uno stile narrativo scorrevole, colpi di scena ben piazzati in un  romanzo ben articolato che proprio per questo si fa seguire fino alla fine.1

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