Al via la missione Gaia: il costo…un miliardo di caffè

 Partita la missione spaziale Gaia, che disegnerà la prima mappa spaziale in 3D per guidare gli astronauti. In prima linea ben 8 osservatori astrofisici italiani – tra cui quello di Catania -. Ogni stella un euro, ogni stella un caffè…. un miliardo di caffè.

 

Una bambina che accarezza le stelle: questo è il logo scelto dall’ESA, che sintetizza la curiosità del genere umano verso l’Universo, per la missione Gaia nello spazio, che avrà la durata di 5 anni. Tutto questo allo scopo di censire almeno un miliardo di stelle della Via Lattea, la nostra galassia.

Costo dell’operazione? Un miliardo di caffè!

È come quando i cartografi hanno realizzato le prime mappe per guidare i capitani delle navi. Gaia misurerà milioni di stelle e tutti gli oggetti cosmici che riuscirà a raggiungere con telescopi e sensori. In cinque anni avremo la più grande mappa celeste mai realizzata’. Queste le parole di Mario Lattanzi, il ricercatore dell’Inaf dell’Osservatorio Astrofisico di Torino, responsabile del gruppo di coordinamento italiano.

L’operazione spaziale ha avuto inizio lo scorso 19 dicembre, quando il satellite Gaia è stato lanciato dalla base ESA in Guyana francese da un vettore Soyuz. A bordo, inutile dirlo, tanta tecnologia italiana. ‘Il lancio di Gaia è un nuovo grande successo per la scienza dell’ESA. L’obiettivo – sottolinea il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Enrico Saggese – è quello di fare precise e dettagliate osservazioni stereoscopiche di oltre un miliardo di oggetti, che fanno parte della nostra Galassia. Dai dati provenienti dai telescopi di Gaia ci aspettiamo, quindi, risultati di particolare rilievo nel campo dell’astrometria, notevolmente migliori rispetto ai risultati ottenuti dal satellite Hipparcos. Questa missione, come quelle passate, presenti e future, vede molta Italia impegnata in prima persona, grazie al contributo dell’industria e della ricerca che si svolge nel nostro Paese’. Sono ben 8, infatti, gli istituti e gli osservatori che contribuiranno alla riuscita della missione. L’Italia, infatti, tramite Inaf e Asi, partecipa al DPAC (Data Processing and Analysis Consortium) di Gaia con contributi dagli Osservatori Inaf di Bologna, Catania, Napoli, Padova, Roma, Teramo, Torino e Trieste e con lo Science Data Center dell’Asi. Di grande rilievo – sottolinea l’Asi – la partecipazione di Altec, che ricopre il ruolo di responsabile industriale del centro italiano di elaborazione dei dati della missione, il Data Processing Center Torino, del quale cura la progettazione, lo sviluppo e la gestione, in stretta collaborazione con l’Inaf e su contratto dell’Asi.

Gaia, quindi, non si limiterà ad analizzare stelle ma farà di più:  studierà migliaia di nuovi asteroidi e potrebbe, dicono gli scienziati, ‘scoprire centinaia di nuovi pianeti delle dimensioni di Giove e Saturno’.

A smistare le innumerevoli informazioni (che potrebbero essere contenute in 200 milioni di dvd), diversi centri di ricerca sparsi in tutta Europa, ma in Italia il «punto di raccolta» è la struttura Inaf di Torino, diretta da Mario Lattanzi.

Singolare è pensare che, al progetto, hanno partecipato tanti giovani ricercatori, molti dei quali precari.

I vantaggi di questa missione non sono certamente da sottovalutare, in quanto “mappare lo spazio dallo spazio”, evita l’ostacolo “atmosfera”, che ci riduce la “sensibilità” del telescopio, “velo atmosferico”, presente in certe notti, “nuvolosità”, che ci impedirebbe l’osservazione. In buona sostanza, ogni momento è buono per la ripresa.

Oltretutto, il modo più semplice di riprendere lo spazio da qui, sarebbe quello di impressionare una pellicola. Ci voleva una notte, una notte per una porzione di cielo. Dal satellite, invece, possiamo utilizzare sensori di appropriata sensibilità, che ci permetteranno di ridurre sensibilmente la durata di uno “scatto”, perciò una mappatura molto più veloce e accurata, che ci permetterà di cercare e trovare altre cose che non il semplice “mappare il cielo”.

Un plauso ed un grato ricordo, però, lo dobbiamo anche agli antichi astronomi greci, i quali erano capaci di catalogare un migliaio di stelle con l’ausilio del solo occhio nudo e di semplici calcoli geometrici: questo non dobbiamo dimenticarlo!

Ma l’obiettivo di Gaia è davvero “spaziale”: trattasi del più grande esperimento di Relatività Generale di sempre. Il satellite Gaia da 1,2 miliardi di dollari, con il più grande piano focale a mosaico CCD mai sviluppato prima per lo spazio, è il più grande balzo dell’Umanità nella comprensione dell’Universo: attivato l’Italian Gaia Alerts Network. Gli obiettivi della missione astrale Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sono molto ambiziosi, con numeri da urlo: produrre la prima Mappa tridimensionale della nostra Galassia – la Via Lattea – analizzando due miliardi di astri, rivoluzionando il mosaico di informazioni sui processi di formazione ed evoluzione stellare; condurre la caccia grossa ad oltre duemila esomondi extrasolari alieni; catalogare 200mila asteroidi nel Sistema Solare e 6000 nuove Supernovae; verificare la famosa equazione di Albert Einstein sull’equivalenza di massa-energia nella Teoria della Relatività. Ma Gaia non si limiterà a conta le stelle! Ogni stella sarà misurata 70 volte nell’arco della missione e Gaia riuscirà a determinarne la posizione, la velocità, la distanza dalla Terra, il colore e la luminosità. Lo farà grazie alla straordinaria fotocamera di cui è dotato il satellite: 106CCD ognuno da 9 milioni di pixel per un totale di un miliardo di pixel. Non scatterà fotografie vere e proprie ma saprà individuare stelle con una luminosità 400 mila volte inferiore agli astri visibili dalla Terra: Gaia ha occhi tanto potenti che sarebbero in grado di individuare una moneta da un euro posata sulla superficie della Luna. 

Oltre 50 compagnie europee sono state coinvolte nella costruzione del grande telescopio, 400 scienziati di 22 nazioni, tre anni di test per la integrazione dei sistemi scientifici e tecnologici della sonda, per una vita operativa di cinque anni prima di essere consegnata alla “Storia dell’Universo”. ‘Siamo molto orgogliosi di Gaia: è il frutto dell’Europa migliore’ dice soddisfatto Alvaro Gimenez, direttore Scienza ed esplorazione robotica dell’Esa, mentre Gaia comincia il suo viaggio verso le stelle. 

Chissà se il satellite,  nel suo viaggio da un milione e 500 mila chilometri (tragitto necessario per raggiungere il “punto lagrangiano numero 2”, una zona di spazio dove l’attrazione gravitazionale della Terra, del Sole e della Luna si annullano, evitando così che i potenti telescopi di cui è dotata Gaia subiscano interferenze), annovererà anche nel suo “censimento celeste” la casa di ET?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *