Al Teatro Stabile di Catania le “Sorelle Materassi” tra ironia e crudeltà

Al Teatro Stabile di Catania, dal 22 al 27 gennaio, la fortunata tournée che propone la versione scenica del romanzo di Aldo Palazzeschi le “Sorelle Materessi” con l’interpretazione di tre signore del teatro come Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati

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Ha debuttato martedì 22 gennaio al Teatro Verga di Catania, per la stagione dello Stabile etneo, in replica fino al 27 gennaio, lo spettacolo Sorelle Materassi, versione scenica del romanzo di Aldo Palazzeschi, diretto da Geppy Gleijeses e interpretato da Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati.

Le scene sono di  Roberto Crea, i costumi di Ilaria Salgarella, Clara Gonzalez, Liz Ccahua, coordinate da Andrea Viotti (Accademia Costume&Moda, Roma – 1964), le luci di Gigi Ascione, le musiche di Mario Incudine. Nel cast anche Gabriele Anagni, Sandra Garuglieri, Luca Mandarini, Roberta Lucca.

TRAMA

Ambientato nei primi anni del XX secolo a Coverciano, sobborgo di Firenze, narra la vicenda di quattro donne che vivono una vita tranquilla e isolata. Tre di esse (Teresa, Carolina e Giselda), sono sorelle: le prime due sono nubili, la terza è stata da loro accolta essendo stata respinta dal marito. Teresa e Carolina sono abilissime sarte e ricamatrici e vivono cucendo corredi da sposa e biancheria di lusso per la benestante borghesia fiorentina. Giselda, delusa dalla vita, tende all’isolamento e si lascia tormentare da un rabbioso risentimento. Una dose di popolaresco ottimismo e di serena saggezza è introdotta nella vita familiare dalla fedele domestica Niobe che tranquillamente invecchia insieme alle padrone.

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Tutto sembra scorrere su tranquilli binari quando nella casa giunge Remo, il giovane figlio di una quarta sorella morta ad Ancona. Bello, pieno di vita, spiritoso, il giovane attira subito le attenzioni e le cure delle donne i cui sentimenti parevano addormentati in un susseguirsi di scadenze sempre uguali. Istintivamente Remo si rende conto di essere l’oggetto di una predilezione venata di inconsapevole sensualità e approfitta della situazione ottenendo immediata soddisfazione a tutti i suoi desideri e a tutti i suoi capricci. Il sereno benessere della vita familiare comincia ad incrinarsi: Remo spende più di quanto le zie guadagnino con il loro lavoro e le sue pretese non hanno mai fine. Giselda è l’unica a rendersi conto della situazione ma i suoi avvertimenti rimangono inascoltati. A poco a poco Teresa e Carolina spendono tutti i loro risparmi per soddisfare le crescenti esigenze del nipote, poi iniziano a indebitarsi e infine sono costrette a mettere in vendita la casa e i terreni che avevano ereditato dal padre. Alla fine, sopraffatte dall’incombente miseria, le sorelle acconsentiranno a firmare una cambiale con cui ipotecano completamente tutti i loro guadagni.

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In seguito Remo lascerà la casa delle zie e si fidanzerà con una ricca ereditiera americana. Tornato a Coverciano per il matrimonio, confesserà velatamente alle sorelle Materassi che in realtà il suo amore per la ragazza è del tutto interessato, e che probabilmente la lascerà una volta che non le servirà più. Le zie mostrano freddezza nei confronti della fidanzata di Remo, e partecipano alle nozze con riluttanza e gelosia, confortate esclusivamente dal pensiero che prima o poi Remo tornerà a stare con loro. Subito dopo il matrimonio il ragazzo parte e non tornerà mai più a Coverciano. Teresa e Carolina, ormai cadute in disgrazia e povertà, riescono a tirare a campare svolgendo piccoli lavori di sartoria. Giselda, l’unica ad aver capito quanto Remo le abbia sfruttate, è rimasta con loro per spirito di carità, ma abbandona la casa in seguito a un furioso litigio che ha come oggetto il nipote. Finalmente rassegnate al fatto che Remo non tornerà mai più, Teresa, Carolina e Niobe vivranno nel triste ricordo del ragazzo, ancora pregno di amore nonostante il male che questi ha fatto loro.

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E così tra capricci, richieste improbabili e falsi ravvedimenti sono già trascorsi 60 minuti di spettacolo, senza che la narrazione abbia perso ritmo e intensità e senza grandi stravolgimenti di scena. Quasi l’intero atto si svolge tra le mura o al massimo nel cortile di casa delle sorelle: l’unico momento in cui si annullano, almeno idealmente, le pareti della villa e la routine di una vita sempre uguale è il fatidico matrimonio di Remo con la ricca ereditiera d’America Peggy (Roberta Lucca). Uno dei momenti più comici (irresistibili le due zie vestite da caste spose) e tragici dell’intera rappresentazione (intenso e commovente il momento in cui le due sorelle si spogliano dell’abito da cerimonia per ritornare rassegnate alla vita di sempre e per di più senza Remo). Ma anche uno dei più significativi, in cui la vera natura dei legami familiari e non si palesa, mentre si inizia a pregustare un finale tristemente noto (eppure mai privo di speranza), in perfetto stile Palazzeschi.

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