Al teatro Sangiorgi di Catania “Agata, Vergine e Martire” dramma religioso di Pino Pesce

Spettacolo universale e sempre attuale. In scena 100 artisti per onorare la Santa Patrona Etnea.

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Il regista Pino Pesce autore di “Agata Vergine e Martire” rende omaggio, con convinzione, ma sopratutto  testimonianza eloquente e commovente al dramma religioso portando in scena uno spettacolo di successo e sempre attuale parlando di Agata “anima buona e geniale”.

Operazione sicuramente rischiosa ma vincente, un omaggio devoto e lucido al quale ha creduto fermamente il presidente del Comitato dei festeggiamenti Agatini Riccardo Tomasello.

Ha presentato lo spettacolo Lella Battiato Majorana, ha portato i saluti di Tomasello e istituzionali salendo sul palco la dott.ssa Fulvia Caffo, già soprintendente ai BB. AA. CC.

Un messaggio anche sociale e culturale per un lavoro multimediale e il régisseur rompe i canoni tradizionali per uno spettacolo che doveva essere “teatro di strada”, ma adattato con successo al palcoscenico.

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“Ho cercato di ritornare indietro nel tempo, sottolinea Pesce, recuperando la sacra rappresentazione medievale attraverso una visione manicheistica, la lotta tra il bene e il male tipica del medioevo, che trasferisco dentro la visione cattolica per far trionfare il bene”. Cattolicesimo e manicheismo, fondato dal profeta iraniano Mani all’interno dell’impero sasanide (III sec. d. C.), si incontrano in questa sintetica elaborazione  di cosmologia dualistica.

Ma ecco che il nostro regista fa riemergere il bene riprendendo anche la “provvida sventura” di Manzoni, Pesce fa riecheggiare, nell’immaginario collettivo, sicuramente con sostanziali differenze la figura Ermengarda (moglie di Carlo Magno ripudiata) morente tra il pianto delle suore che diventerà oppressa e le si aprono le Porte del Paradiso “in te collocò la provvida sventura”.

Una figura retorica di due termini di significato opposto che ci riportano ad Agata, santa giovinetta che invece ha subito con coraggio e determinazione l’oppressione.

Nonostante sulla Terra trionfi il male, nel regno dei Cieli trionfa il bene, Agata ne è il simbolo, una stella che brilla nel buio del mondo e dà luce e conforto e qui nasce la contemporaneità ben espressa dall’autore.

Cento artisti in scena e alita ineffabile e potente la misticità della Santa, un fondale che si alterna tra luci e ombre, un cerchio di sole/luna ed è tragicamente tutto e niente, stuzzicando l’idea di scena-non scena del coreografo Alfio Barbagallo.

Un cast affiatato ha rappresentato il dramma: Verdiana Barbagallo  ha interpretato Agata, trasmettendone la fede con il suo sguardo estatico e di rapimento, e dà un valore aggiunto alla sua figura ieratica. Giuseppe Parisi (Quinziano), un giovane attore emergente che è riuscito a trasmettere vibrazioni alla platea nonostante il ruolo difficile, il cattivo dello spettacolo. Una voce suadente e affabulante coinvolge il folto pubblico, trasportandolo nei tempi storici: Pasquale Platania, il Narratore.

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Un plauso va al resto del cast: Nino Spitaleri (Vecchio e Mario Rapisardi), Jakov Greebe (San Michele Arcangelo), Gabriele Ricca (Lucifero), Tania Marino (mamma di Agata), Laura Miano (danzatrice); e poi: Luca Sinatra, Salvo Gambino, Pippo Ragonesi, Jonathan Barbagallo, Clara Ferruccio, Aurora Guglielmino, Giulia Blanciforti, Lorena Lattuca, Martina Trovato, Gabriela Contarino, Chiara Apa, Rossella Motta, Giulia Pagliaro, Federica Longo, Chiara La Mela, Maria Nicosia, Alessandra Di Mauro, Pia Lattuca, Paolo Messina, Rebeca Vacaroiu, Noemi Fiammingo, Agnese Platania, Alessia Arena, Alessia Putrino, Chiara Motta, Martina Zenta, Giordana Aiello, Andrea Guglielmino, Paolo Messina, Antonio Nicosia, Antonio Rosa.

Ad esaltare le musiche il rinomato Coro Lirico Siciliano, diretto magistralmente da Francesco Costa, creando un’atmosfera celestiale “aperti sempre alle collaborazioni e alla politica del fare; le collaborazioni aiutano anche alla crescita culturale e personale… le cantate per la Santa esprimono anche la grande vena compositiva degli autori”.

La Schola cantorum Scuola Media “Q. Majorana”, diretta da Norma Viscusi, ha reso brillantemente  la performance: gruppo di recente formazione, studenti vocati, delle classi spalmate tra prime e seconde. “Impresa  ardua e alunni coinvolti emotivamente intensamente, abbiamo lavorato in poco tempo sui canti, spiega Viscusi, in particolare sul testo Stans Beata, che li ha trasportati sia dal punto di vista delle linea melodica che di contenuto, sebbene sia in latino si lascia intendere facilmente. Importante esperienza non solo musicale, ma anche formazione globale verso il bello”.

Il Trucco e parrucco sono dell’Educational Center di Motta Sant’Anastasia;  i costumi di Liliana Nigro; l’accoglienza studenti dell’Istituto Alberghiero “K. Wojtyla” di Catania, capitanati dal prof. Salvatore Anello.

Una regia accurata, che con equilibrio ha innestato modalità sincroniche tra momenti coreografici con quelli canori e recitativi

Un’attualità percorre il dramma che stimola il religioso che c’è in ognuno di noi, sicuramente un messaggio con valore pedagogico, Pesce regista socratico/maieutico, lo arricchisce attraverso i canti angelici e soavi dei cori, che esaltano il mistico potenziale del nostro es, “per allontanare il bruto, afferma il régisseur, come sosteneva Pico della Mirandola, e far emergere l’angelico che alberga nei nostri cuori: entra però in gioco anche il nostro libero arbitrio la libertà di scelta che deve rivolgersi al divino”.

Un’operazione teatrale di successo da cui viene fuori l’anima buona collettiva che mette alla prova la bontà degli uomini.

La platea, trasportata nei tempi storici ma anche attuali, ha risposto con vigorosi applausi.

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