Al Teatro Machiavelli di piazza Università a Catania per sostenere i Briganti di Librino

Il controtenore Riccardo Strano e il chitarrista Davide Sciacca, reduci da successi internazionali, si esibirono nel Counter Irish project con grande successo e positivo riscontro

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Una ambientazione che ha scritto la parte popolare della storia del teatro ottocentesco catanese, il fu teatro Machiavelli nella porzione inferiore del palazzo dei Marchesi di san Giuliano in piazza Università a Catania, ridestato a nuova attività da qualche anno mercè l’opera dell’Università etnea, con la collaborazione del festival Magie Barocche (e vi fu la presenza del professore Marcellino a certificarlo), ha dato vita la sera del 21 gennaio, al “Counter Irish project”, un concerto di musiche irlandesi per voce e chitarra, finalizzato alla raccolta di fondi per la ricostruzione della palestra del quartiere di Librino distrutta da un vile atto doloso nei giorni scorsi, privando quel rione difficile  e l’Associazione i Briganti che la cura, di un luogo importante per evitare derive nefaste ai ragazzi.

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La scelta dell’evento è stata curata da due artisti noti al pubblico degli amanti della musica: il controtenore Riccardo Angelo Strano, orgogliosamente catanese ma che càlca i palcoscenici del mondo col suo repertorio (Monteverdi, Haendel, Hasse tra gli autori che interpreta) e la voce dai toni rari e raffinati, e il chitarrista e docente Davide Sciacca, anch’egli dalla intensa attività concertistica internazionale: basti dire che, accompagnato dalla violinista Marianatalia Ruscica, per ben due volte si è esibito al cospetto di Sua Maestà la Regina Elisabetta II.

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La sperimentazione di musiche folkloriche dell’antica EIRE, da cui deriva il termine Irlanda, come ha mitologicamente e spettacolarmente spiegaro Riccardo Strano nei suoi intervalli tra un brano e l’altro ove ha intrattenuto il pubblico, è congeniale ad un certo “sporcarsi le mani” (scritto in nota del concerto) il quale invero altro non è, a parer nostro,  che una forma di ricerca della purezza dalle sozzùre della ipocrisia imperante nella sua quintessenza, come vediamo ognora nella attuale società. E ricercare e reinterpretare codesti brani della tradizione popolare irlandese fu, per lui come per il chitarrista Sciacca, una ricerca delle comuni radici siciliane (due isole, due storie differenti ma anche molto simili) e internazionali.

La voce controtenorile di Strano ha melodiato nelle sue forme più ricercate, fra acuti accennati e ceselli inseriti, diverse cantiche tra le più note al popolo irlandese, come anche altre meno conosciute: da Peggy Gordon a Red is the rose; mentre la chitarra classica di Sciacca, con Gayowen e Robin Adair, ha scelto di scrivere dei cameo musicali di particolare bellezza.

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Si apprezzò particolarmente la versione di Danny boy sia tradizionale che in senso jazzistico; è vero che la scelta di proporre musiche irlandesi può attrarre un pubblico non foltissimo, però bisogna anche riconoscere il coraggio artistico dei due interpreti, che hanno saputo condividere con i convenuti, il frutto delle proprie ricerche, che formeranno un cd di prossima uscita.  E se le canzoni cantate da Strano furono su tematiche classiche, dall’amore al rimpianto alla nostalgia, gli è che tali argomenti riguardano tutti i popoli e tutte le nazioni: forse mancò la narrazione tartufesca e menzognera e corrotta nell’anima, che ha saputo dare (trattandosi di un teatro che ha nome dal gran fiorentino) “La mandragola”, ove si vede che esiste solo il potere del denaro e tutto si corrompe, anche gli aspetti migliori dell’essere umano: ma questa è prerogativa tutta italica, probabilmente i nativi irlandesi sono più lontani di noi da questi intrecci perversi. Indi, bravi gli artisti per una serata di buon livello.

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