AL TEATRO COMUNALE DI LATERINA PERGINE VALDARNO (AR), RIFLESSIONI SUL LIBRO DI MARCO TERMENANA “MIO FIGLIO. L’AMORE CHE NON HO FATTO IN TEMPO A DIRGLI”

Non solo identità di genere indefinita e isolamento ma anche dialogo genitori figli. Disagi giovanili dovuti da un'identità di genere indefinita e isolamento: sabato 11 dicembre alle h. 21.15, presso il Teatro Comunale in Via San Giuseppe 32, l'Associazione Teatrale " Dritto e Rovescio" presenta il libro "Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli" di Marco Termenana (pseudonimo), cioè il libro uscito agli inizi di giugno.

La serata rientra nell’ambito della VI stagione teatrale edizione 2021/2022Dove eravamo rimasti” ed è organizzata per conto dell'Amministrazione Comunale di Laterina Pergine Valdarno. Dopo i saluti del Sindaco, Dottoressa Simona Neri, introduce il Vicesindaco e Assessore alla Cultura, Associazionismo e Politiche Giovanili, Architetto Andrea Sordini. Ma chi è Marco Termenana? Con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato GIUSEPPE nel 2016. I romanzi sono ispirati al suicidio realmente accaduto nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014 a Milano, città in cui vive, di Giuseppe, il figlio all'epoca ventunenne (il primo di tre), quando cioè apre la finestra della sua camera, all'ottavo piano di un palazzo, e si lancia nel vuoto. Si racconta il mal di vivere di un essere che si è sentito sin dall'adolescenza intrappolato nel proprio corpo e, infatti, è anche la storia di Noemi, alter ego femminile che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui si toglie la vita. Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche e soprattutto di sofferto e mortale isolamento, al secolo hikikomori. Giova precisare che dal 5 luglio u. s., l’ultimo libro, in linea con il precedente, sta mietendo riconoscimenti nei Concorsi Letterari di tutta Italia e il 27 novembre è arrivato al decimo nell’arco dei suoi seppur pochi mesi di vita. E perché aprire le porte a questo autore, un salernitano naturalizzato milanese, e ospitare "Mio figlio" a Laterina Pergine Valdarno? Ce lo dice il Vicesindaco Architetto Andrea Sordini: "Riceviamo Marco con grande piacere perché per storie profonde e toccanti come la sua, non esistono piccoli o grandi campanili e l’unico vero augurio che mi sento di poter porgere al mio territorio, è quello di poter prendere il massimo dalle riflessioni che ci induce a fare ascoltandolo.” Questo invece quanto dichiarato dallo stesso autore: “Ho scritto solo per commemorare Giuseppe ma se la storia gira per tutta Italia sono contento. Credo che non ci si debba mai stancare di parlare ai figli, anche quando e se ci beffeggiano, e non è mai il momento sbagliato per parlare loro di certi argomenti. Mi è stato anche chiesto se penso che gli studenti delle scuole medie leggano un libro come il mio di 386 pagine. A parte il fatto che penso di sì, ma ciò è irrilevante, perché anche se leggono solo la lettera che ha lasciato Giuseppe riportata nel testo, o il libro gira tra i banchi con la guida dei docenti, l’obiettivo di responsabilizzazione è raggiunto e, anzi, quella è l’età migliore”. La testimonianza di quest'uomo che si inventa di tutto pur di portare in territorio "amico" un rapporto con un figlio difficile, indipendentemente dal problema che può variare da famiglia a famiglia e da relazione a relazione, riesce quindi a toccare l'animo dei più, fino a mettere in discussione il proprio ruolo di figlio e di genitore, per chi lo è. Alla fine, però, poi di fatto, stimola anche tutti gli altri soggetti della "filiera" educativa, ognuno per la sua competenza (dirigenti scolastici, docenti, psicologi ed educatori in senso lato) e diventa d’esempio indipendentemente dalla genitorialità, quale risposta a tutte le avversità della vita. E allora, sotto ragazzi e in bocca al lupo Giuseppe!

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