Al Teatro Antico di Taormina gran successo del Nabucco

Magistrale e applaudita regia di Enrico Stinchelli.

L’originale allestimento del Nabucco di Giuseppe Verdi, proposto da Taormina Opera Stars, sarebbe piaciuto a Richard Wagner: l’orchestra come sfondo della scena, peraltro, è accorgimento per esaltare l’esecuzione vocale mettendola al riparo dalle “coperture” orchestrali; certo per i cantanti si è trattato di lavorare senza rete, senza i segnali del direttore d’orchestra Eddi De Nadai: uno stress compensato dalla pienezza della resa. Stinchelli ha poi carezzato le nostalgie di Bepino da Busseto istallando una banda sotto una volta laterale del Teatro Antico, adiacente alla scena: un grande lavoro di fonica, sulle direttive del regista, per sondare ed esaltare le potenzialità sceniche e acustiche del monumentale teatro.

Un briciolo di originalità e sperimentalità non guasta se si vuole il rilancio della prestigiosa località turistica siciliana anche sul piano culturale, variando l’offerta tra tradizione e innovazione. Sviluppo della scena in larghezza, per esaltare l’impianto monumentale. Stinchelli ha creato un Nabucco brillante, vivido, con musica frizzante per rilanciare Taormina e riaccordarci con la musica, congiungendo il rigore formale con il massimo di emotività, affrontando da diverse prospettive la costruzione dell’identità musicale per un dialogo tra individui e culture differenti affrontando il bello e il vero, verità e bellezza.

È l’estate la stagione degli anfiteatri che si popolano di turisti, arrostiti dalle giornate passate in spiaggia e Taormina Opera Stars alla sua prima edizione li accoglie e coccola coinvolgendoli, con Stinchelli che riesce a coniugare tra lirica e struttura registica un equilibrio, attraverso i suggerimenti che dà la musica e il suo mondo interiore, sogno e visione. Un’opera con giovani talenti vocali provenienti da ogni parte del mondo,con un lungo lavoro selettivo dove ruotano anche i big, motore dell’opera il baritono Alberto Gazale, uno dei massimi interpreti attuali richiesto più volte da Muti alla Scala e nei più grandi teatri del mondo.

Con la sua esperienza porta in scena un Nabucco, con gioia feroce ma anche sofferente, trasandato e con abbigliamento lacero che il regista fa diventare cieco per poi redimersi, interpreta un re di Babilonia di alto livello, così, quando un fulmine scoppia sul suo capo, atterrito, sente strapparsi la corona da una forza sopranaturale ed ecco che la follia appare in tutti i suoi momenti, ma a tanto scompiglio Ah, perché, perché  dal ciglio / una lagrima spuntò? L’azione si svolge attorno a un re che rivolge le più imploranti suppliche al Dio degli ebrei se gli ridà la vita di sua figlia Ismaele deh, perdona, deh, perdona / ad un padre che delira! / Deh, la figlia mi ridona, / non orbarne il genitor!

Un padre cieco di dolore, come sottolinea il regista, che introduce delle novità evitando impostazioni scontate e polverose, vecchie realizzazioni all’aperto di opere ridotte spesso a scimmiottamenti, affronta la sfida e il cambiamento inquadrando la lirica in questa epoca, avvicinandola al linguaggio di tutti: “un Nabucco diverso da quello oleografico, tradizionale e a volte un po’ comico, composto da barbe finte e scudi di latta. Assisteremo a una prospettiva  di   Nabucco visto attraverso la  sensibilità  e  gli affetti  dei  cantanti di  oggi. Le  angosce  e  i dubbi  del  protagonista  diventeranno le  angosce e  i  dubbi dell’interprete,  il soprano  troverà  l’Abigaille  che  è  in lei, la  coppia  Ismaele-Fenena  sarà  veramente una  coppia  che  si  ama  rischiando la  vita….tutto  questo  in un  2015  che   agirà  sulle  ceneri del  Nabucco, sui resti  di un Nabucco tradizionale  che abbandonerà  i  suoi costumi  e  le  sue  attrezzerie  a  terra, come  dopo una  cruenta  battaglia”.

Continua con un sorriso profondo e da musicologo “Bisogna fare uscire il Nabucco che c’è dentro di noi, e non a caso Verdi sottolineava gli spettatori sono come coautori, vivono attivamente l’opera”. Il tratto paterno dolente e infelice di Nabucco si esprime nel più grande coro verdiano, il risorgimentale Va pensiero, dove il popolo ebreo dà l’addio alla propria patria e anche alla vita stessa; un inizio sommesso e lamentoso per esplodere in modo travolgente suscitando emozione a seguire che si riversa sul pubblico, spezzando il silenzio con lunghissimi applausi.

L’interpretazione di Abigaille (Rabeka Lokar) personaggio difficile da rappresentare, oltre all’anima e sentimento anche attrice in scena, donna amazzone sempre con la spada in mano, voluta così dal regista, dalla vocalità vibrante e attraverso cabalette, ritornando gli squilli guerrieri esprime la sua tensione drammatica con un’estensione in alcuni momenti anche da soprano leggero. A conclusione la banda intona di nuovo la marcia funebre e Fenena con l’unica aria messa a disposizione dal compositore “Oh dischiuso è il firmamento” un pezzo raccolto, dolcissimo, ribadisce in tutto la femminilità del personaggio e poi il gran finale dove Abigaille chiede perdono a Jeovha per i suoi delitti e muore in sol maggiore, come le eroine tenere e romantiche.

 

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