Al Liceo Classico Spedalieri la presentazione di “Cosa Vostra”

Al Liceo Classico “N. Spedalieri” il giovane scrittore Giallombardo ha presentato il libro “Cosa Vostra”, un percorso storico e antologico attraverso l’opera di Pippo Fava e altri autori per approfondire, dialogare sulla mafia del terzo millennio. Sono intervenuti l’Associazione “Libera” di Catania e la famiglia Fava con la Fondazione

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Fabio Giallombardo, noto studioso padovano, con genitori siciliani, ha studiato a fondo il fenomeno mafioso sul piano storico, antropologico ed i suoi rapporti con le Istituzioni, approfondendolo in maniera esaustiva nel suo ultimo lavoro “Cosa Vostra”, presentato a un folto pubblico colto e interessato del liceo classico statale “Nicola Spedalieri”, evento promosso da Valentina Agosta libreria Mondadori Catania. Interessante antologia ragionata attraverso l’opera di Pippo Fava, e le citazioni di altre testimonianze denotano il filo narrativo analitico tessuto dall’autore. Un percorso che tocca le principali tappe della storia italiana,facendo dialogare tra loro i brani citati e fornendo le conoscenze necessarie per una piena comprensione degli eventi. Apre i lavori porgendo i saluti Daniela Di Piazza, Dirigente scolastico,  che interviene con toccante partecipazione “la mafia ha distrutto una nazione e i nostri ragazzi devono sapere, l’antologia è un ottimo supporto didattico per le scuole superiori e abbraccia 150 anni di storia italiana, affrontando le principali questioni legate alla legalità”. Introduce abilmente l’evento letterario la docente Adriana Cantaro presentando l’autore docente di lettere al liceo classico di San Benedetto del Tronto e svolge attività seminariali per docenti e studenti per l’educazione alla legalità. Con i protagonisti dei suoi racconti non possiede il pathos della distanza anche se allontana da sé incongruenze e cedimenti, raccontando un’Italia purtroppo fragile. Con il romanzo “La bicicletta volante”, una trasposizione letteraria degli anni delle stragi, ha vinto il premio “Ninni Cassarà” e finalista del “Piersanti Mattarella”. Giallombardo spiega le tappe storiche: dalla demistificazione della retorica patriottica dell’impresa dei Mille di Garibaldi alla violenta soppressione dei Fasci Siciliani, dal banditismo di Salvatore Giuliano all’assassinio di De Mauro, raccontando gli eventi dell’ultimo scorcio del Novecento: rapporto fra traffico di droga, Stato e riciclaggio del denaro e ancora fra malavita politica ed emigrazione. Grandi temi legati alla mafia e istituzioni, letti attraverso Fava: romanzi e drammi, articoli di giornale e opere di saggistica non tralasciando le voci di intellettuali e scrittori, magistrati e giornalisti che hanno analizzato a fondo il fenomeno. Sottolinea l’autore “un viaggio che precede la nascita di Pippo Fava e prosegue dopo la sua morte, grazie alla profondità profetica delle sue parole”, continua “lavorando con i ragazzi ho scritto un libro per le scuole anche usando un sistema retorico, per sviluppare l’essenza critica, pizzicare i ragazzi”. Giallombardo con enfasi evidenzia come l’abolizione della servitù della gleba, ottenuta nel 1812, svincolò gli intermediari dai loro datori di lavoro aristocratici poiché, chiosa “in assenza di un rigido sistema feudale, ingiusto ma sostanzialmente stabile e conservatore, i baroni si affidarono a una rete di personaggi che si strutturò in modo e interesse autonomo (dai gabelloti ai campieri), creando un sistema di potere segreto non riconosciuto da alcuna autorità formale, che acquisì il dominio sulle campagne e quindi sul territorio basato sulla violenza”.  La mafia ha una genesi arcaica: il crollo del sistema feudale non è stato sostituito, se non dalla mafia di tipo borghese agraria e deviata, basata sull’invisibilità e l’onnipotenza”. Riprendendo le parole di Fava “la mafia nata per proteggere la proprietà privata estende il suo governo a tutta l’economia dell’Isola alle cariche pubbliche e alla politica sostituendo lo Stato nella funzione istituzionale e aggredisce lo Stato stesso”… la mafia sconfitta purtroppo rinasce!!!

20170912_163011Il testo postula una riflessione seria, partendo dal territorio e dalle scuole avvicinandosi ai giovani con l’informazione e offrire un futuro migliore alla collettività, scoprire i punti di forza della società per lottare e agire; un identikit della mafia del terzo millennio, un pregio dell’autore è riuscire a riportarla alla contemporaneità creando un sito riservato agli insegnati che hanno adottato “Cosa Vostra”, infatti contiene una serie di supporti, proposte, ampliamenti e approfondimenti per l’attività didattica; un percorso didattico con esempi di lezioni approfondite e illustrate attraverso power point. Prende la parola Giuseppe Maria Andreozzi che fa parte della famiglia Fava, con trasporto emotivo, apprezza il lavoro dell’autore che illustra un iter ai ragazzi attraverso la complessa personalità di Fava, un’abile attività di tecniche di scrittura; egli usava incipit “noi siamo mafiosi da tremila anni”; Fabio e Fava sono distanti, ma li avvicina l’onestà.

Francesca Andreozzi insiste che bisogna far capire ai ragazzi come si lotta contro la mafia e divulgarlo nelle scuole.

Maria Teresa Ciancio presidente Fondazione Fava osserva con acume “abbiamo voluto con la nostra fondazione riportare Fava alla sua natura vera, grande intellettuale a tutto tondo e non un eroe ammazzato dalla mafia… riteneva che i siciliani potevano nascere grandi artisti culturali”. Questo libro riesce a far rivivere passo passo la storia siciliana e la mafia che i ragazzi ignorano.

Giuseppe Strazzulla, attivo componente direttivo provinciale di “Libera”. Associazione nomi e numeri contro la mafia (Don Ciotti), dichiara con orgoglio che “il liceo classico statale Spedalieri è l’unico presidio scolastico della provincia di Catania, della nostra associazione composto dagli stessi studenti e i percorsi scolastici sono favoriti dal libro”.

Il potenziale di “Cosa Vostra” è la sua modernità, l’elemento tecnologico, inserito nella modernità e la continuità nell’intreccio istituzionale, un didattica storica della mafia che fa confrontare e ha bisogno dispiegare una dialettica difficile con due obiettivi: cultura e giustizia. Non mancano gli accenni alla mafia americana e intrecci con Vito Genovese. Una memoria di contenuti non celebrativa ma di analisi da dove emerge l’assenza dello Stato. Fra i relatori Carmelinda Comandatore social media strategist che ha sottolineato l’importanza della comunicazione attraverso la libera lettura e scrittura.

Apprezzati i brani letti con enfasi da Alessandra Andreozzi, dove alla fine completa con le parole di Fava “bisogna lottare per una società dentro la quale non ci siano più poveri, lottare contro la  mafia […] e per fare questo bisogna che la scuola […] sappia stare dentro la politica, nel senso greco del termine,vale adire come una cosa che guardi al bene comune […] perché se noi saremo capaci di fare giustizia, non solo giustizia nei tribunali ma giustizia dentro ognuno di noi e nella società, allora potremo dire di essere sicuri di poter sconfiggere la mafia e soprattutto potremo essere sicuri di essere degli uomini che abbiano in tasca la loro dignità e la loro libertà”.

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