AGONIA DEL TEATRO DA DPCM E NON SOLO

Il Covid19  porta via ogni certezza lasciandone solo una: la crisi economica.

 

Palcoscenici ricolmi di polvere, sipari calati, pesanti. Battiti lenti, quasi agonizzanti così come lo sono i battiti  della cultura, in questi difficili ed affannosi anni dominati da un padrone invisibile chiamato Corona Virus. Lui, messo lì sul suo trono uccide  ed imbavaglia l’umanità, portandogli via tutto, salute, affetti, certezze, stabilità, sogni, dignità e tutto ciò che di fondamentale ed effimero riveste l’ arte:  il senso stesso della vita.

Il genere umano sta attraversando un cambiamento epocale, lo sta vivendo sulla sua pelle, lo sta subendo nella mente, nell’anima, nel modo di percepire i propri simili. Lo sta respirando attraverso l’anidride carbonica della propria mascherina, la stessa che probabilmente filtra anche le emozioni.

In questo quadro, mal incorniciato, da post guerra, sembra sia  impossibile ridipingere ciò che forse, quando vissuta, recava noia all’uomo stesso: la normalità.

La vita a cui si era abituati non esiste  più,  e chissà per quanto tempo ancora.  Si potrebbe pensare che non ci sia  più una categoria  sociale non devastata intimamente dal Covid19. E l’arte, tra queste, ne piange amare conseguenze.

Il vuoto delle sale è stridulo, il silenzio è  assordante, l’ orchestra non comincia a suonare ed il pubblico non può più applaudire, per lo meno non dal vivo.

Tra un Dpcm e l’atro ed  “Una strega comanda colori” anche gli artisti e tutte le maestranze legate al meraviglioso mondo della creatività umana, soffrono maledettamente le restrizioni fisiche ed economiche che il virus sta crudelmente regalando loro.

 

Il cambio di scena comporta nuove direttive, non sempre facili da attuare.

La crisi economica non consente grandi messe in opera, il teatro è stato colpito intimamente, bisogna cambiare abito di scena seguendo un copione scritto giorno dopo giorno.

E’ tutto così reale ed  allo stesso tempo profondamente triste. L’innovazione, diventa così, necessaria, ma senza inquinare però l’originalità della cultura e della storia da cui proviene, senza rinnegarne  importanza e  tradizione.

Nei teatri nascono delle nuove scuole di pensiero che talvolta non collimano con le vecchie abitudini difficili da cambiare. Fatto sta, che non ci si deve e non ci si può dimenticare dei grandi maestri del passato, che attraverso l’arte e le sue espressioni hanno portato anche sul palcoscenico, persino le più piccole sfumature dell’animo umano. Sfaccettature di vita rese emozioni leggibili dall’intero pubblico, che dal buio della sala rompeva il religioso silenzio con una risata a cuore aperto, per esternare infine il proprio immediato consenso con uno scrosciante applauso a lode degli attori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *