Catania, un successo “Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij

Successo del balletto dell’Opera nazionale di Odessa al “Bellini” di Catania con Lo Schiaccianoci di Čajkovskij.

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“Il bello della diretta” e “the show must go on” sono più che mai parole d’ordine per il Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania che in questa stagione di lirica e balletto 2017 sta incontrando singolari contrattempi. Anche per il secondo titolo del cartellone, il balletto Lo Schiaccianoci musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij su libretto di Marius Petipa e Ivan A. Vsevolozskij, si è dovuto  cambiare il direttore d’orchestra. Certo, non avere sul podio Boris Bloch ha privato il Balletto dell’Opera Nazionale di Odessa di quella fusione di sensibilità ucraine che sarebbe stata di grande interesse ed effetto, ma il sostituto Paolo Paroni non ha demeritato.

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Le riduzione teatrale a fini coreutici del racconto Der Nussknacker und Mausekönig di Ernst Theodor Amadeus Hoffman combinato  con l’Histoire d’un casse-noisette di Alexander Dumas padre è andata in scena secondo la famosa coreografia di Marius Petipa, Lev Ivanov, Alexander Gorskij. Non è stata un’esecuzione banalmente scolastica, bensì uno spettacolo da vedere e godere: i personaggi principali scaturiti dalla fantasia di Hoffman mostrano sfumature e risvolti anche inquietanti, poi edulcorate nel remake di Alexander Dumas padre; nemmeno il libretto che ne ricavò Petipa si è affrancato dalle ambiguità hoffmaniane, per Claudio Magris “di poliedrica ampiezza spirituale”, che rendono la storia affascinante ed hanno sempre dato il destro di opinare e mettere in evidenza molteplici contraddittorie nuance tenendo in vita un dibattito che si rinnova ad ogni rappresentazione da 125 anni ad oggi, da quella ‘prima’ trionfale del 18 dicembre 1892 al teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

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Le diverse interpretazioni hanno calcato la mano ora sull’aspetto onirico ora su quello psicanalitico o puramente magico, se non diabolico, recuperando le cupe atmosfere del “racconto” di Hoffmann, rendendo paurosa la battaglia contro il Re dei topi e il suo esercito. Altre edizioni hanno puntato sulla variegata gamma delle danze, da quelle di carattere al trascinante Valzer dei fiori, fino al suono della rarefatta celesta che guida le movenze della Fata Confetto.

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La storia, in effetti, gira sul registro del magnetico misterico magico Drosselmeyer: è lui il cardine, lui assegna la cifra fiabesca onirica, nonché ruolo e sorte di Maria Clara; chiave di lettura o chiave di volta che sia, è su Drosselmeyer che poggia l’impalcatura e la scelta del regista chiamato a stabilire se, tra le pieghe del racconto, abbiamo lo sbocciare dall’infanzia all’adolescenza della fanciulla, la traccia di un percorso iniziatico o un racconto di Natale. Stimiamo riduttiva quest’ultima interpretazione che trasforma in grottesco un racconto ricco di spunti,umori, atmosfere.

Il balletto dell’Opera nazionale di Odessa è compagine prestigiosa che vanta un ricco repertorio e un vissuto artistico di prim’ordine, annoverando nel proprio organico, in storiche stagioni, étoile di valore assoluto come Anna Pavlova, Galina Ulanova, Maya Plisetskaya. L’allestimento andato in scena al “Bellini”, scene Olena Gavdzinskaya costumi Nadya Shvets, è stato affidato per i ruoli principali a Maria Polyudova (Maria-Clara), Vladimir Statnyy (principe Schiaccianoci), Dmytro Sharai (Drosselmeyer), Andriy Mikhalikha (re dei topi); di grande effetto le danze spagnola, cinese, orientale, russa, francese e il valzer dei fiori.

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Una bella edizione curata ed efficacemente supportata dal complesso orchestrale del Teatro che il pubblico ha mostrato gradire. Si segnala il libretto di sala con saggi intelligenti e colti di Mario Pasi e Virginia Cacchi.

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