“Una persona unica in tutti i sensi”: Marco Pantani

“Una persona unica in tutti i sensi”: Marco Pantani. Parla Roberto Pregnolato, massaggiatore storico del Pirata.

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Marco Pantani fonte Eco di Bergamo

Roberto Pregnolato, massaggiatore modenese, è una tra le figure più significative del ciclismo italiano. Il suo nome è legato indissolubilmente a quello di Marco Pantani. Pregnolato infatti ha condiviso con Marco ben 14 anni della propria vita, seguendo passo passo tutto il susseguirsi degli eventi nella carriera e nell’esistenza del Pirata. Dopo la scomparsa di Pantani l’attività professionale di Pregnolato si accosta a quella di Riccardo Riccò. Recentemente il massaggiatore emiliano ha rilasciato delle dichiarazioni molto nette sulla vicenda di Marco, e sulle circostanze controverse legate a Madonna di Campiglio. Approfittando della sua disponibilità abbiamo portato i microfoni di Globus Magazine da Roberto Pregnolato per ascoltare la sua versione dei fatti.

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Marco Pantani e Roberto Pregnolato fonte Gazzetta di Modena

  1. Che ricordo ha di Marco dal punto di vista caratteriale e atletico?
  1. Ho un bel ricordo di Marco. Lui era una persona unica in tutti i sensi.

  1. Al termine di una dura tappa di montagna, quali erano le condizioni fisiche e mentali del Pirata?
  2. Le condizioni fisiche e mentali erano ottime. Posso garantire che erano come alla partenza. Impressionante.

  1. Quale tra le sue vittorie l’ha fatta maggiormente emozionare?
  2. Ogni sua vittoria mi faceva emozionare, ma in maniera particolare ricordo la nona tappa del Giro di Svizzera del 1995. Marco quell’anno stava preparando il Giro, ma un incidente con un’automobile gli fece saltare la Corsa Rosa. La vittoria al Giro di Svizzera fu la prima dopo quell’infortunio. Altri successi che ricordo con piacere furono le vittorie dopo la caduta durante la tappa del Giro d’Italia nella discesa del valico di Chiunzi, causata da un gatto.

 

  1. Cosa ha pensato all’indomani dei fatti di Madonna di Campiglio durante il Giro del   1999?
  2. Quel devastante giorno ho avuto mille pensieri, ma la cosa che ho subito percepito è stato il fatto che lo hanno fermato perché, con la gamba che si ritrovava, dava fastidio. Io trascorrevo tutto il giorno con Marco e la sera a Madonna di Campiglio, a tappa conclusa, eravamo già consapevoli che il giorno dopo ci sarebbero stati i controlli. Marco ha misurato il suo livello di ematocrito in mia presenza, una volta terminata la cena, verso le 21.30, certamente prima delle 22:00. Il valore era normale. Non c’era motivo di preoccupazione perché abbondantemente al di sotto del limite di 50. Ha fatto tutto davanti a me e ricordo chiaramente che il risultato era di circa 48. Il valore di 52/53 della mattina successiva era impensabile. Il giorno dopo quando Martinelli mi ha comunicato la notizia Marco è rimasto di sasso.
  3. Come ha cercato di aiutare Marco nel periodo successivo all’accaduto?
  4. Ho cercato di stare accanto a lui in tutti i modi possibili, standogli vicino con passione e tanto amore.

 

  1. A suo giudizio Marco poteva essere aiutato? Se sì, da chi?
  2. Sì, poteva essere aiutato da tutte quelle persone che gli volevano veramente bene. Da quel maledetto giorno è stato abbandonato da tanti. La sua frase sul suicidio secondo me fu solo una reazione per la grandissima delusione che aveva provato, non certo un pensiero reale. A mio giudizio quel giorno è successo qualcosa di strano. Con Marco ho parlato tanto di quella situazione, però purtroppo una spiegazione logica non l’abbiamo trovata.

 

  1. Come le piace ricordare Marco oggi, a quasi 13 anni dalla sua scomparsa?
  2. Lo ricordo sempre con tanto affetto ed amicizia. Ciò che si merita un ragazzo unico come lui.

Dalle sue parole si può benissimo capire la bellezza e l’unicità di Marco Pantani. Il Pirata ha lasciato un bellissimo segno in tutte quelle persone che lo hanno conosciuto. Il massaggiatore, per ogni ciclista, è una figura molto importante; non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico. Marco non è stato dimenticato, e tutte quelle persone che gli vogliono veramente bene lottano per la sua giustizia, poiché come confermato da Pregnolato il grande mito del ciclismo è stato ingannato.

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