Misterbianco, Giusy Schilirò incontra Pino Pesce tra folk e mito

Rosa Balistreri/A memoria di una Voce  incontra Pino Pesce tra folk e mito, al teatro “Nelson Mandeladi Misterbianco, domenica 27 novembre alle ore 21:00 ad ingresso libero.

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Il Teatro chiama, ancora una volta, Pino Pesce per la sua attività artistico-creativa; stavolta con Rosa Balistreri/A memoria di una Voce, che, attraverso ambientazioni e personaggi veicola messaggi educativi di bellezza culturale che recuperano mito e folk ed uniscono il mondo della Balistreri a quello del pubblico. È uno spettacolo pieno di idee ed obbiettivi convincenti; una metafora siciliana che ritorna alla cronaca della passione sentimentale:  questo al teatro “Nelson Mandeladi Misterbianco domenica 27 novembre alle ore 21:00.  Lo spettacolo, patrocinato dall’Amministrazione comunale, guidata da Nino Di Guardo, è ad ingresso libero.

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Giusy Schilirò

Pino Pesce rielabora il testo di Giuseppe Cantavenere Rosa Balistreri/Una grande cantante folk racconta la sua vita curandone il coordinamento registico-scenografico. «Non sono un regista nell’accezione comune del termine – dice Pesce; sono un regisseur che può conseguire determinati risultati solo se ha una squadra di artisti e tecnici che riescono a svolgere bene i propri ruoli. Pare che anche stavolta l’équipe teatrale ne sia all’altezza.»

Il testo, che spesso attinge dalla parlata siciliana, viene raccontato dalla cantattrice Giusy Schilirò (vincitrice del Premio “Rosa Balistreri” 2015) che magistralmente interpreta la cantante di Licata. Ma viene anche raccontato (in tre distinti momenti) da Felice Rindone nelle vesti di un narratore-cantastorie, il quale, accompagnandosi con la chitarra, scorre in videoproiezione il suo cartellone che racconta in 16 quadri la vita di Rosa Balistreri.

Scene outsider e video-sorpresa, come ad esempio lo sbarco anglo-americano nel luglio del ’43 a Licata o la recita corale del Verbu che fa rivivere una serata di tempesta in cui la famiglia di Rosa si raccoglieva in preghiera. 

Sul palco anche Tano Parisi (Biografo di Rosa), Francesca Busacca (Rosa giovane, nipote del grande Cicciu Busacca), Tony Pasqua (Soldato americano), Valeria Centamore (Sorella di Rosa) e ancora Marco Zimmile (polistrumentista), Vito Germanà (violinista), Bayeoumy Mbaye (percussionista) e un gruppo di ballerini del Centro Danza “Azzurra” di Belpasso. Da ricordare, per il pregevole contributo artistico, i videomaker Enza La Giusa e Andrea Ardizzone, il disegnatore del cartellone del cantastorie: Alfredo Caccamo e il tecnico-audio Enrico Di Grazia.

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Pino Pesce foto di PietroNicosia

Pesce è uomo poliedrico, un bardo che riesce, anche se respinge l’appellativo di regista, a coniugare tecnica e teatralità. Già professore di lettere, coltiva il giornalismo culturale e teatrale. Dopo il successo della inedita messa in scena (video-proiezioni e danza aerea) del classico pirandelliano “L’uomo dal fiore in bocca”, continua a scavare nei testi, senza mai restare in superficie; con arte maieutica, smuove, sconvolge e resta lontano da regole canoniche e/o dogmatiche. Adesso, con questo spettacolo, ha voluto soprattutto rendere giustizia ad un silenzioso e garbato uomo di cultura: Giuseppe Cantavenere, avvocato di Palma di Montechiaro, che da circa cinquant’anni vive a Montecatini Terme facendo, per la sua professione, la spola con Licata. L’avvocato-scrittore, amico della Cantarice del Sud, ha avuto modo di intervistarla con registratore proprio qualche mese prima della sua scomparsa (20 settembre 1990). Come sottolinea Pesce, Cantavenere da oltre 25 anni è stato saccheggiato da i più grandi nomi dello spettacolo ai più piccoli, senza quasi mai riconoscerne i meriti. Ora Pesce, in ossequio all’amicizia che li lega, ha allestito una pièce che racconta con struggente passione la vita drammatica di una Donna e di una Sicilia dimenticata e violenta: «Conosce, Rosa, la fame e le umiliazioni; una brutalità da tragedie greche. È forte; non si piange addosso; impreca e canta per liberarsi dalla sorte non benevola. Fugge dalla Sicilia e si ferma a Firenze, dove la vita saprà anche sorriderle ma mai del tutto! Avrà infatti dei brutti colpi!»

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