Giannini: non sono un divo, ascolto il mio “fanciullino”

Giancarlo Giannini, in questi giorni a Messina con lo spettacolo Le parole note - Viaggi e Miraggi, racconta se stesso "a me emoziona la vita"

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Nella Foto da sinistra: il sassofonista Marco Zurzolo e l'attore Giancarlo Giannini

Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina abbiamo incontrato Giancarlo Giannini poco prima del suo spettacolo, presentato da Susy Mennella, «Le parole note - “Viaggi e Miraggi”» e, con squisito garbo, ha risposto ad alcune nostre domande:

Attore, regista, doppiatore, ha prestato la sua straordinaria voce a personaggi del calibro di Al Pacino, Dustin Hoffman e Michael Douglas.

Doppiare non è semplicemente tradurre: significa adattare, reinterpretare, improvvisare.

Le viene più congeniale questo o interpretare una parte completa come quella del giudice  Borsellino?

Sono due cosa completamente diverse. Il doppiaggio è qualcosa di mostruoso. Dai una voce ad un grande attore ed è una cosa che… è come creare un Frankenstein. Solo che in Italia c’è questa abitudine, ma anche nel mondo, ma in Italia siamo stati sempre molto bravi e riusciamo a dare questa voce agli americani, ai cinesi , ai giapponesi, ai tedeschi e a far sembrare che loro parlino la nostra stessa lingua. È una tradizione italiana, io spesso lo faccio ma non ha nulla a che vedere con quando vado sul palcoscenico oppure davanti a una macchina da presa e creo un personaggio, è tutta un’altra cosa: cioè, è una dimensione completamente diversa, lì “devo dà…” e là faccio soltanto una copia di qualcuno… tutto qui. E poi quando doppi un attore bravo diventi bravo pure tu, insomma basta solo imitarlo…

Qualche anno fa ha scritto un libro “Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)”, in cui lei scrive: “Non ho mai avuto voglia di fare il divo. Io amo la solitudine… amo leggere, capire, imparare cose nuove… “

Allora, quando è scattato il momento in cui si è reso conto che non poteva più tornare indietro, che ormai la strada era quella?

No, non mi sono mai reso conto di poter tornare indietro… Il fatto di fare l’attore è qualcosa che comunque, se non rimani un attimino fanciullo…, ma non è che sono solo io…, c’era un poeta famoso, il Pascoli con la sua opera “Il fanciullino”. Come tutti i grandi musicisti, pittori o altri artisti che raccontano sempre delle loro fantasie infantili e si ispirano addirittura alla natura, agli animali, per raccontare le loro avventure, anche noi attori ci ispiriamo spesso. Io mi ispiro molto e, ad esempio, se ho deciso di fare un personaggio che sembra un albero, ecco, mi immagino tale. Quindi c’è un gioco molto infantile, un po’come era a Carnevale e ti dicevano “Sei Zorro…” e diventavi Zorro… Il fanciullino, insomma, non bisogna mai dimenticarlo. Poi se “Sono ancora un bambino, ma nessuno può sgridarmi…” vuol dire che mi faccio i fatti miei e nessuno può dirmi niente: cioè vivo la mia vita e non mi dite nulla; io vi propongo delle cose e dite solo se vi piacciono o non vi piacciono e basta… Io le faccio molto onestamente, posso anche sbagliare, e se non vi piacciono dite no… è tutto qua. Poi non ho avuto ripensamenti su questa cosa… nel libro non è che racconto in realtà la mia vita, la mia biografia… si, dico delle cose, sono dei pensieri, delle considerazioni; parlo molto degli incontri che ho fatto, che sono stati molto importanti, perché nella vita è sempre difficile incontrare una persona di cui puoi dire “Oh! Quello mi sta dicendo qualcosa di interessante”. Spesso lo incontri coi professori, quando ti va bene, oppure lo incontri con i grandi personaggi come Gassman, come Mastroianni e io ho avuto la fortuna di incontrarle queste persone…

Il recital che porta in scena stasera unisce musica e parole omaggiando la poesia dei grandi poeti…

Io insegno alla scuola sperimentale di recitazione e, come prima cosa, dico ai ragazzi di imparare a dire bene le poesie…, quanta filosofia è contenuta e compressa in esse, a volte in pochi versi…; quindi saper dire bene una poesia è importante per farla capire poiché la poesia rappresenta uno strano alimento della vita…  

Nella sua fantasmagorica carriera, un ricordo, qualcosa che lo ha particolarmente emozionato?

Ma a me emoziona tutto… anche adesso… a me emoziona la vita. Io sono curioso e quindi mi emoziona la curiosità di essere ancora curioso. E mi emoziona anche il fatto di poter pensare che esista l’infinito. Quindi l’infinito e il mistero: che cosa volete di più da Dio che vi ha dato questa possibilità di poter pensare al “mistero” - “Ah… però stai attento! Non cercare di penetrarlo… l’importante è che lo sai.”- E questa è la curiosità che ho io…

Dopo aver salutato così il grande attore e averlo ringraziato per le tante emozioni ricevute durante la sua magistrale recitazione di celebri poesie, abbiamo incontrato i musicisti Carlo Fimiani e Aldo Perris del “Marco Zurzolo Trio” che accompagnano Giancarlo Giannini in questo viaggio tra poesia e musica e ai quali abbiamo chiesto:

Da quanto tempo suonate insieme a Marco Zurzolo?

Noi ci siamo ritrovati l’altro ieri… abbiamo suonato insieme a Marco a Roma, all’Alexanderplatz…

Avete subito trovato un’intesa?

La musica è una lingua universale. Anche se lui era giapponese e io arabo ci saremmo capiti lo stesso, prendi uno strumento in mano e parli la stessa lingua. La musica è una lingua abbastanza facile…

Il fatto di intervallare con le poesie recitate da Giancarlo Giannini ed entrare in sintonia con lui è stato facile o avete provato molte volte?

Noi proviamo più volte, ma non perché non ci viene bene, ci poteva venire bene anche senza provare… ma il perfezionismo di Giancarlo è quasi smisurato, come tutti quelli che fanno grandi cose… Che poi magari provando ti viene un’idea diversa, che viene bene e allora perché non perfezionarla?

Al leader del gruppo, il sassofonista Marco Zurzolo, chiediamo:

Di questo bellissimo spettacolo “Le parole note”, costruito musicalmente sulle note di questo cuore partenopeo come il tuo, che cosa vuoi che resti nella mente e nei cuori degli spettatori quando vanno via?

Ma guarda, a me interessa di più che arrivi la mia musica; per fare arrivare la mia musica bisogna avere quella personalità, quella particolarità che poi rende un po’ unici… e questo è stato il mio lavoro di anni nei miei ultimi dischi, ma, anche se senti i miei dischi vecchi, sono così… cioè ho cercato sempre di trovare il mio suono non solo come sassofonista  ma proprio il suono della mia musica. Io credo di esserci riuscito perché ogni volta che mi vengono a fare dei complimenti mi dicono: “Ah! Sei napoletano, sei questo, sei quello…” e, quindi, credo che questo sia rimasto e sono veramente contento…

Fra tutte le cose che hai fatto c’è qualcosa, un progetto, un tuo lavoro che hai particolarmente nel cuore?

Si! Adesso ho fatto un disco bellissimo che si chiama “Chiamate Napoli 081” e si rifà un po’ al vecchio film di Mario Merola ma è solo una provocazione… come dire chiamate Napoli perché Napoli, come tutte le città del Sud, ha bisogno di aiuto….

La tua collaborazione con Giancarlo Giannini, con Pino Daniele e con tanti altri, un ricordo…?

Con Giancarlo è nata per caso, ci divertiamo molto, è un lavoro interessantissimo. Noi siamo degli improvvisatori e ci divertiamo con questo… Con Pino Daniele mi ricordo di un concerto qui, a Messina, dove io compivo gli anni, avevo 25 anni e facemmo questo gran bel concerto...

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