“Giornata Mondiale della Salute Mentale 2016”

Un convegno a Messina nei giorni scorsi ha attirato numerosi esperti del settore che si sono riuniti sui delicati temi legati alla salute mentale

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Nella Foto i relatori del convegno

Porte aperte in oltre 140 presidi italiani in occasione, lo scorso 10 ottobre, della 22^ “Giornata Mondiale della Salute Mentale 2016”, promossa dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Federazione Mondiale della Salute Mentale.

Una ricorrenza che ha fra le finalità principali quella di diffondere e di prendere sempre più coscienza della dignità e dei problemi legati alla salute mentale e allo stigma inteso come tutto quanto determina discriminazione basata sul pregiudizio, sull’allontanamento e sull’isolamento dell’altro, in questo caso delle persone con patologie mentali.

Un’altro traguardo è quello di sviluppare, sempre di più, le occasioni di primo aiuto non solo a chi ne ha bisogno come paziente ma anche cercando di dare un supporto maggiore ai suoi familiari.

Il 10 ottobre, appunto, con inizio alle ore 9.30, si è svolto anche a Messina un costruttivo Convegno al Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni, sede della Città Metropolitana di Messina.

Un convegno ben organizzato con degli attenti collaboratori, fra cui la sig.ra Mariella Fatati, che hanno elargito, già all’ingresso, preziose indicazioni e informazioni al pubblico intervenuto numeroso a questo importante appuntamento annuale.

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Nella Foto uno dei momenti del convegno

Moderatori il dott. Antonino Ciraolo, direttore del Dipartimento Salute mentale – ASP Messina e la dott.ssa Anna Muscatello, prof.ssa associata di Psichiatria –  A.O.U. Policlinico G. Martino, il programma aveva in scaletta gli interventi del dott. Gianluca Pandolfo, ricercatore di Psichiatria, A.O.U., della dott.ssa Antonina Santisi, assessore alle Politiche sociali, delle Migrazioni e di Genere, del dott. Matteo Allone, dirigente psichiatra ASP Messina, del dott. Antonio Bruno, ricercatore di Psichiatria, A.O.U. Policlinico di Messina, della dott.ssa Roberta Famulari, tecnico di Riabilitazione psichiatrica, ASP Messina, del dott. Giuseppe De Luca, dirigente psichiatra ASP Messina, dell’Associazione Pegaso e l’intervento del dott. Antonino Ciraolo a conclusione dei lavori.

La definizione di “salute mentale” secondo l’OMS è la seguente “Uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”.

Il disagio psichico nel nostro Paese è però purtroppo in aumento con problematiche di salute legate alla depressione, all’ansia , all’alcol, alla bipolarità , alla schizofrenia, alla demenza, all’abuso di sostanze.

Si calcola che negli ultimi anni siano cresciute di oltre un milione le persone affette a vari livelli di gravità, lieve, moderata, grave, per un totale di circa un terzo della popolazione.

In particolare la schizofrenia e la depressione-ansia colpisce il 2% della popolazione di tutti i Continenti. Parallelamente però si riducono i servizi per la salute mentale a causa della riduzione del personale e delle risorse disponibili.

Una ricerca pubblicata dalla metà degli anni 1970 ha presentato una forte evidenza che l’integrazione sociale oltre a ridurre i rischi di mortalità, porta ad un migliore stato di salute mentale.

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Nella Foto uno dei momenti del convegno

Il Direttore del Dipartimento Salute Mentale ASP Messina, Antonino Ciraolo, ha così risposto alle nostre domande:

Ci può dire qualcosa sulla situazione attuale, sui traguardi che vi siete fissati, sugli obiettivi da raggiungere sulla salute mentale?

Noi siamo al servizio della cittadinanza, proprio perché dovremmo garantire quello che è la salute mentale nel senso che garantire la salute di chi ha un disturbo, e quindi soffre di qualcosa, significa anche promuovere la salute mentale. Ovviamente tutto questo è estremamente complicato perché la salute mentale non è un elemento molto semplice già come definizione. E’ qualcosa che tutti noi, più o meno, possediamo ma, se dovessimo stabilire che cosa è, neanche l’Organizzazione Mondiale della Sanità è riuscita a dare una definizione che sia esaustiva.

Cosa immaginiamo che sia? Dal mio punto di vista è un qualcosa che si coniuga strettamente con la libertà dell’individuo dove per libertà intendo libertà dai sintomi, dai disturbi che sono a volte devastanti. Quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inteso porre l’accento su una particolare patologia: la schizofrenia; io vorrei, però, porre l’accento su tutto il resto perché, quando parliamo di libertà, come non pensare a quei soggetti che soffrono di gioco d’azzardo patologico, che rovinano praticamente le famiglie; libertà da ogni tipo di stato patologico… come la libertà dalla dipendenza da sostanze, come, del resto, la libertà dalla depressione e ancora come non pensare, ad esempio, alle puerpere che subito dopo il parto si trovano in una condizione di assoluto bisogno di un supporto e quindi… anche lì… libertà dalla depressione che può indurle a fare qualcosa di assolutamente inconcepibile.

E ce ne sono ancora altri di aspetti importanti come la libertà dallo stigma, ad esempio, dove noi vediamo che il soggetto che ha dei disturbi psichici viene, in qualche modo, sempre e costantemente emarginato.

Ho sentito cose assurde anche in tivù ultimamente, qui nella nostra Messina, dove qualcuno si lamentava del fatto che i malati di mente fossero vicini a un reparto di ostetricia quasi che i malati di mente mangiassero i bambini oppure avessero voglia di aggredire e così via.

Quindi c’è anche la necessità di contrastare ed evitare che ci siano queste discriminazioni…

Ovviamente, necessariamente, ogni iniziativa che noi spesso intraprendiamo che tende a collocare un soggetto con un disturbo all’interno del contesto sociale serve proprio a dire che questa diversità è più nella nostra testa che praticamente nei fatti.

E’ dovuto anche ai problemi di questa attuale società se emergono delle sofferenze, dei disturbi in tante persone?

Ma infatti… questo è vero!… E’ il contesto sociale ma è anche qualcosa che dipende dai servizi perché spesso facciamo di tutto…, come l’esempio che le ho portato prima, dove un direttore generale, non della mia azienda, si esprime in questi termini nei confronti del soggetto sofferente.

Esiste poi un’altra importante libertà, la libertà di essere capaci di amare, l’essere capaci di mantenere delle relazioni valide, la libertà di cercare una collocazione, all’interno della nostra società, anche dal punto di vista lavorativo e allora il problema grosso non è solo quello della libertà ma della capacità di dare alle persone la possibilità di lavorare in contesti protetti perché magari hanno una debolezza, hanno una difficoltà e allora anche questo fa parte della salute mentale, cioè l’essere liberi e capaci di fare tante cose che fanno quelli che, fra virgolette, chiamiamo normali.

Questa è la strada da seguire e in questo ha ragione l’Europa quando ci ricorda, con il libro verde, che non c’è salute senza salute mentale.

Su questo aspetto, ritiene che a Messina, in ambito locale, ci siano delle differenze, ovvero abbiamo una situazione peggiore che in ambito nazionale?

No! Non ritengo che abbiamo una situazione più critica rispetto ad altre zone d’Italia…

Deve tener presente che ci sono alcune zone che vantano alcune prerogative particolari perché hanno fatto un percorso in tempi molto precedenti rispetto alla nostra zona, ma noi non siamo secondi a nessuno da questo punto di vista.

Ci sono dei contributi che vengono assegnati? Anche questo settore sarà depauperato da risorse visto che si prevedono dei tagli anche nel settore della sanità?

E’ già stato depauperato e continuerà ad essere depauperato perché lei deve immaginare che già la riduzione dei moduli dipartimentali, cioè le aree territoriali, gli accorpamenti etc…, .aumentano la complessità e la difficoltà di gestione; consideri l’ aspetto della riduzione del personale, consideri che alcune delle nostre iniziative cardine, come le strutture abitative leggere, sono state in qualche modo, nel tempo, progressivamente depauperate dalle loro risorse, quindi con grosse difficoltà. Abbiamo avuto da un lato riduzione di personale e dall’altro, invece, incrementi di attività da svolgere.

Potrebbe dare comunque, in questo contesto e con queste prospettive, un segnale di ottimismo?

Il segnale di ottimismo sarebbe quello che finalmente le persone, i familiari etc…, riescano a smuovere chi produce delle norme che a volte diventano assolutamente deleterie.

Io penso che i familiari e le associazioni abbiano questa forza e che la abbiano paradossalmente molto più di noi che lavoriamo all’interno della struttura.

Penso che, mettendosi le famiglie, le associazioni etc.. insieme, riusciranno a smuovere qualcosa.

Le faccio un esempio banale: oggi è la giornata mondiale della salute mentale … stamattina ho acceso la televisione, come tutte le mattine, per sentire le notizie … mi aspettavo non dico chiaramente di trovare due parole sulla Giornata Mondiale della Salute mentale, che sarebbe stato un segno di attenzione, ma sa cosa  ho trovato?…Che il nostro Ministero ha dichiarato che oggi è la Giornata mondiale dell’obesità, quindi quando lei mi dice qual è la mia posizione e in che cosa io spero, spero che dal basso la gente, le famiglie, le associazioni riescano a smuovere questo perché noi, che siamo all’interno, possiamo protestare quanto vogliamo ma, di fatto, non riusciamo a colloquiare con chi sta sopra di noi se non in termini di risorse e di necessità di tagli.

Chiediamo al dott. Matteo Allone che cosa ci dobbiamo aspettare quindi da questo convegno, specie in relazione ai tagli di risorse sia economiche che di personale?

Da una parte le esigenze e le competenze aumentano ma aumentano anche le problematicità, è aumentato il disagio, notevolmente è aumentato, ci sono le emergenze, i giovani, il disagio psicosociale che ha acuito alcune problematicità, i disturbi di personalità, tutto questo mentre le risorse umane stanno diminuendo.

Quindi, l’interlocutore politico si deve rendere conto che prevenzione significa anche lavorare molto nelle fasi precoci, che questa è una chiave di volta, che non possiamo rinunciare a lavorare sui cronici e lasciare alla medicina di base le situazioni che emergono perché è li, poi, che si può cambiare un destino.

E allora alcune strutture dovrebbero essere privilegiate, io parlo per il Centro Diurno, che è il Camelot, che agisce sul tema dell’inserimento psicosociale ma, soprattutto, con un clima condiviso di struttura aperta e non chiusa.

L’utente del Centro Diurno, per esempio, rimane comunque nella società civile perché abita a casa propria, assistito dai familiari, e frequenta la struttura durante la giornata, quindi non è sradicato come nelle comunità o precedenti strutture che pure occorrono ma, nelle fasi precoci , per quanto riguarda le situazioni di prima emergenza, è una struttura quella di cui io faccio parte che si presta molto bene e quindi, in quanto tale, dovrebbe essere valorizzata, valorizzata principalmente dal punto di vista del recupero sociale.

Ci sono altre strutture a Messina?

Ce n’è un’altra, però fra poco chiuderà, che è il Centro di via Templari, anche questo Centro Diurno, ma poi ce ne sono pochissime nel territorio provinciale. Si dovrebbero quindi supportare maggiormente queste realtà esistenti.

Ed è questo il nostro augurio per questi medici che si battono per un futuro migliore per queste realtà così presenti in tantissime famiglie.

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