Riforma del Terzo Settore: cosa cambia?

La Camera dei deputati ha approvato la legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale. “Uno dei più importanti provvedimenti di questa legislatura”, nelle parole della relatrice Donata Lenzi (Pd). Il provvedimento riforma organicamente la disciplina riguardante il volontariato, la cooperazione sociale, l’associazionismo non-profit, le fondazioni, le imprese sociali.

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Un settore in costante crescita, che vede come attori tanti giovani e che è una delle risorse più importanti del Paese: è il Terzo Settore che finalmente è stato oggetto di una riforma sostanziale.

Il Terzo settore è composto da organizzazioni di natura privata ma volte alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative, ONLUS, ecc.). Si differenzia dal Primo, lo Stato, che eroga beni e servizi pubblici, e dal Secondo, il mercato o settore forprofit.

 Il terzo settore nasce a seguito della “crisi del welfare” e dalla necessità di creare reti di cooperazione per rispondere ad esigenze di solidarietà sociale che lo Stato e il Mercato non potevano più assolvere.

Il libero associazionismo è tutelato dall’art. 18 della Costituzione Italiana  che recita: “i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”.

Un diritto-cardine per ogni Stato liberale -si legge nel dossier che presenta il ddl approvato -. Alcune associazioni assumono però un rilievo particolare per il loro contributo pubblico in termini di attivazione di processi solidaristici e di capacità coesiva. Il primo intento del provvedimento in oggetto è quello di riaffermare in questi termini l’identità del settore”.

Prima e importantissima “novità” introdotta dalla Riforma è una definizione legislativa del settore: “Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati e le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche“.

Una definizione che aiuta a fare chiarezza in quella “galassia” che è stato (e che è tuttora) il Terzo settore. Una miriade di attori con i più svariati orientamenti per organizzazione del lavoro, status giuridico, struttura.

La fotografia del settore restituisce un panorama eterogeneo – continua il dossier-  sia nelle forme delle realtà operanti, sia nella disciplina che ne regola le attività. La forma prevalente è quella dell’associazione non riconosciuta, cioè priva della personalità giuridica […]. Segue la tipologia dell’associazione riconosciuta, con personalità giuridica e autonomia patrimoniale […]. Importante anche l’apporto delle cooperative sociali e delle fondazioni. A tale eterogeneità nelle forme associative ha corrisposto finora una disciplina di riferimento frammentaria e disorganica. Grava l’assenza di una definizione normativa “positiva”, che vada oltre la caratterizzazione in negativo dell’assenza di fini di lucro (non-profit)”.

Emerge l’impellente necessità della creazione di un nuovo codice del Terzo settore e, contestualmente, la redazione di un Registro unico del settore superando gli innumerevoli registri locali. 

Il nuovo registro unico, la cui responsabilità di gestione dovrà essere posta in capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si porrà come porta di accesso ai benefici fiscali. L’iscrizione dovrà essere obbligatoria per i soggetti che si avvalgono di finanziamenti pubblici, europei o di fondi privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni. Iscrizione tassativa anche per le realtà che esercitano attività in convenzione con enti pubblici.

La Riforma dovrà valorizzare i principi di gratuità, democraticità e partecipazione dell’iniziativa volontaristica, introducendo criteri e limiti relativi al rimborso spese per le attività dei volontari, preservandone il carattere di gratuità e di estraneità alla prestazione lavorativa.

Giuseppe Berretta, deputato PD,  accoglie la nuova riforma con grande soddisfazione: “Una riforma importantissima per il vasto mondo delle onlus e del volontariato, attesa da tempo e approvata dopo due anni di passaggi parlamentari tra Camera e Senato. Tante le novità introdotte dalla riforma, a partire da una ridefinizione precisa di Terzo settore, un universo grande e bellissimo fatto di enti privati con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale”.

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