Al Teatro Vittorio Emanuele Made in Italy La canzone italiana: anni 1910 – 1950

Da “Ma l’amore no” a “Parlami d’amore Mariù”, passando per “Come pioveva”, “Un’ora sola ti vorrei” e “Non ti fidar (di un bacio a mezzanotte)”. Sarà la canzone italiana dal 1910 al 1950 la protagonista di Made in Italy, il concerto che si terrà martedì 12 aprile alle 21,00 al Teatro Vittorio Emanuele.

Made_in_Italy

Ad eseguire le musiche che hanno fatto sognare intere generazioni di italiani, sarà Alessandro Lucchetti, al pianoforte, accompagnato dall’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, che verrà diretta dal maestro Antonio Ballista.

“Made in Italy” propone inediti arrangiamenti, in un linguaggio mutuato dalla musica classica, di alcune tra le più indimenticabili canzoni italiane, scelte in un ambito temporale di un quarantennio (dagli anni Dieci agli anni Cinquanta, appunto) del secolo scorso.

Tale musica non è solo uno struggente identikit di quell’epoca ma anche uno dei culmini della creatività italiana di quel periodo.

La prima esecuzione di questo programma risale al 2002, nella stagione del Teatro alla Scala. Successivamente è stato portato in tournée in Uruguay, Argentina e Brasile con grande successo.

Alessandro Lucchetti

Made in Italy – spiega Alessandro Lucchetti – rappresenta l’ultima tessera di un mosaico iniziato a metà degli anni ‘80, che mostra in primo piano le mie composizioni originali e contribuisce a delineare i contorni della più moderna corrente musicale: il cross over. L’idea di distillare il meglio di quarant’anni di canzoni, restituendo il profilo di un’epoca attraverso arrangiamenti per un ensemble classico (senza voce!), mi riempì di sgomento ed entusiasmo insieme: ennesima sfida raccolta nell’intento di mostrare come una bella musica (espressione di idee, sentimenti, immagini, atmosfere, di alto livello artigianale) possa vivere vite parallele, valicando le barriere fra i generi (classico, leggero, d’uso etc.) che, per mero bisogno di etichette, presumevano di suddividere l’arte dei suoni in mondi chiusi. Un lungo e a tratti estenuante periodo di ascolti (la produzione è davvero sconfinata!) supportati, per mia fortuna, dall’ausilio spesso ”canoro” di un esercito di prozie e loro conoscenti diede come esito la selezione dei trentatré brani che compongono il programma. Riuniti in fantasie monografiche (degli autori più rappresentativi: D’Anzi, Bixio e Mascheroni) o di genere (la canzone sentimentale o umoristica piuttosto che esotica etc.), i motivi – aggiunge Lucchetti – non solo si susseguono ma a tratti sembrano perdere il filo del discorso aggrovigliandosi, sovrapponendosi o evocando, attraverso più o meno insistiti ritorni, fantasmi di forme classiche, prosodie e retoriche forse a loro (i motivi) non del tutto estranee… Sotto il profilo della strumentazione l’operazione è tanto chiara quanto refrattaria ad ogni classificazione. L’organico, se si esclude la batteria, è quello di una piccola orchestra da camera, classica; ma l’uso che ne viene fatto, pur non rinunciando a citazioni di orchestrazione classica, rimanda, di volta in volta, al sound dell’orchestra di musica leggera, della jazz band o dell’orchestrina da café chantant. La partitura, tuttavia, evita accuratamente strumenti come il sax o il trombone (troppo palesemente allusivi al genere), e preferisce evocarli sfruttando le capacità mimetiche proprie di singoli strumenti o di particolari accostamenti“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di verifica *